giovedì 29 settembre 2011

opus

E allora: chi è questo Xela?
Non c'è dubbio: egli è Mr. Hide, la cattiva coscienza che si gratifica di sè.
Egli è un oltraggio vivente a tutto: tuttavia è solo per mezzo dell'oltraggio che si riappacifica
col mondo.
I suoi fini, pur essendo lubrici, sono onesti.
I suoi mezzi sono diretti: perciò egli non divaga mai.
Sopratutto egli è un saccheggiatore, un ladro...ma solo di ciò che gli torna utile.
Egli possiede tutti i vizi, nessuno escluso: tuttavia assolve se stesso con indulgenza e nel praticare tali vizi usa equilibrio e oculatezza, come nel maneggiare il veleno.
Egli ha una brama potente di godere: tuttavia asseconda la propria voluttà con l'imperio della ragione.
I suoi propositi, come le sue fantasie, sono carnali, grezzi, spicci;
tuttavia gli piace pregustare con una certa affabilità i ritardi e i preliminari suscitati dall'oggetto corporale -i corpi sono oggetti- su cui è caduta la sua attenzione sessuale (l'unica possibile).
Inutile dire che gli piacciono le donne (e alcune trans: ma solo in quanto donne), sopratutto le adolescenti che hanno appena dismesso l'età dell'incanto...
Il primo mestruo... il seno appena sbocciato da succhiare... la vagina stretta che si dilata piano piano per mezzo della saliva e che si unge d'un fuoco liquoroso...
il sospiro caldo di una quindicenne : ecco le cose più belle della vita!

L'intero universo non vale una adolescente.
Xela vive essenzialmente per queste cose.
Tutto il resto è un contorno.

martedì 27 settembre 2011

tufetto

Vi ricordate del caro Fabio?
Sandali da frate, volto da sagrestano ritardato, testa tozza e tonda da mongolo, sempiterna bava alla bocca.
Poteva essere un Baldo: invece è rimasto una larva.
Vuol dire che era il suo destino.
Mi ricordo quando si scatenava al karaoke in una pizzeria ai Landi con la dolce minorata Dora...erano per lui momenti di rivincita suprema, occhi socchiusi, il ciuffo nero
e spettinato in una posa ribelle, la voce stonata e troglodita...
Recentemente ho saputo da a.r. che Grey lo avrebbe "maltrattato"...
Grey, con il suo fare da erudito saccente e la sua sottile ironia, si sarebbe nuovamente accanito, sull' "inferiore" (culturalmente e fisicamente) Fabio...come se l'erudizione e (sopratutto) il fisico malarico di Grey potessero dargli il sordido diritto di prendere in giro un povero disgraziato.
Cercai di svegliare questo simpatico baccalà dal torpore provinciale in cui ristagnava, ma fu tutto inutile.
Il terrore verso le malattie veneree, una sessuofobia allucinata (per esempio provava disgusto verso lo sfintere femminile), un moralismo da sagrestano fallito, gli impedivano il "miracolo" del piacere e di conseguenza qualsiasi riscatto esistenziale e sociale.
Lo vedo spesso vagare come un demente per feste paesane, biblioteche e centri commerciali, alla ricerca di qualcosa di arcano, come un'identità perduta che non riesce mai a trovare a causa di una profonda viltà interiore, che invece egli considera "virtù"...
Ti riscatterai caro Fabio?
Oppure marcirai nella casetta di campagna di Lanuvio masturbandoti a vita?
Ora, non credere che il "riscatto" sia qualcosa di trascendente e irraggiungibile come la Luna.
Ognuno si "riscatta" dalla vita con i mezzi che il buon Dio gli ha concesso.
Per esempio: tu hai un talento assoluto per la mediocrità (non temere: tutti siamo mediocri, ma qualcuno ogni tanto eccelle in essa...mentre le eccezioni alla mediocrità sono spesso destinate alla tragedia della solitudine, a causa del loro genio).
Devi solo quindi mettere in pratica questo talento.
Ed è facile.
Prendi la Pontina e svolta sull'Apriliana o su via del Tufetto.
Troverai delle negre, creature culturalmente inferiori a te, che tuttavia faranno addrizzare il tuo laido pene (il pene, secondo il codice etico, è sempre laido).
Perderai la virtù (e la verginità da sagrestano) e scoprirai il piacere in mezzo al fango e alle zanzare.
Scoprirai che anche questo, il godere di una schiava nigeriana, questa barbara effrazione etica,
è l'anabasi di una emancipazione interiore... di un riscatto.
Ora tutto ciò, per i seguaci del codice, della morale, tutto ciò appare come un miserevole atto egoistico.
Non possono immaginare che lì, in mezzo al fango e alle zanzare, per mezzo d'una schiava negra, possa adempiersi, seppur fugacemente, un destino totale, una legge fatale che s'impone con l'imperscrutabilità dell'estasi e della santità...
La venuta del Cristo, ad esempio, avvenne in condizioni del tutto analoghe..

Buone seghe a vita Fabio.

lunedì 26 settembre 2011

resoconti xeliani

Non c'è che dire: a vederli sembrano due piccolo borghesi...e in realtà lo sono.
Baldo, da buon fascista-monarchico-massone-buddhista-cristiano-berlusconiano, con una coscienza pulita e un senso di orgoglio per le proprie origini (i suoi avi furono notabili);
Xela invece, essendo stato un marxista, è un piccolo borghese "problematico", con una coscienza egoista e spavalda che anela piaceri mondani e avanza in modo anarchico...
Xela non sublima mai: gode, se può.
Se non può, incassa, come uno stoico o uno zen.
Essendo poco incline a risoluzioni che modificano la realtà in modo bruto, l'unica (o quasi) vendetta di cui Xela è capace, è il suo pensiero, che con sempre più zelo riporta su un blog
sconosciuto seguito da una dozzina di fannulloni come lui.
Quando vuole vendicarsi di qualcuno, che magari lì per lì ammazzerebbe, prende un pezzo di carta e scrive: Tizio è un farabutto, un evirato, una carogna, etc.;
poi mette un francobollo e spedice il tutto alla santa sede o al dalai lama...e così gli passa la rabbia.
Anzi, dopo questa "operazione epistolare", si sente pronto a perdonare "misticamente" la canaglia che lo ha offeso.
Xela poteva essere uno qualunque dei disadattati descritti da Dostoevskij:
tuttavia non lo è.
E non lo è perchè crede unicamente nel suo cazzo e nel suo stomaco...
Cazzo e stomaco che, beninteso, lo avrebbero già portato alla rovina se non fosse stato per un'educazione cattolica e contadina trasmessagli dalla madre; educazione -tesa alla preservazione dell'esistente e radicata in lui con pigra accettazione conformista- che gli ha sempre risparmiato brutte avventure.
Xela ha smesso di tormentarsi per il mondo.
Il mondo serve solo per godere... e su ciò si fonda la riconoscenza di Xela per l'esistenza.

Ora ecco i due amici sulla Tuscolana, all'altezza del civico xxx, verso le ventitre di un sabato di fine settembre.
Sono in macchina perchè Clouseau (Baldo) ha dato un appuntamento alla escort Antonia.
Ormai escono solo per scopare escorts: ne sono felici, al pari di quei signori medioevali che provavano gioia nel proferire cospicue elemosine alle prostitute del volgo.
Antonia non è ancora arrivata, forse è andata a comprare una crema per la cellulite in farmacia.
Ed ecco lo svolgersi (agognato) di un sogno: da una finestra una ragazza formosa con indosso vestitini succinti maneggia escatologicamente un paio di mutandine (escatologicamente perchè per i due amici, Dio è lì, in quelle mutandine).
Clouseau va sotto alla finestra e goffamente tenta un approccio con la ragazza vestita in modo succinto.
Tuttavia il "look" da emigrato albanese di Clouseau, la sua barba giallognola, non fanno colpo
sulla ragazza...così interviene il maestro Xela e il gioco è fatto.
La ragazza si presenta con una amica, sono poco più che ventenni, vengono da San Paolo.
Sono delle professioniste del piacere; e ciò naturalmente fa impazzire di gioia Xela.
Una si chiama Tania; l'altra, biondina, non ricordo.
Il cazzo di Xela si gonfia: vuole scopare Tania (che assomiglia vagamente alla sua ex, piccola, brunetta, fianchi larghi, culo sodo e tatuato con sopra una scritta cinese).
Avviene il sinallagma, con contentezza reciproca.
Tania scopa molto bene, pomicia, succhia, masturba...
Xela le sborra, senza guanto, sull'ano.
Clouseau invece trascura l'amica biondina di Tania e va da Antonia.
Viene alla pecorina.

Il mondo è il culo sodo e largo di una giovane donna in calore.
Vogliamo culi, seni, lingue, fighe, bocchini, fiati caldi di tribadi.
Sopratutto vogliamo bei visi freschi, la bruttezza ci ripugna.
Siamo oltre la catabasi...

Xela e Baldo lo fanno, versano seme sul mondo

domenica 25 settembre 2011

lubrus

Per comprendere come ci si possa convertire a qualcosa, ad una fede o ad una ideologia, bisogna partire dalla nostra inconciliabilità col mondo, con l'altro, con l'intera realtà.
La nostra coscienza per poter sopravvivere a questa inconciliabilità,
-che scinde costantemente persino noi stessi-,
deve "barare": deve cioè credere a qualcosa che -pur non esistendo- ci unisca al mondo,
(all'altro, alla realtà, etc.) in tal modo riconciliandoci ad esso.
L'alternativa evidentemente è la schizofrenia, la frantumazione infinita, la fine della sovranità della coscienza.
Esempi estremi: il cristiano e il Buddha.
Entrambi questi dementi dovettero conciliarsi, attraverso un'aberrazione, con ciò che per essi era insopportabile.
Il cristiano -che evidentemente non riusciva ad accettare la morte come fine fisica- dovette fondare la resurrezione dei corpi: in tal modo si riconciliò con la sua ossessione per la morte e addirittura la rese desiderabile (ecco l'aberrazione)...
Buddha, nemico della volontà, giunse a perpetrare il finto suicidio della volontà...aberrazione e falsa coscienza di una volontà che si illude di "non volere più"...
come se "non volere più" non fosse pur sempre un volere, il peggiore forse...

La riconciliazione naturalmente può avvenire per vie "laide".
Un esempio, altrettanto "esplicativo", pur tuttavia "ermetico" (la depravazione è sempre ermetica; tuttavia spesso è la strada maestra per la sutura sociale con l'altro):
Appunto n° 41 di Petrolio (acquisto di uno schiavo). Dopo essere stato a Napoli, Tristam si converte al marxismo per l'impossibilità di riconciliarsi con la cultura "alienata" di Giana.
L'indifferenza di Giana è totale, non c'è contatto esistenziale.
Ciò turba Tristam, gli diventa insopportabile.
Deve quindi annettere quella creatura estranea -seguendo la via dell'inganno ideologico- o distruggerla.
Illusoria annessione dell'altro per via ideologica (o psicologica) o distruzione...
Sade sceglie sempre la seconda; Pasolini (forse senza crederci) la prima.

Esiste infine (ma lo sapevate già) una terza via alla riconciliazione: il vostro cazzo.
Naturalmente l'ideologia e la psicologia cercano di asservire il cazzo ai loro scopi: così il cazzo diventa pene.
Esso non parla, tuttavia è eloquente.
La sa lunga, più di tutti voi.

domenica 18 settembre 2011

l'impuro

Che l'ossessione di Pasolini verso l'usura contemporanea, la mutazione antropologica dell'italiano, la coazione del consumo, etc., sia stata profetica, è un'acquisizione postuma consolidata.
Ora ciò, natutalmente, è arcinoto: bisognerebbe perciò non tanto soffermarsi su questa idiosincrasia rimasta senza conseguenze politiche
(inevitabilmente: perchè il capitale in meno di venti anni ha fagocitato senza difficoltà tutti i poveri idioti antagonisti: pci, marxisti, maoisti, marchettari e pseudo intellettuali di sinistra...
il sistema li ha appunto "corrotti" con il sogno del dominio tecnico del mondo, il progresso senza fine, l'umanità redenta per sempre dal bisogno, il benessere, l'incasellamento sociale...essere di sinistra significa solo e sempre volere una fetta della torta, del potere, dopodichè pereat mundum...);
bisognerebbe, dicevo, non tanto soffermarsi su questa idiosincrasia di Pasolini -o su quell'altra
sua fissazione (che sfocia nell'adorazione estetica) verso un sottoproletariato e un mondo rurale assurdamente ritenuti puri e ancora incontaminati dal neo capitalismo del dopoguerra (assurdamente perchè, come Pasolini sapeva benissimo, non esiste niente di puro e niente resta incontaminato)- :
bisognerebbe invece cercare di capire come Pasolini abbia potuto, nonostante tutto ciò, nonostante la corruzione dell'animo umano davanti al potere, continuare a nutrire speranze, continuare a credere in una purezza inflessibile...
Ora Pasolini conosceva bene gli uomini e conosceva anche le stupide distinzioni sociali dell'epoca (borghesi, proletari) -stupide perchè si fermano sulla superficie e non arrivano mai al cuore egoista dell'uomo- e sapeva bene quanto essi, tutti, a prescindere dalla loro nascita, educazione, classe sociale, siano inclini alla corruzione.
Sopratutto, il suo rimanere "marxista", proprio in quel periodo così conformista e ottusamente progressista, non poteva che apparire a sua volta se non come una scelta conformista, aderente cioè alla moda (al modus) di quel contesto.
Tuttavia, tolta di mezzo la moda e l'ideologia, l'occhio che registrava il sorgere di un mondo nuovo e orribile -orribile perchè cancellava di colpo la purezza (sognata) di un vecchio mondo
e la poesia che lo descriveva-, fu il frutto di una lucidità assoluta, imprescrittibile.
La maledizione di un uomo lucido è che non vuole rassegnarsi.
Se si fosse rassegnato, infatti, Pasolini sarebbe diventato parte integrante di quel mondo che ripudiava.
Per questo, coerente con sé stesso, tentò in ogni modo di sfuggire ad esso.
Naturalmente si illuse.
Forse la corruzione era scesa persino lì, tra gli scarti umani che lui frequentava e amava.
O forse essa allignava già da sempre lì e lo attendeva come una matrigna.
Forse la verità si impara solo con la morte...

martedì 13 settembre 2011

la pippa cinese

Si può dire che Baldo abbia superato il suo infernale maestro?
Forse non ancora, tuttavia è sulla buona strada.
Comincia a camminare da solo, con i propri piedi, segno di una rinnovata fiducia in sé...
(Chi avrebbe pensato che il frequentare professioniste sarebbe stato per Baldo pedagogico, addirittura terapeutico? Sta o no così Baldo superando un'insicurezza infantile?
Forse si. Solo un pedagogo come me ci avrebbe scommesso...)
E così mi porta al 34 della via prenestina.
"Pronto buonasera... sono Richard Baldacci. Volevo sapere cosa fate..."
"Buonasela... masagio su tutto colpo con mano, cinquanta eulo..."
"Si...ma si può fare qualcos'altro? date la fica, fate bocchini...?"
"No, no! solo masagio su tutto colpo con mano, tutto colpo..."
Insomma una pippa pe cinquanta sacchi.
Ma come so ste cinesi?
Ci viene la curiosità e andiamo a provare...
Vado prima io (i maestri si immolano sempre per primi).
Mi accoglie una bella segretaria cinese.
(Consiglio: le segretarie sono quasi sempre pezzi di fica, ma non saranno loro a massaggiarvi...
Fatevi mostrare le massaggiatrici a dispozione prima di cominciare, non tutte sono graziose...nel caso in cui non ce ne fosse manco una che vi piaccia vi conviene congedarvi...oppure rassegnarvi, tutto sommato il massaggio è rilassante, anche se farsi masturbare da una racchia, magari anche vecchia, non è il top dell'erotismo).
Musica soft (in sostanza un loop di tre ore e un quarto di Whitney Spears), la segretaria mi fa accomodare in una stanzetta pulita e come un baccalà attendo che sia lei ad occuparsi di me.
Invece compare una cinese flaccida, bruttarella e anziana.
Le dico che voglio un'altra, viene la segretaria, le spiego che a me le vecchie laide non piacciono.
Così per fortuna mi porta Hana, piccolina e cicciottella ma carina e simpatica.
Comincia a parlare di soldi, va bene, il lavaggio dieci eulo, il massaggio "lì" prevede un regalino in più, dammi quanto vuoi, no dimmi quanto vuoi tu mia cara, alla fine tlenta vanno bene (Chaplin invece da buon vecchio spilorcio se la cava con dieci).
Intanto passa una mezz'ora, il massaggio è ben fatto e rilassante...ed ecco piombare Chaplin.
Forse teme che la triade cinese mi abbia fatto a pezzi.
"Salve, dov'è il mio amico?" (che cazzo ne sa la segretaria che io e lui siamo amici?)
"Sono qui!" gli grido dalla stanzetta prima che semini il panico.
"Tutto bene" lo rassicuro.
Così va a farsi massaggiare anche lui (da una racchia da paura: tuttavia eiacula sino al soffitto).
Il massaggio non finisce mai.
Brave cinesi. Senza fretta, infaticabili.
Arrivati "lì" però l'esperienza è comunque modesta (la pippa in sé è un'esperienza mediocre).
Mentre mi fa venire, gli occhi semichiusi e mongoli di Hana guardano in alto, come se sul soffitto ci fosse qualcosa di più interessante da guardare.
Pazienza.
Il massaggio continua per altri venti minuti, senza fretta.
Mi passa il gomito sulla schiena , mi stira le dita delle mani, mi piega le caviglie.
Poi mi fa entrare in una vasca di legno e mi lava dalla testa ai piedi per un'altro quarto d'ora
"Non sei stanca? Mi lavo da solo se vuoi"
"No, no, non ti pleoccupale..."
Mi asciugo, mi rivesto, ringrazio, saluto e me ne vado.
Baldo sta ancora dentro.
Salgo in auto, accendo la radio, mi tolgo le scarpe e guardo la strada.
Novanta sacchi...un pò tanti ma ben spesi.
La prossima volta, mio caro Baldo, mi porterai da Ariana, caucasica dell'est esperta in massaggi con le grandi labbra.
Baldo ha persino rimorchiato Antonella, una non freschissima ma simpatica agricoltrice di Morena.
Fatti sotto vecchio mio, l'amica non vede l'ora di farsi infilzare.
Spassatevela se potete.
La vecchiaia arriverà comunque, ma almeno avrete goduto.

lunedì 12 settembre 2011

l'orgia

Ho svariati amici che si definiscono di sinistra, alcuni addirittura comunisti.
Geppetto (il papà di Peppino), Corrado l'asino volante, il bisex Binda,
i simpatici baccalà genzanesi di sinistra critica con a capo il caro Emiliano Viti.
E' curioso notare come la loro finissima critica si rivolga sempre al laido sistema del capitale
e mai a loro stessi e al loro credo politico, quel rottame della storia che chiamano comunismo.
Tutti ripetono la stessa canzone:
siamo agli sgoccioli, il capitale è finito, non si può andare avanti così, etc. etc.
Nel frattempo il capitale (mercato, finanza, banche centrali) ingloba e incula tutti :
mai è stato più forte, il suo dominio è totale...
Chi può credere ancora nella marionetta della politica?
Che possono fare gli antagonisti, pulci ribelli del sistema?
Il capitale potrebbe scrollarseli di dosso in un attimo, per esempio aumentando salari, sussidi, spazi sociali, etc: la gran parte di questi straccioni smetterebbe di lamentarsi e andrebbe a fumare canne.
Gli antagonisti si propongono di risvegliare le coscienze.
Per proporre cosa?
Una società più equa?
Spiacenti signori, non vi crede più nessuno.
Vi siete giocati le vostre carte e avete perso sempre la partita (giocandola malissimo).
Un'altra cosa: le civilissime socialdemocrazie scandinave.
Ma per fondare questi isolotti di equità sociale (con tanto di libero mercato) bisogna essere quattro gatti.
Perciò: fuori negri e siciliani per favore.
Qualcuno mi dimostri il contrario e sarò lieto d'esser confutato.

Il capitale è il grande vincitore.
Chi suona allegramente la campana a morto del sistema verrà allegramente sepolto dal sistema.
Il problema -il problema che tutti gli idioti di sinistra non mettono mai in discussione- non è il capitale:
è l'uomo, il suo inestirpabile egoismo, la sua implacabile volontà d'inghiottire l'universo.
Per vostra disgrazia, stolidi baccalà di sinistra, l'uomo è intaccato alle radici, l'egoismo alberga in lui sin dall'origine e non se potrà mai liberare...
e anche voi siete marci, intaccati, laidi di egoismo: solo che non avete l'onestà di riconoscerlo.
Godetevi questo spettacolo spettrale : il capitale vi ha inculato ancora una volta.
Se foste stati voi ad inculare il capitale non sarebbe cambiato nulla (la storia ce lo ha mostrato ampiamente).
Violenza, sopraffazione, asservimento, stupro della natura.
Sarebbero cambiate le posizioni.
L'orgia sarebbe continuata.

martedì 6 settembre 2011

la ruina

A tratti divertente -anche se perfettamente inutile- questo pseudo libello di Richard La Ruina.
(A proposito: come poteva l'autore scegliersi uno pseudonimo così altisonante e barocco da sembrare il nome di un perfetto imbecille? Ma va perdonato, come tutti gli inglesi).
L'autore è diventato un maestro supremo della seduzione, le modelle gli cascano ai piedi, aiuta (dietro compenso) gli sfigati a uscire dal tunnel della timidezza e con i suoi consigli innalza l'autostima dei lettori e degli uomini in particolare.
Un benefattore del genere maschile quindi La Ruina.
Senonchè nel suo libello autobiografico (Natural game) di naturale non c'è quasi nulla.
A parte alcune ovvietà sul mostrarsi sicuri di sé, un pò di psicologia d'accatto, l'assurda pretesa di essere "in zona" (cioè fighi) in qualunque momento come robot programmati, banalità evidenti come il vestirsi eleganti (ma per un inglese il vestirsi bene per sedurre una donna non è un'ovvietà),
a parte tutte queste simpatiche fanfuche, radicate nell'auto esaltazione e in un compiacimento di sé quasi nauseante, tutto il libro non è nient'altro che una costruzione artificiosa, un'immensa premeditazione ossessiva nel tentativo di impallinare il maggior numero di prede.
La Ruina è quindi un megalomane ("Sono il miglior seduttore d'Europa": una tale mancanza d'umiltà può solo far sorridere).
Tutte le sue tecniche, la sua terminologia, i suoi suoi stupidi acronimi, i suoi schemetti fanno pensare al delirio di Fourier di intrappolare la realtà in un ordine definitivo, così da piegarla ai suoi desideri strampalati.
Sarebbe interessante vedere Ruina all'opera a Pechino, al Cairo o a Niscemi.
Hai voglia a pippe caro Ruina!
Tutto sommato rimorchiare donne inglesi, anche fiche, dev'essere una cazzata.
Più disinibite delle nostre santerelle italiane, col vizietto dell'alcol, sollevarle la gonnella dev'essere quasi un giochetto.

binda

Chi è Binda?
Un pavone che suo malgrado ha paura della finanza e che la mamma scopra il suo vizietto per l'oppio e le pomiciate coi maschi.
E' anche un amabile e ingenuo idealista.
Tuttavia è la purezza disinibita della loro ingenuità, del loro ideale (il bene esiste e lo incarnano loro, non dimenticatelo), che rende gli idealisti candidi come i bambini.
Solo gli ingenui possono essere felici.

Tra una suonata, una tirata d'oppio, una pomiciata con un maschio e due bracciate d'estate al lago, egli è felice così.
Disdegna il capitalismo, ripugna il denaro e dà ripetizioni alla stessa tariffa d'una nigeriana
(entrambi in nero!)
Preferisce il campeggio agli alberghi di Tokio a cinque stelle.
Non sembra sognare nemmeno il successo (ma in fondo lo anela come ogni artista).

Eppure abbiamo bisogno di questi fanatici dell'illusione (del bene), della loro buona fede, del loro inutile sacrificio. (Ogni sacrificio è inutile perchè si perde e basta, a meno che non godiate nel perdere... come Cristo ad esempio).
Abbiamo bisogno di arte (l'arte, come il bene, è l'illusione suprema) per consolarci del dolore e della storia (la storia è la catastrofe irreversibile, è la rivincita contro ogni speranza... una prova? non vi basta che morirete?)
Questi giovani idealisti, in modo convulso, colorano la vita.
Certo, i loro quadri seccano e marciscono presto.
C'è bisogno di ravvivarli con lo sputo e l'orina.
I fiori del male sono più longevi.
Tuttavia vorrei vedere Binda corrotto.
La purezza che si screpola, che si fa avvolgere dal velo della tentazione.
Binda che ama il lusso, lo spreco, l'accumulo, il potere, il male (o a.r. che va finalmente a meretrici).
Sporcatevi. Infangatevi.
Lacerate il vostro imene. Mettetevi alla prova.
Avete scolato solo qualche bottiglia e fumato escrementi.
Avete avuto qualche allucinazione e l'avete chiamata Dio.
La feccia è ancora tutta giù.
Il male potrebbe piacervi.
Non dimenticatelo mai.

domenica 4 settembre 2011

sans gant

Stirner fu solo un ribelle, nemmeno tanto pericoloso.
Non mise bombe, non ammazzò nessuno.
Non fu nemmeno un utopista (in cosa credette?)
En passant: a rigor di logica non esistono utopisti, poichè nessuno crede (e lotta) in ciò che ritiene irrealizzabile...sono gli altri a credere nel "non luogo" di una teoria, di certo non chi la sostiene.
Stirner non fu nemmeno un anarchico.
Infatti bramava il potere più di ogni cosa.
L'ironia è che solo il potere è veramente anarchico, perchè può fare ciò che vuole (P.P.)
Ora, l'intento di Stirner non poteva certo essere quello di fondare una dottrina o una teoria dell'egoismo assoluto (come ad esempio fece Sade).
L'unico ripugna tutto ciò che lo vincola a qualcosa di esterno a sé e quindi anche ad una teoria che gli dica cosa debba fare.
L'idea di fondare un'associazione tra unici è superflua perchè è già così (in politica, tra stati, persino tra mafiosi ci si accorda tra pari...e appena si può ci si libera dell'alleato per diventare più potenti).
L'unico non è affidabile.

Il destino dell'unico è quindi il deserto, la guerra o la galera.
Stirner lo sapeva.
Eppure, proprio per questo, per questa autocondanna al deserto o all'impiccagione, l'unico suscita una profonda pena.
L'unico non arretra mai (come l'idealista ottuso)...ma la sua lotta è vana.
Sa che il luogo che vorrebbe raggiungere gli sarà sempre sbarrato dall'altro...e l'altro è come lui, un altro unico e irriducibile imbecille che vuole il mondo ai suoi piedi...
Commiseriamo questo miserabile che si divora le viscere.

L'unico per fortuna è inutile.
L'Altro fiorisce, espande e dona.
Cosa ne sarebbe dell'egoismo senza la gioia profusa dall'Altro?
Cosa ne sarebbe delle narici senza il profumo di una donna?

Non vedo l'ora che M. torni.
Le chiederò di venire in crociera con me.
Sans gant naturalmente.

giovedì 1 settembre 2011

il pupazzo

L'unico modo per amare Dio è di non considerarlo tale.
Trasformatelo in un perdente, in un uomo debole e mortale: solo così susciterà la vostra umanità.
Ecco perchè (quasi) tutti (tranne i megalomani) tollerano Cristo e maledicono invece Dio.
Dio sarà sempre odioso perchè è Dio.
La prepotenza (per un mistero perverso) si accompagna sempre all'onnipotenza.
Nessuno può amare a lungo un prepotente.
Del resto i panni che indossa sono sempre gli stessi (Zeus, lo scorbutico idiota del Vecchio Testamento etc).
Solo il perdente può vincere alla lotteria della simpatia.
(E per questo Quinzio optò per un dio impotente, per un fallito: solo il fallimento redime, solleva, accomuna).

Ecco una tesi interessante:
chi ama Dio deve rinnegare l'uomo, chi ama l'uomo deve rinnegare Dio.
Aut aut : i due sono incompatibili, non si può allo stesso tempo amare la potenza e l'impotenza, il finito e l'infinito.
Quinzio fece la sua scelta (barando): per non rinnegare Dio lo rese impotente (e incapace di salvarci).
Niente più salvezza (resurrezione).
La salvezza non è più necessaria quando si accetta onestamente la disperazione.
Ecco il genio (Quinzio): forse questa scelta (accettare la disperazione) è impossibile;
tuttavia (per credere) non ne abbiamo altre.
Le altre due alternative, del resto, dovettero apparire a Quinzio ben peggiori:
Dio non c'è, oppure Dio è un onnipotente e mostruoso cinico (e non merita di essere creduto)...

Alla fine con Dio si può fare ciò che si vuole.
E' un pupazzo che si piega e asseconda ogni nostra infinita perversione.
Rinunziare a questo pupazzo significa rinunziare al gioco più eccitante e sottile che la nostra mente abbia mai escogitato.
Non fate gli sbruffoni, il pupazzo ha sempre liquidato i suoi presunti becchini, persino Feurbach e Nietzsche furono due miserandi attentatori.
Il pupazzo ha sempre vinto ed è sempre risorto.
Perchè si è sempre piegato al nostro desiderio, alla nostra perversione e alla nostra nostalgia.
Volete essere così idioti da vivere senza desiderio e nostalgia, senza alcun giocattolo?
Volete essere così perversi, così masochisti?
Fate pure.
L'augurio, gente arida, è che vi colga il dubbio (l'invincibile fascino del dubbio risiede nella sua reversibilità totale), che il pupazzo vi assili proprio quando eravate certi di averlo sepolto e di esservene liberati per sempre.
Vi troverete sempre l'ombra del pupazzo tra i piedi.
In fondo vuole solo giocare (ma anche voi lo volete!).
Quando (e se) vi sarete stufati di Lui potrete scagliarlo dove vorrete oppure ringraziarlo per la compagnia.
E' persino così astuto da nascondersi.
Solo chi si nasconde sa farsi desiderare (e odiare naturalmente).
A nascondino vince sempre Lui: noi non lo troveremo mai mentre Lui troverà sempre noi.
Non è giusto?
Certamente.
Ma non prendetevela, non dite che non esiste, che non c'è... è la cosa più ovvia del mondo!
Che farvene di questa misera ovvietà?
Vivreste forse meglio in un mondo ovvio?
O giocare con il pupazzo è infinitamente più eccitante?

giovedì 25 agosto 2011

sicut dii

Il Genesi.
La favola più profonda dell'Occidente.
Tutto è racchiuso in esso.
L'uomo e la donna, l'inganno e questa loro brama di diventare Dio...
Essi non si accontentano dell'immortalità (dono provvisorio), vogliono diventare come Dio, forse per spodestarlo...
Il frutto dell'albero della scienza li avvelenerà, essi perderanno tutto e verranno delusi...
La stessa cosa accade a Prometeo e a Icaro, i loro tentativi di diventare Dio (cos'altro volevano in fondo, se non questo?) saranno sanzionati dalla delusione.
Il destino del tentativo estremo è il fallimento, la delusione.
Naturalmente l'uomo rifiuta la lezione che la favola illustra, e continua a inebriarsi del sogno di poter un giorno svincolarsi dalla tara della morte e diventare Dio.
L'uomo non sogna altro...

Possiamo immaginare un finale diverso.
Immaginiamo che il serpente dica la verità e che Dio menta.
Immaginiamo vero Eritis Sicut dii...
Mettiamo che Adamo ed Eva, mangiando il frutto, diventino come Dio.
A questo punto, forse, essi lo avrebbero cacciato via (ma egli non fece lo stesso con loro?) per via della menzogna o per regnare incontrastati.
Resta da vedere che fine fa il serpente.
Sarà ricompensato per aver detto la verità ai nuovi dei?
Perchè non ha mangiato anche lui il frutto?
Non vuole diventare anche lui un dio... o non può?
Forse il serpente non è così ingenuo come gli altri protagonisti della favola.
Anzi, appare l'unico ad aver capito.
A ben vedere, il destino di Dio (come quello di Adamo) è di restare beffato.
Crea l'uomo ma non può tenerlo presso di sé (come avere una donna e non poterla toccare).
Cacciando Adamo, Dio perde la sua creatura e resta solo (non creò il mondo e l'uomo per sollevarsi da questa solitudine insopportabile? neanche Dio resistette alla noia di sé...)
D'altra parte l'uomo non vuole Dio, vuole essere come lui (e disfarsene).
Ma l'uomo non potrà mai essere Dio: ed ecco la beffa dell'uomo.
Entrambi beffati quindi, creatore e creatura...
Il serpente invece sembra godere segretamente della beffa (che l'abbia organizzata lui?)
Forse ha compreso che ciò che conta non è essere come Dio (a che pro? Dio è votato alla solitudine, è solo un disperato), ciò che conta è la beffa ironica giocata ai suoi ingenui compagni.
In realtà il frutto della scienza non porta a niente.
Così, beffandoci, il serpente ci ha salvati da Dio.
Bisogna essergliene grati...

domenica 14 agosto 2011

l'eccezione

Sedurre una donna non è facile.
Tuttavia è diventato banale.
Così vogliamo l'eccezione, quella che è ritenuta tale, nel segno del Male naturalmente...
Sedurre un uomo è molto più interessante.
Sedurre una prostituta è il non plus ultra, l'effetto sarebbe così eccezionale da apparire un miracolo (e voi un dio...)
Naturalmente potrete fallire, novantanove volte su cento.
Si sa che Lei all'inizio (e forse pure alla fine) ama il vostro denaro, non voi.
Le cose potrebbero persino cambiare, alla fine potrebbe persino amarvi...
Ma non è questa remota possibilità ad avere interesse.
E' l'effetto illusorio, la sorpresa, la parabola incontrollabile della seduzione, il segno (sogno) puro della scommessa impossibile, del destino eccezionale...
Solo l'impossibile può attrarvi, il possibile vi annoierà presto.
Dovrete essere abili in questo gioco, essere pronti a dilapidare voi stessi, come nel gioco d'azzardo.
Dovrete donare e regalare a profusione, senza mai rimpiangere ciò che avrete perso (consolatevi, in fondo il denaro è inutile se non è speso)...
Naturalmente dovrete fingere (non fate quella faccia, solo gli ipocriti dicono di non fingere) di non essere gelosi, anche se inconfessatamente lo sarete sempre.
Lei dovrà apprezzare questa vostra tolleranza, questa vostra ambivalenza, perchè è proprio ciò che vuole (come ogni donna): essere desiderata e considerata unica ma essere lasciata libera (o darle l'illusione della libertà)...
Voi la desiderate e la adorate proprio perchè va con tutti, se non lo facesse non sarebbe interessante, non vi sedurrebbe...
Dovrete adorarla, come la dea Kalì, ed è qui la chiave del successo: chi può adorare una prostituta, chi può innamorarsene?
Lei non capirà, sarà confusa, magari starà al gioco alzando la posta...e voi rilancerete sempre di più, a costo di rovinarvi...o Lei o la rovina.
Lei è una donna eccezionale, perciò anche voi dovrete essere eccezionali.
Conosce gli uomini meglio di qualsiasi filosofo o psicologo.
In fondo li disprezza tutti, a ragione, così deboli, fragili, facili a venire, due o tre colpi e avanti un altro.
Perciò dovrete stupirla, il sesso per Lei è assolutamente inutile, ne ha le tasche piene.
Pagatela solo per baciarla (ecco l'impossibile!), per vederla, scrivetele poesie, portatele pasticcini, mettetevi in ginocchio, prostratevi a Lei...
Fatene la vostra dea, la vostra fatalità.
Lei, più profonda di qualunque uomo, ha imparato a diffidare dell'amore, sa che dietro c'è un pene che si gonfia e si sgonfia e che si stufa presto.
Però è pur sempre una donna, e la tentazione di quell'illusione, di essere amata, di essere finalmente sedotta, è intrinseca a Lei (come in ciascuno) e non potrà mai essere sradicata (per fortuna)...
Nessuno è interessato ad una prostituta, salvo che per il sesso.
Non ci sono perciò che uomini banali.

Ecco: immaginate infine di averla sedotta, di averla fatta innamorare di voi...nemmeno un demiurgo ci sarebbe riuscito.
Immaginate così di avere vinto questa scommessa impossibile, di essere arrivati solo dove Dio arriva col miracolo e il Diavolo con l'inganno.
Questa è la via della Seduzione.
Dio e il Diavolo non ci crearono per noia, non ci donarono la grazia e il peccato per caso.
Fummo noi a sedurli...

martedì 9 agosto 2011

il segreto

In origine fu...non c'è origine.
Al termine...non c'è termine.
Nel mezzo potete mettere ciò che volete.
Potete venire tra seni bianchi ed essere felici così.
Oppure potete fare come a.r., parcheggiare a metà del tunnel, abdicare, arrotolarvi una sigaretta artigianale e fissare il vuoto (la "luce"!) in attesa della fine.
Forse a.r. resterà lì, seduto a fissare la nostalgia di un giorno che non vivrà, dinosauro in attesa d'estinzione...

I due ordini.
L'ordine della scena (un folle a caso: grey) e l'ordine del reale.
Grey vive nella (e della) scena...senza scena si sgretolerebbe come una mummia a contatto dell'aria.
Senza scena - solo l'epidermide conta, solo l'epitelio! - il principe di Isengard si tramuta in rana...come tutti.

Nel fondo non c'è la luce, non c'è illuminazione, c'è il battito meccanico e osceno delle ossa e degli organi.
Senza epidermide saremmo persi...disgustati per trasparenza saremmo incapaci di volgerci allo specchio e di sedurci.
La bellezza degli occhi, ad esempio, è inscritta nel mistero della superficie, nel mistero del volto...
Preso di per sé un occhio è solo un bulbo, qualcosa di ripugnante.

Nel fondo non c'è niente di seducente, c'è solo la meccanica bruta che genera la vita.
Perciò potete smettere di scavare, perché non troverete lì il segreto...
Il segreto giace sulla superficie, mai nel profondo...nel profondo è solo limo e buio.

L'ordine del reale.
Basta con il reale.
Basta con le interpretazioni.
Ne abbiamo abbastanza.
Vogliamo sogni, seduzioni, segni inintelligibili.
Non vogliamo spiegazioni.
Respingiamo persino Dio perché ce lo hanno reso intelligibile.

Esiste solo la superficie, l'epidermide, la scena.
Il resto è un inutile scheletro senza bellezza.
Adoro la pelle bianca di M., la incenso di seme.
Vengo tra seni bianchi e rosei.
Mi fermo a guardare il bianco del mio seme sparso tra il bianco dei seni di Lei.
E' senza conseguenze.
E' oltre la scena, oltre il reale.
E' divinazione.
E' il segreto...

venerdì 29 luglio 2011

l'inferno

Ore 22 e 20.
La via prenestina sembra un ateroma, l'arteria squassata di un mondo in decomposizione, percorsa da un liquido bluastro come il veleno, come lo sperma di un dio spento ...
Pare di stare in una latrina luminosa, in una minuscola Las Vegas infernale e venerea.
Queste nuove buttane dell'est... pezzi di fica immani.
Corpi da modelle, bambole morte belle come la morte che suggella.
Le conosco queste brave ragazze, le conosco senza averle mai conosciute.
Per sapere bisogna sentire.
Non amarle è impossibile...
Questo contrasto assurdo, la purezza e la bellezza di queste donne sprofondata nell'abisso del marciapiede notturno e sporco, mi fa impazzire...
L'ironia di quest'inferno è la sua sconvolgente purezza, la sua assoluta reiezione...
Queste donne, la loro anima alberga in un altra regione del mondo...forse in una sperduta prateria o in un bosco dei balcani... tuttavia la loro essenza non è l'assenza, la loro anima è da qualche parte...
Non sanno fare niente, come vergini inesperte, il sesso per loro è la cosa più immonda...eppure lo fanno, con disgusto supremo...
Per questo mi limito a contemplarle, sirene mortifere, assassine del desiderio.
Questa schizofrenia, dettata dalla costrizione altrui o dalla miseria o dall'avidità di fare soldi aprendo le cosce senza fatica...
Rimane questo assurdo terribile, questa bellezza che si deprime nel sesso anzichè goderne.
Bisognerebbe scopare cento maschi al giorno, succhiare cento cazzi e sapere che gusto ha il lattice di un preservativo scadente per capire il disgusto e la nausea
per il maschio.
Bisognerebbe essere una una buttana...

giovedì 28 luglio 2011

boudoir

Che serata.
Scrivo dalla tazza del boudoir.
Diario di bordo.
Dal bordo della tazza.
Il pesto, il mio pesto al basilico, ha un rigenerante effetto purgante.
I fascisti avrebbero dovuto usare il mio pesto al basilico.
Sarebbero stati odiati meno.

Il simposio è il solito, con una nevrastenica al centro dell'attenzione.
Nessuno eguaglia l'esaurimento di e.l.
Persino io, baldo e a.r. a confronto siamo normali, in grado cioè di dominare e gestire i nostri spettri.
Persino l'oblio di un peppino è preferibile all'ipertiroidismo spirituale di e.l.
A.r., io, baldo, peppino, grey, in un certo senso abbiamo fatto pace con il buco nero che è in noi...e non mi riferisco all'ano naturalmente.
Abbiamo smesso di opporci, ognuno a modo suo.
Il "male" è al margine, in un cantuccio, come un gatto nero, e noi lo accarezziamo
(senza farci graffiare) come un figlio illegittimo che non si può ripudiare...
Siamo quasi spensierati, leggeri, dinanzi alla gravità di e.l.
Con a.r. sembra di giocare a tennis, a frisbi...
Le parole scivolano tra noi con la fluidità dell'olio e l'aroma di zenzero.
E' divertente, giochiamo per il gusto di giocare.
Nessuno vuole vincere o prevalere.
Ci lanciamo un frisbi da distanze soniche, da vette di mondi incompatibili.
A.r. è il maestro supremo di sè, forse addirittura del Sè...
Mette a segno ogni lancio.
Riporta tutto a sè.
E' un mistico intriso di vita.
Trasmuta la disgrazia in pane commestibile, l'urina in acqua potabile.
E' un dio uomo.
Non conta ciò in cui crede.
Per me ogni credenza è un inganno.
Credere alla verità però è l'inganno peggiore perchè soffoca la vita.
Senza questo artificio la vita si inaridirebbe.
Perciò l'inganno è l'unica realtà possibile per l'esistenza.

Ora non importa se a.r. viva o no nell'inganno, perchè ciò che conta è non essere schiacciati da ciò in cui si crede.
E a.r. non è schiacciato.
Libra sereno.
E' l'esempio più limpido di una coscienza che tenta di darsi un senso.
E ci è quasi riuscito...

E.l. invece...
Gira a vuoto come un povero cane cieco e zoppo, cercando pozzanghere con cui estinguere una sete mortale di vita.
Sbanda ad ogni angolo.
La vedo si e no una volta l'anno ed è sempre allo stesso punto, perduta nel pozzo dei suoi desideri.
E' tremendamente contratta, attorcigliata da mille brame e dubbi...
Non sa cosa vuole e spera che siano gli altri a dirglielo.

Forse posso dirti qualcosa e.l.
Posso dirti che nel fallimento, come nel letame e nella decomposizione, risiede un germe di resurrezione.
Il fallimento può essere fecondo.
Può farci capire che perdere non è poi così grave.
Nella sconfitta assoluta si può trovare la liberazione, come buddha...o Dio, come san francesco.
Si può diventare più generosi, perchè chi non ha paura di perdere elargisce con voluttà...
A.r. potrebbe insegnarti a rinunciare all'Io.
Baldo l'ironia.
Ma alla fine gli insegnanti sono palloni gonfiati.
Perciò, cara e.l., non contare su nessuno.
Lasciati fallire.
Forse risorgerai...

martedì 5 luglio 2011

gandolfo

L'acqua del lago è abbastanza tiepida.
Una volta un canoista che passava di lì mi chiese se non avevo paura a nuotare tutto solo.
Gli risposi che non era poi così grave.
A guardare il fondo verdastro mi sento risucchiare le palle.
Evoco qualcosa, non so cosa.
Forse un maelstrom.
Sono pronto vecchio mostro.
Sono pronto a farmi risucchiare.
E chissà dove potrebbe alfine condurmi il vulcano spento.
Magari nelle acque torbide di arituba.
Bisogna imparare a sognare.
I mostri sono grandi ispiratori.

Comunque vale la pena rischiare la pellaccia.
La bellezza del luogo compensa ogni rischio.
Monte Cavo mi si drizza dinanzi con le sue antenne di metallo...è il pube muschiato di Artemide, senza dubbio.
Dorme lì da secoli con quei quattro stuzzicadenti di latta ficcati nel pube.
Un giorno si desterà, si scrollerà di dosso Rocca di Papa e accortasi di essere stata violata si toglierà gli spilli con cui tentarono d'inseminarla.
Dopodichè fara un bel bidet.
Nel lago ovviamente.

In alto due o tre parapendii colorati svolazzano leggiadri come farfalle ubriache...
Anche i gabbiani bianchi hanno fatto ritorno.
Intanto passa il trenino di velletri.
A pelo d'acqua galleggia qualche insetto sfortunato.
Cerco di salvarlo spingendolo fuori dall'acqua.

Sono le otto.
Esco dal lago.
Ho fame.
Ho voglia di pizza.
Andrò a brindare.
Brinderò a te, vecchio vulcano melmoso.
Sia lode al Sempiterno Gandolfo, compagno d'estate.

lunedì 2 maggio 2011

il preservativo

P.B. ....adorabile P.B.
Adorabile come una giovane prostituta della periferia di Caracas...
Lello Arena Chaplin: "L'importante non è vincere. L'importante non è nemmeno partecipare. L'importante è perdere. Anzi: perdersi..."
Motto esplicativo.
P.B. è anche una betoniera del pensiero.
Mischia e impasta idee con la stravaganza di un hegeliano.
Fuoriescono sorbetti al limone e saporiti stronzi al cacao.
Si allea per mezz'ora con i grillini e poi vota per Silvio.
Ama il Duce, Zichichi, Padre Pio e gli piace Marchionne.
E' cattolico ma anche buddista.
Il B. a confronto gli fa una sega.
In questo marasma di polluzioni notturne, desideri monchi e ossessioni infantili, ciondola il Baldo Peter Pan Lello Arena Chaplin.
Ciondola come un demente imbambolato per le vie maleodoranti di San lorenzo in Roma, dopo aver eiaculato sul latteo seno di una ventenne venere di Varsavia.
A pagamento naturalmente.
Dopo sette anni di pippe, alla veneranda età di 44 anni, finalmente si riaccoppia con una donna.
E che donna!!!
Io intanto mi sto cacando addosso da un'ora e mezza per colpa di un tiramisù.
Lo chiamo quattro volte ma non risponde.
Troppo indaffarato con la modella polacca.
Non mi va d'andare a cacare in giro.
San Lorenzo è una fogna.
Gli studenti straccioni, gli ubriachi, i centri sociali, tutto mi fa vomitare di quel posto.
I bei palazzi antichi in Piazza dei Sanniti sono tutti lordati dalle scritte della teppaglia pseudo studentesca.
Così mi tengo la cacca e maledico Baldo per la sua dabbenaggine sessuale.

L'indomani P.B. viene a trovarmi a casa.
Gli è venuta una "fisima" che lo ossessiona.
Teme che la principessa di Varsavia gli abbia infilato un preservativo usato, forse quello che ha infilato a me mezz'ora prima.
Teme di essersi buscato l'aids.
Inutile provare a convincerlo che si tratta del parto stravagante della sua ipofisi.
La "fisima" lo tormenta.
"Basta!" esclama e dopo dieci minuti rieccolo a parlare del preservativo usato.
Gli faccio leggere persino Kary B. Mullis per tranquillizzarlo.
Inutile.
A un certo punto ci si mette anche quella simpatica baciapile di mia mamma.
Così dai preservativi usati l'attenzione si sposta su Fatima, Lourdes, Padre Pio e Madre Teresa.
A un certo punto Peter Pan e la mamma cercano addirittura di farmi recitare l'Ave Maria.
Ma la telenovelas poggidoriana non finisce qui.
Salta fuori la lampadina della Madonna in possesso della mamma.
Baldo si eccita e comincia a filmare col telefonino.
Interroga, riprende, intervista con lo zelo di Bruno Vespa.
La emme azzurra della Madonna non si toglie nemmeno con l'acquaragia.
Lo show mistico termina verso le otto e mezzo di sera.
Nonostante tutto mi sono venuti due coglioni come un mulo.
Perciò vado a sborrare.

Domenica mattina Baldo mi ringrazia per averlo condotto sulla turpe via del piacere meretriaco.
Non c'è di che caro Baldo.
Il padreterno ti perdonerà vedrai.
Ti perdonerà i sette anni di pippe.
Brinderete in calici di cristallo colmi di spumante ghiacciato...
E a cazzo duro ovviamente.

martedì 12 aprile 2011

il muro

Gli sporadici incontri con Baldo e A.r. sono quasi sempre salutari.
Servono a capire che bene o male siamo tutti in una barchetta piena di falle, un pò come i disgraziati tunisini.
Il fatto che qualcuno se la passi peggio di te ti fa tirare un sospiro di sollievo.
E sopratutto capisci che ancora non siamo affogati in mare e per questo si può brindare, ridere e persino amare.
Baldo è un tredicenne di quarant'anni.
Ha paura di tante cose e somiglia all'asino di Buridano, che in attesa perpetua di scegliere crepa di fame.
Vorrebbe osare ma tentenna e alla fine quasi sempre desiste.
Desiste e poi, naturalmente, si duole per aver desistito.
Baldo è un onesto perdente.
Onesto perchè non fa nulla per mascherare la sua dabbenaggine e la sua impotenza.
Anzi, le esalta e vi fonda tutto il suo essere.
Le sue gaffe a profusione, la sua tendenza all' esagerazione, i suoi modi da impiastro, la sua confusione inconcludente, sono un modo per riabilitare quell' impotenza congenita che lo afflige.

All'estremo opposto di Baldo sta A.r.
A.r. è un maestro e un teorizzatore del supplizio.
Per lui il supplizio è necessario.
In ciò assomiglia ai martiri cristiani e agli stoici.
A.r. non è mai confuso, non si sente mai impotente, non ha mai dubbi: è un transvalutatore puro.
Peccato che transvaluti tutto nel supplizio e mai nel piacere.
Per lui il piacere è uno scrupolo del supplizio.
Il piacere di per sè non esiste.
Esiste solo come contraltare del dolore.

A.r. è l'animale sacrificale.
In ciò il suo coraggio, la sua pulsione a immolarsi è ineguagliabile.
Allo stesso tempo A.r. è il carnefice di sè.
Ma se A.r. si adagia sull'altare non è per perire.
A.r. non vuole perire.
Vuole rinascere.
Vuole rinascere sotto un segno indelebile.
La sua adesione ad una sorta di "predestinazione del sentimento" -per cui la grazia e la disgrazia non colpirebbero a caso ma troverebbero un senso e una giustificazione in ciò di cui reconditamente avremmo bisogno- una tale teoria altro non è la vecchia fede del martire cristiano sulla soglia del patibolo.
Il male non può non avere senso.
Il martire deve trasformare il male.
Solo così egli può continuare ad esistere.

E' inutile voler confutare una fede.
La fede, come il gusto, non è oggetto di confutazioni.
Ogni fede trova la propria ragion d'essere in colui che la professa.
Confutare una fede significa confutare la realtà di un essere umano.
La fede è una realtà.
Una delle tante.

Capire A.r. non è facile.
La sua ostinazione, la sua volontà di vivere, cerca sempre ostacoli contro cui battersi.
Non teme di schiantarsi e per questo cerca sempre resistenze.
Gode nel resistere, non nel lasciarsi andare.
Per questo ama il supplizio.
La sua simpatia verso il wu wei nasce come stimolo all'impossibile.
Immaginare A.r. inerte dinanzi all'azione è come immaginare un lupo vegetariano.
Non sarai mai un "non agito" A.r.

A.r. è il muro.
Per farvi breccia bisogna rinunciare alla lotta.
Bisogna posare lo scalpello.
Bisogna aspettare che il tempo sgretoli la durezza della malta.
I muri non esistono per essere abbattuti.
I muri esistono solo per mostrarci come la loro solidità sia temporanea.

giovedì 24 marzo 2011

un uomo

Mentre in Africa si scannano e in Giappone s'inghiotte l'incubo nucleare, io vado a trovare Alessandra.
La poverina ha il mal di denti, le medicine non le fanno niente.
Le chiedo se posso aiutarla in qualche modo.
Mi dice che l'unica soluzione è andare dal dentista ma non vi si può recare perchè deve lavorare.
Le chiedo se succhiarlo è un'operazione dolorosa.
Dice di no.
E così lo succhia.
Quando fa l'amore chiude gli occhi.
Si chiude, come un bocciolo morto.
Che peccato.
Chissà a che pensa.
Forse pensa al suo ragazzo in Romania, forse alla mamma o alla sorella.
Di sicuro non pensa a me.
Forse chiude gli occhi proprio per non guardarmi in faccia.
Per estraniarsi da un essere, io, per cui non prova nulla.
Io invece penso a lei.
Penso a come dev'essere farsi infilzare col mal di denti.

Quando scopo scopro mondi e formule magiche.
Cerco di cogliere ogni odore, ogni punto debole del piacere altrui.
Il piacere di lei, chiunque ella sia.
Solo quando gode del mio pene infuocato la donna mi si rivela.
Mai prima.
Prima c'è solo sotterfugio.

Quando scopi la mente è libera di vagare.
Il corpo ti congeda fino all'orgasmo.
Vatti a fare un giro mente, vai a trovare tuo nonno o tua sorella.
Io corpo intanto godo.
La mente può estasiarsi nelle pieghe profumate della fantasia o appassire nella noia.
Dipende da con chi sei.
Alessandra se ne va per conto suo, pare di fottere con un fagotto di carne senza anima.
E' triste.
A letto la bellezza di una donna di per sè non vale niente se non è sorretta da una sincera passione per il tuo cazzo e il tuo corpo.
Pazienza.

La primavera è giunta.
Più invecchio più mi piacciono le adolescenti.
Mi piace la vostra pelle morbida, pallida e rosea, i vostri denti candidi, la vostra assoluta noncuranza verso il prossimo e il mondo, la vostra frivola gioia di vivere, i vostri teneri foruncoletti da baciare con tenerezza.
Anche il vostro mestruo è benedetto.
Sono un uomo.
Con una coscienza buona e riconoscente.

martedì 8 marzo 2011

l'assassino

Di paranoici, ahimè, ne ho conosciuti molti.
Ognuno con la sua fissazione, il suo stile, i suoi argomenti più o meno veri.
Laddove l’intelligenza si arrende all’opinione diversa, il paranoico si infuria e vuole avere l’ultima parola.
Spesso il paranoico si appella a dimostrazioni razionali o alla scienza o a un principio di autorità, senza nemmeno sapere che la scienza moderna avanza ipotesi e non innalza teorie definitive.
Il paranoico non è tanto ossessionato da ciò che ha scoperto e che trasforma in verità irrefutabile, quanto dalla possibilità che qualcuno metta in dubbio e scardini il suo dogma.

La zia Pina è fissata con la mafia, gli omosessuali, i radicali di Pannella.
Antoine è fissato col Vaticano e i romani che gli irradiano l’ano mentre guida.
Per entrambi il male è sempre l’altro e altrove.
La pingue moglie di Mario Prodi è fissata con l’omeopatia.
Idolatra il suo omeopata psicologo che le spilla cento euro a botta.
Visita alacremente tombe e cimiteri, legge epitaffi altrui che Mario Prodi recita a memoria come versi di Leopardi.
Guai a contraddirla, diventa una balena feroce e petulante.
La balena vorrebbe una tomba speciale.
Cecco Pacenza vede banchieri ebrei e massoni dietro a tutto.
S’incazza e strabuzza gli occhi se osi mettere in dubbio l’esistenza degli alieni o qualche altra teoria strampalata.
Una ragazza di Ariccia appiccica bigliettini colorati nel cesso e ritiene che i suoi problemi mentali possano essere risolti solo da uno specialista.
Pur tuttavia rimane sempre un'isterica.
Anche io ogni tanto divento paranoico.
Poi per fortuna mi rendo conto che ho solo ingigantito un’idea e benevolmente tiro lo sciacquone.

La paranoia è un’idea tiranna che non ci fa vedere il resto.
L’idea può indossare abiti diversi.
Può ammantarsi da persecutore immaginario oppure da salvatrice.
Alla base delle fedi religiose e delle ideologie c’è sempre la paranoia.
L’idea esiste solo nella testa, è un ritaglio arbitrario dal caos.
Alle idee ci si affeziona, è difficile rinnegarle senza rinnegare se stessi.
Tuttavia è meglio rinnegare se stessi che vivere imbalsamati.

La verità è un’idea monca.
La verità è un petalo trovato per caso nel deserto del mistero.
L’idea seduce quasi quanto la donna.
Ma nessuna idea varrà mai quanto una donna.
Anche la donna è un’idea, un’idea quasi sempre sbagliata. Come l’uomo.
L’uomo non esiste.
L’ idea esiste solo per essere confutata.
Solo l’assassino delle idee è libero.

lunedì 7 marzo 2011

l'ultimogenito

La pasta aglio e olio di Peppino come al solito è mezza scotta.
Come al solito anche l'aglio è semi carbonizzato.
L'unto del Signore, Saviano, enuncia quattro solenni banalità nel suo piatto soliloquio televisivo.
Da coraggioso scrittore antimafioso è diventato un divo inutile del teleschermo.
Ora si occupa della solitudine del potente e delle battone di Arcore.
Fa ironia su Ruby e dispensa alta cultura discutendo di mozzarella e dei gol di Maradona.
Davanti a me, in carne ed ossa, l'ultimogenito del filosofo catanese Sgalambro.
E' un amico di Peppino.
Fisicamente sembra Piero Ricca.
Barba e capelli ricci, leggermente obeso, mal vestito.
E' un tipo educato, parla a bassa voce.
Tuttavia emerge un banale conformista di "sinistra", nè colto nè intelligente.
Anche lui scandalizzato per le battone minorenni, per i coiti di testa d'ascella.
Lo informo, avendo un briciolo di conoscenza giuridica, che per la legge il sesso (non coartato ovviamente) è "consentito" a partire dai quattordici anni di età.
Il baccalà non mi crede e andiamo a consultare internet.
A questo punto, dato che la legge gli dà torto, si appella alla "morale".
Alla bieca morale dei sessuofobi bacchettoni.
Pur non essendo illegale, scopare con una minorenne non è morale.
Non è invece immorale imporre agli altri a che età possano cominciare a scopare.
Nè, del pari, è immorale impedire il sesso consenziente tra settantacinquenni e minorenni.
In cuor mio mando a cacare l'ultimogenito del filosofo catanese Sgalambro.
Chissà che tipo è il padre.
Chissà se anche lui è un troglodita.
Ma alla fine chi se ne frega.
Terminata la cena l'ultimogenito sembra ansioso di rifugiarsi in qualche bettola e concludere la serata ciucciando cannoni d'erba.
Peppino sapientemente suggerisce il "Tinello", nota bettola genzanese frequentata da consumatori di spinelli.
La proposta è prontamente accolta dall'ultimogenito.
Così saluto i due amici e me ne vado a casa.

Postscriptum: nel pomeriggio vedo sfrecciare su una specie di bidone scassato il vecchio Bragion Grey.
Sembrava Lando Buzzanca con una parrucca a caschetto nera.
Che Dio lo benedica.

venerdì 4 marzo 2011

l'incangiabile

Peppino è tornato.
Ricevo il suo messaggio: "Vieni a riabbracciare un buon compagno di avventure".
Più tardi farò un salto da te caro Peppino.
Magari con una bottiglia di vov.
Peppino è l'icona dell'immutabile mutevole.
Niente potrà mai salvarlo o cangiarlo da ciò che è.
Andare in Sicilia o vivere a Berlino non modificano l'essenza di un uomo.
Le latitudini e i climi condizionano l'umore, ma non credo che abbiano mai cambiato qualcuno.
L'essenza è ciò che ciascuno tenta di nascondere a sé e agli altri.
Se si è deboli si cerca di apparire forti, se si è lupi si cerca di apparire agnelli.
Ci sforziamo di essere ciò che non siamo.
Per viltà o convenienza.
Ma le maschere ogni tanto cadono.
Peppino non indossa maschere, non è un attore sociale.
Non si sforza di piacere a qualcuno, magari a una donna.
Desidera con il desiderio puro dell'animale.
E' nudo e crudo.
E' una bestia.
Peppino è l'assente a sè stesso.
L'instabile per necessità.
Il perduto indolente.
Peppino è il metafisico dell'astenia.
E sarà sempre così, nei secoli dei secoli. Amen.

Vado a trovare Riza.
Fottiamo dietro un cespuglio dietro la Pontina.
A un certo punto proprio mentre vengo, sento freddo al piede destro.
Lo avevo immerso in una specie di fiumiciattolo fangoso che mi scorreva vicino.
Riza, che brava ragazza.
E' una santa.
Sempre dolce, con un sorriso sincero.
Sotto la pioggia, con il freddo o la calura.
La strada abbrutisce il corpo.
Ma la tua anima è ancora vivida.
Non cambiare Riza.
Rimani vivida.

Ieri sento Mari.
Anche lei non cambia mai.
Sempre inamovibile, come una montagna che invecchia male e non se ne accorge.
Sempre pavida, sofferente.
Crocifissa ai pregiudizi e chiusa al piacere.
Mai libera.
Mai perversa.
Mai sincera.
Solo e soltanto carceriera di te stessa, schiava delle tue paure.
Povera Mari.

Passeggiando per Torbalinga pare di stare a Bengasi.
Torme di nordafricani ciondolano per il lungomare.
La sensazione è di disagio, la presenza massiccia di quegli uomini rozzi e sporchi mi infastidisce.
Una parte di me prende le loro difese.
Sono dei disgraziati in cerca di una vita migliore.
Forse non sono bruti.
Una chance va data a tutti.
Per umanità.
Tuttavia non credo alle balle penose del multi culturalismo.
Se una cultura come quella islamica mi ripugna, non vedo perchè dovrei tollerarla.
E dato che tale cultura è piena zeppa di ignoranti, imbecilli, violenti e fanatici, non vedo perchè dovrei tributare ospitalità ai suoi accoliti.
Se vi è concessa una chance, una chance verso voi stessi, ragazzi nordafricani, è perchè spero che in mezzo a voi ci sia qualcuno tanto intelligente e coraggioso da buttare in mare il libro fetido di Maometto.

Si è fatto tardi.
Il quadro forse è l'emblema dell'incangiabile.
Una volta fissate, le forme e i colori sono eterni.
Il quadro è sempre il punto terminale di una volontà.
Io sono un pennello.
Se la volontà e il pensiero non si rigenerassaro costantemente - come il pennello del pittore nella tavolozza - il mondo e la vita apparirebbero insopportabilmente sbiaditi e monotoni.
Chi vede nel mondo un quadro portato a termine, per quanto incantevole, alla fine si stuferà di esso e lo odierà come si odia tutto ciò che è uniforme.
Chi, all'opposto, vede nella propria vita un abbozzo senza fine, rifiuterà il vincolo della cornice.
La cornice è solo un limite immaginario.

mercoledì 23 febbraio 2011

profughi

Corrado scende dal treno di Lanuvio.
Indossa una giacchetta blu, un pò leggera visto il freddo che fa, il volto grigio e stanco di un uomo anziano che nella vita ne ha passate tante.
In mezzo ai giovani che lesti scendono dal treno, perlopiù studenti, procede lento e appare di statura bassa.
I giovani e le ragazze spiccano con i loro colori sgargianti, lui invece, con quella giacchetta blu, pantaloni grigi e mocassini neri, sembra un’abitante dell’ex Unione Sovietica.
Del resto, a suo tempo, comunista ed estimatore dei Soviet lo fu.
Ora non lo è più. Non crede più al sole dell’avvenire.
E come tutti non sa dove cazzo si sta dirigendo il mondo.

Vedere quel vecchio, il mio vecchio, in mezzo a tutti quei ragazzi colorati, mi commuove.
Sono felice di vederlo.
Ancora una volta ha portato a casa la pellaccia.
Su ogni ruga del suo volto e sul suo sorriso leggo l’onesta lotta
di un uomo che, non senza errori, rinunce e compromessi,
si è costruito una briciola di serenità su questa terra.
Quando, giorni addietro, ricevo la sua chiamata e mi dice che è arrivato a Fiumicino, tiro un sospiro di sollievo.
Mi racconta delle peripezie occorsegli per fuggire dall’Egitto.
Allo stabilimento scompaiono tutti.
Aboul Fottò, irrintracciabile, probabilmente ripara a Londra.
Intanto il telefono e internet smettono di funzionare, la bombola del gas finisce, i negozi chiudono e i viveri si esauriscono.
A Beverly Hills sembra non sia successo nulla e i bambini giocano a palla nelle verdi aiuole.
Al Cairo invece si consuma il caos.
Riesce per miracolo a contattare l’ambasciata e gli prenotano un volo con l’alitalia.
Sempre per miracolo contatta Isham, l’autista.
Il disgraziato gli dice che è senza benzina… ma che farà del suo meglio per portarlo all’aeroporto.
Il volo è all’una e incredibilmente Isham arriva alle dieci.
Chissà come cazzo ha rimediato la benzina.
Per strada infiniti posti di blocco e carri armati di traverso.
A un certo punto sull’autostrada le macchine cominciano ad arrivare dal senso opposto.
Il caos è totale.
Arrivato all’aeroporto la bolgia prosegue.
Dopo il check-in centinaia di persone attendono in fila per i controlli.
Chi può sgancia qualche mancia agli impiegati per saltare la fila.
L’aereo parte con cinque ore di ritardo…

E ora eccoti qui caro papà, con una stinta giacchetta blu e sul finire della vita.
Il tempo di dirci due cose inutili e ci saluteremo come sempre.
Profughi di noi stessi, non capiremo mai da cosa siamo fuggiti e perché siamo fuggiti.
Ma non importa.
Tra randagi ci si assolve. E ci si ama.
Nel tuo tramonto vedo il mio.
Chissà se un giorno all’ora del crepuscolo avrò un testimone.
Forse, scendendo dal treno, all’ultima fermata della vita, non ci sarà nessuno ad aspettarmi.
Forse perchè non sarò stato degno di avere testimoni.
O forse perchè non avrò trovato testimoni degni di me.
Per chi è solo la notte è più fredda e il vento colpisce con più forza.
Chi è solo deve stringere i denti e inghiottire amarezza.
Sei fortunato papà.

Guardare le nuvole mi solleva.
Da Gheddafi, dal terremoto, dal futuro, dal battito sordo del mio cuore malfermo.
Le nuvole sono così bianche, così pure e distanti.
Come sarebbe bello essere una nuvola.
Librarsi per gioco. Disfarsi con indolenza. Senza dolore. Senza cuore.
Vorrei essere una nuvola, carezzata dal sole.

lunedì 21 febbraio 2011

demos

Nel giro di poche settimane l'intera Africa mediterranea è esplosa contro i suoi tiranni.
Sussulti arrivano anche dall'Iran e dalla monolitica Cina.
Che sia finalmente giunta l’ora del riscatto anche per questi popoli lungamente affamati e oppressi?
Questo nessuno lo sa.
Su queste masse in subbuglio noi occidentali proiettiamo le nostre aspirazioni e i nostri valori.
Ma non è detto che le nostre aspirazioni e i nostri valori coincidano con i loro.
Di certo la fame e la miseria sono potenti detonatori di gran parte di quelle rivolte.
Ma il discorso sulla democrazia intesa come la intendiamo noi, con libere elezioni, tutela dei diritti umani, divisione dei poteri, è un discorso -inventato dall’Occidente- che quelle masse non si sono mai poste.

L’ora del riscatto a volte è una chimera.
Liquidato un despota, spesso finisce al potere un altro despota, magari peggiore del precedente.
Il rischio di questo scacco, come quello del terrore, si pone sempre.
Eppure, se è vero che esiste sempre questo scacco, è pure vero che è esistito un giocatore che non si è mai arreso per paura di esso.
Ed è anche grazie a lui che adesso scrivo e non muoio d’inedia.

La nostra democrazia, così detta di tipo liberale, seppure profondamente corrotta (ma la corruzione esiste in tutti i regimi, soprattutto in quelli totalitari), fortemente condizionata dai poteri della finanza e del capitale, è pur sempre preferibile agli attuali regimi liberticidi di stampo comunista o islamico.
New York è preferibile a Teheran, Kabul o Pechino.
Quanto meno perché a New York (o a Londra) chi ha un’opinione politica diversa non finisce in carcere o viene trucidato con una fucilata alla nuca o impiccato.

La democrazia non è un sistema perfetto.
I sistemi perfetti non esistono.
Sono perfette solo le utopie e i dogmi ideologici, come quello marxista.
Tutte le critiche che vengono mosse alla democrazia sono vere, a cominciare da quella per cui le decisioni della maggioranza non sono necessariamente migliori o più giuste di quelle di dettate da una minoranza o da un singolo illuminato.
Ma, almeno in teoria, chi sta al potere e governa male può essere rimosso, diversamente dalle dittatocrazie.

Anche la critica per cui la democrazia è fittizia è vera.
Ma il fatto che una democrazia diventi fittizia perchè a governare siano le banche e le società per azioni che comprano i politici, a cominciare da quelli di sinistra, non depone contro il principio della democrazia in sé, depone semmai contro le banche, le società per azioni e i politici corrotti.

Chi sogna un’umanità libera dalla fame e dal sopruso probabilmente s’illude.
Però la cosa che più assomiglia a quel sogno oggi si chiama democrazia.

lunedì 14 febbraio 2011

plexus

Ancora in scena l'Italietta cleripocrita.
Stavolta le parti sono invertite però.
La storia spesso è schizofrenica.
Da una parte le donne di sinistra, intellettuali, aspiranti neo femministre, che una volta (o erano le loro nonne?) si battevano per la libertà sessuale e ora si indignano perchè al potere piacciono le puttane giovani.
Scoprono l'acqua calda le santerelle di sinistra, sempre pronte però a mettersi col potente di turno quando capita l'occasione buona, come Carla Bruni.
Quanta indignazione per quattro battone.
Mai però che queste intelligenti santerelle di sinistra si indignino o manifestino contro qualche imam e quell'immonda prevaricazione chiamata Islam che soggioga la donna da millecinquecento anni.
Del resto le donne islamiche sono talmente sottomesse e imbevute di fanatismo che anzichè ribellarsi a quel codice infame e a quelle usanze atroci, le coltivano a danno di ogni libertà e dignità femminile presente e futura.
Ma questi discorsi sono troppo banali per le moderne cretinistre.
Preferiscono stracciarsi le vesti per un vecchio impotente.
Oltre alla manifestazione delle purittane (si, con due t: incrocio tra puritane e...)si aggiungono anche i pii interventi dell'ex giudice plebeo semi analfabeta, della cara Rosy Bindi, del gay intellettuale Vendola.
Che delusione caro Nichi.
Ti atteggi troppo a Pasolini, lo imiti con spudorata mancanza di originalità.
Nel linguaggio, troppo contorto e forbito, nell'analisi, corretta ma tremendamente intrisa di moralismo inquisitorio.
Da gay dovresti avere allergia ai giudidi di condanna sulla sfera sessuale altrui.
E invece anche tu sul carro bestiame dei bacchettoni più o meno ipocriti.

Se la sinistra, da libertaria ( ma in realtà non lo è mai stata) è diventata clericale, la destra, all'opposto, è passata dal finto perbensmo manicheo al lassismo più spregiudicato.
La "contro manifestazione" dell'obeso ex comunista Ferrara è stata altrettanto orrenda di quella delle femministe facinorose.
Solo guardare i volti di servi come La Russa o la Santanchè fa venire il vomito.
Così spengo quell'inutile accessorio chiamato tv che al massimo può servire a farsi una triste pippa nelle tarde ore della notte.
Destra , sinistra, parole vuote, inutili.
Uomini e donne, miserabili senza il senso della propria miseria.
Fascisti, comunisti, politicanti avidi di potere.
Quanto schifo fate. Tutti.
Amareggiarsi rovina l'umore e non serve a nulla.
La pena non vale il pene.

giovedì 27 gennaio 2011

putain

Passo da Alby verso le otto.
Mi dice di restare a vedere infernet per un pò, il Rigatella's party comincia verso le nove.
Così indugiamo sulle ragazze di escortforum, belle gnocche da due piotte l'ora.
Ma per chi ci sa fare due piotte sono sempre trattabili.
Alby da galantuomo milionario qual è mi dice che una di queste volte ci andiamo insieme, lui non c'è mai andato a signorine, prende i soldi al bancomat e paga anche per me. Che benefattore dell'umanità!
Mi sento un pò come Henry Miller.
Come lui sempre squattrinato, perdigiorno per culto, con buoni amici sempre pronti a offrire colazioni e mignotte.
Mario Prodi, Alby, Angelo, il B.
Personaggi immensi, meritevoli di una statua.
Arriviamo al party e mi busco due sonore pacche sulla spalla sinistra.
E' Peppaus. Mi fissa con un sogghigno enigmatico.
Teme forse che gli fotta qualche cugina? Mah...
Rigatella si presenta con un obeso cinese di vent'anni che sembra barbapapà.
Chiedo chi cazzo sia e Rigatella con una battuta mi spiega che
"u futuru è n'Cina".
Bravo Rigatella. Ancora una volta ha capito chi bisogna oliare.
Soldi, potere e donne.
I tre scopi della vita.
Tony Montana docet. Anche Mario Prodi però.
"Sordi, sordi, sordi!" mi ripeteva gridando mentre ci recavamo al tribuanale.
Arrivano il mitico B. e Pierluigi.
Il B. dice che non fotte da una vita, cioè da due settimane, Pierluigi è felice di vedermi. Anche io sono felice di vedere lui.
Lo stimo, anche quando si mette a fare il misticheggiante.
Perchè è in buona fede.
Peccato creda alle fantacazzate di Evola.
E' un ragazzo amabile e mite.
Non sarebbe capace di ammazzare una formica, come me.
Sono convinto che una goccia di sangue ti darebbe tormento per il resto della vita caro Pierluigi.
Altro che guerrieri ariani e mistica fascista.

Il B. si lamenta perchè l'avrei descritto come un frivolo senza cervello.
Se per primo io non fossi un frivolo senza cervello, almeno saltuariamente, nemmeno saremmo amici vecchio B.
Ti ricordi i muggiti che rimbombavano nel silenzio della biblioteca di Genzano quando andavamo a far finta di studiare?
Essere frivoli è una virtù.
E poi tra veri amici le parole sono aria.
L'idiota di Dostoevskij non è idiota nel senso comune.
E' un idealista che si illude credendo nell'amore e nell'armonia universale.
Per questo è "idiota", caro B.
Perchè crede nell'impossibile.
Un pò come te quando confidi in padre Pio o nelle profezie di Celestino o in qualsivoglia altra bestialità.
Per questo ti amo.
Perchè chi crede nell'impossibile è sempre più ricco di chi non crede in niente.
Ma ognuno è fatto com'è fatto.

Le lasagne sono squisite. Anche il pollo al profumo d'aceto.
La porchetta è un pò molliccia.
Egregi i vini.
Alby s'è rotto il cazzo e vuole andare via.
Gli dà fastidio la gente, la confusione.
Vorrebbe fottere, non parlare a vanvera.
Barbara arriva addirittura a sostenere che Ruby è brutta e gonfia.
Certo che l'invidia femminile non conosce limiti nè decenza.
Penso a Befalix. A Giugno si sposa. Il marito sembra Fassino.
Un'altra zitella amica di Barby -dichiaratasi comunista- orgogliosamente confessa che non si farebbe palpeggiare il culo da Berluscoiti nemmeno per cinquemila euro.
Per cinquantamila invece si.

E'il momento del brindisi.
Alby scalpita.
Trangugio un pezzo di torta e filiamo a casa.
Alle cinque la canoa attende Alby.
Il lago di Castel Gandolfo è la sua vita, la sua adorata puttana.
La canoa è il suo membro, fedele e puntuale.
Il coito avverrà alle cinque in punto, quando ancora parte del mondo sonnecchia sotto le coperte.
Dopo il sole riscalderà la terra.
Forse la terra è la puttana del sole.
O viceversa.

lunedì 17 gennaio 2011

ruby

Piccola commedia italiana.
Tutti recitano la loro parte.
Il potente, l'invidia che si traveste di perbenismo e puritanesimo.
Chi appare più ridicolo e tristo è l'inquisitore.
Questa classe politica di sedicente sinistra ad esempio.
Oppure l'inossidabile Bocassini.
Dà l'impressione di una repressa perfida, di chi non gode o non sa godere o gode male e quindi gode nel perseguitare il potente gaudente.
Il potente -probabilmente impotente- fa ciò che deve fare, cioè mentire.
Per questo fa pena.
Non è biasimevole perchè si porta a letto avvenenti ragazzine con gli strumenti che ha a disposizione, denaro e posizione.
E' biasimevole e ridicolo perchè nega e si finge casto.
Invece nella voce di chi lo attacca parla l'invidia, un'invidia molto umana, molto miope e profondamente moralista e clericale.
Tutti fotterebbero Ruby.
Solo un povero demente sessuofobico negherebbe.
Eppure quasi nessuno ha la spina dorsale per riconoscere questa banale evidenza.
Le mogli intelligenti e le compagne ci resterebbero male.
Al bar con gli amici però si può confessare apertamente la propria libidine.
In ciò risiede la nostra viltà privata.

La carne di una diciassettenne, per un vecchio sulla soglia dell'oblio, vale molto più di settemila euro.
Per Ruby sarebbe lecito vendere l'anima al diavolo, se il diavolo e l'anima esistessero.
Ma questo i moralisti non lo capiranno mai, aridi e ottusi come sono.
Il vecchio è un reietto da compatire. Non ha diritto al desiderio e al sesso.
Come non lo hanno i minori che hanno raggiunto la facoltà procreativa.
La "morale" è sempre la stessa.
Reprimere ed espellere il desiderio.
Anche quando il piacere è barattato e non è estorto con la forza.
Perchè è sempre il desiderio a essere intrinsecamente scandaloso.

Il vecchio di turno stavolta è lui, il supremo Sivio B.
Ciò dimostra tragicamente che solo il potere può assecondare, riscattare e salvare dalla forca la "perversione" del vecchio, altrimenti destinato alla soppressione dolce.
Se Silvio non fosse stato ricco e potente a quest'ora vagherebbe sulle provinciali in cerca di mignotte.
Il vecchio non vuole attendere la fine vegetando come vorrebbero i moralisti.
Vuole ancora godere.
Ma può godere solo se ha il potere.
Potere è godere.

La cara Ruby ha capito come va la vita.
Ha capito che la chiave del successo è il suo corpo.
Chi si indigna per l'imperante mercificazione del corpo ha ragione ma è superficiale.
Il capitale ci sguazza ma non ha inventato nulla.
Gli schiavi esistevano da prima.
E poi la donna ha sempre esibito il proprio corpo come una merce da offrire all'uomo in cambio di qualcosa.
Se questo qualcosa si chiama amore va tutto bene e la donna è ammirabile.
Se invece questo qualcosa si chiama danaro allora si ha un mercimonio e la donna è una mignotta.
La cosa più triste è che in questo giudizio artificiale e arbitrario inventato dai maschi c'è cascata in pieno proprio lei. La vittima.
Invece di ribellarsi ai giudizi morali degli uomini la donna vi si è conformata.
Fine della commedia.

venerdì 7 gennaio 2011

zenit

Allo stesso modo in cui nessuno dopo quasi venticinque anni è ancora riuscito a isolare e a spiegare il meccanismo eziologico in virtù del quale un banale retrovirus riuscirebbe a debilitare il sistema immunitario, nessuno ad oggi è in grado di spiegare e risolvere l'attuale crisi economica.
Non ci riescono gli economisti, non ci riescono i politici.
Entrambi ripetono la stessa canzone, lo stesso disco rotto.
Le formule magiche e vuote del neo liberismo.
Il dogma del libero mercato, le liberalizzazioni, l'abbassamento delle tasse, l'aumento della produttività, la riduzione della spesa pubblica, la smobilitazione del welfare, l'aumento dei consumi, etc. etc.
Il fatto che queste salutari formule magiche -applicate da decenni nell'America del libero mercato, delle liberalizzazioni, delle tasse agevolate, del welfare zero-
non abbiano mai risolto nè evitato alcuna crisi, questa evidenza non fa sorgere alcun dubbio.
L'importante è ripetere a pappagallo la formula magica così che gli ingenui alla fine abbocchino.

Altra demenza incontrovertibile: I soldi non ci sono.
Non ci sono perchè così decide chi li stampa, a costo zero e senza tallone aureo.
L'oro è merda, meglio le patate.
Tremonti è solo una marionetta della BCE, come tutti i ministri delle finanze europei.
Vuoi i soldi Grecia? Chiudi i rubinetti pubblici. Stringi la cinghia. Privatizza.
Chiudi ospedali. Regala l'acqua ai privati. Vedrai che così uscirai dalla crisi.
Bisogna fare sacrifici. Ma solo alcuni. Mai i Marchionne e i consigli di amministrazione che si spartiscono utili miliardari.
Non è un insulto che un dirigente guadagni cinquecento volte di più di un suo dipendente. Il dipendente non deve nemmeno scioperare, lo sciopero è un male.
Va bene così. Deve andare bene così.

La crisi non è un sintomo. E' il sistema.
Il sistema si nutre di crisi, la crisi si nutre del sistema.
La crisi è normale, è lo status quo.
Basta solo cristallizare le cose, anche le disparità e i torti una volta cristallizati non stridono più, bisogna solo rendere normale ciò che è assurdo, iniquo, abietto.
La crisi splende perchè il sistema ha vinto.
Tuttavia è nel momento in cui il sole è allo zenit che comincia a degradare.
Come le grandi stelle al termine del loro ciclo collassano su sé stesse, così il sistema, politico, economico, umano, raggiunto il suo apice, comincia a esaurirsi e alla fine piomba su sé stesso.
Lo schianto sarà un orgasmo. Forse l'ultimo.

lunedì 3 gennaio 2011

il bicchiere

C'est la vie. I francesi sono siciliani. Nel fatalismo.
Uno dei cazzodanni più insulsi della storia. Come quasi tutti i capodanni del resto.
La rinnovata Villa Burina sembrava un incrocio tra un ospizio e un'agenzia di pompe funebri, con un lampadario che ti invitava a fracassarlo a sassate.
La fauna era sensazionale, sembrava di stare dalla De Filippi.
Tolte due moldave e mezzo, Arianna e una rumena era il regno delle anf (termine rigatelliano:
absolutely not fresh).
C'era anche un troista o meglio un giovanotto che si atteggiava tale.
Anche il cibo, ahimè, lasciava a desiderare.
Come ho fatto a non rigettare è un miracolo. Durante la notte ho preso due bustine di biochetase.
La pista da ballo, quattro gatti, non invogliava.
Così Alby verso l'una e mezza mi porta via.
Chiamo Noemi ma risponde la segreteria.
Accompagno Alby a casa e restiamo una mezz'oretta a chiaccherare in macchina.
Un nostro amico pare stia attraversando un momentaccio.
Ritengo siano cazzate, bisogna solo ridimensionare le cose a ciò che sono, cioè cazzate.
Qualche sganassone la vita lo dà a tutti, perciò pazienza.
Discutiamo se sia o meno opportuno che il nostro amico si rivolga a uno specialista.
Alby da buon razionalista crede che questi "specialisti" facciano miracoli.
E forse è vero, a costo però di diventare cagnolini devoti e drogati di sedute terapeutiche -che più sono meglio è per le tasche di questi signori- e cosa peggiore di tutte -oltre all'eventuale assunzione di quelle porcherie chiamate psicofamaci- si delega in mani altrui la fiducia in se stessi, come i bambini.
I più onesti di questi luminari, come Galimberti ad esempio, riconoscono il valore della maiueutica.
Non è un mistero che in ciò Socrate abbia anticipato Freud.
Dall'esterno ci vuole solo qualcuno che ti tiri fuori il dolore, ti ascolti e infine ti compatisca.
Dall'interno la volontà di cambiare atteggiamento, di vedere il bicchiere mezzo pieno che la vita ti offre.
Se si cambia visuale la sofferenza scema, altrimenti la si prende in culo.
Tutto qui.
E c'è bisogno di sedute, lauree, specialisti per capire questa ovvietà?
Il problema semmai è che oggi è più difficile trovare un cane che ti ascolti, perchè immersi come siamo nel nostro egoismo e nel fare soldi ce ne fottiamo completamente del prossimo.
E l'oscenità è che bisogna pagare per trovare un cane che ci ascolti, come bisogna pagare le agenzie matrimoniali per trovare un partner, eccetera eccetera.
Si va dallo psicologo perchè non si ha nessuno a cui sfogare la propria pena e il fatto d'aver trovato un orecchio disponibile, seppure a pagamento, concede un pò di quel conforto di cui tutti abbiamo bisogno.
Del resto questi nuovi guru, gli psicologi, vengono percepiti e riguardati dalla massa con la stessa ingenua devozione fideistica che un tempo era tributata ai preti.
La stessa istanza salvifica si rivolge ad entrambi.
Il prete ti congeda con un pater noster, lo psicologo con il patto della prossima seduta.
Lo psicologo è solo un uomo che ascolta le confessioni di un depresso e cerca di dare fiducia e consigli logici. Tutto qui.

In ogni caso non esistono terapie infallibili.
Qui tutto dipende dall'arbitrio. E l'arbitrio dal caso. Ricordati del bicchiere caro paziente. Dipende tutto da te. E' preferibile che tu lo veda mezzo pieno.
Per quanto mi riguarda preferirò sempre il piacere alla psicologia.
Forse perchè preferisco il piacere a qualsiasi discorso.
Per me un discorso è come una donna. Mi convince solo se mi seduce, non se tanto se è vero o falso.
Ma questo è un altro discorso.

giovedì 16 dicembre 2010

el rubio

Non si può non amare il rubio.
Il suo candore, il suo appassionarsi anche al peto d'una zanzara è commovente.
L'indomani avrà dimenticato il peto e la zanzara e si farà sedurre da una nuova farfalla. E così per ogni giorno della sua vita.
Labile e amabile, un pò come l'Idiota perpetuo di Dostoevskij.
Gli piace la vita, godere, battersi, farsi sbattere tra i flutti del Dharma.
La schiuma della tempesta lo travolge come lo spumante.
E' giocondo, solare intrinsecamente.
In lui risiede un entusiasmo che sembra non possa abbattersi.
Non si arrende mai.
I suoi infiniti difetti, la sua banalità, la sua ingenuità, il fatto che è un donnaiolo, la sua confusione eterna, la sua brama insaziabile di piaceri, di mondanità, se da una parte ne fanno un comune conformista, dall'altra ne rivelano la vitalità genuina e profonda e quindi tragica.
E' il protagonista di una commedia dal finale ovvio.
E' fortunato, piace alle donne.
Egli lo nega con sincera modestia, ma intanto le ragazze gli piovono tra le braccia una dopo l'altra.
Moldave, mulatte, equadoregne, rumene.
Dice che coltiva, coltiva, e a furia di coltivare raccoglie qualche frutto.
Ma è una mezza verità, perchè la verità è che il chico rubio gusta, gusta mucho.
Fotte le donne più belle del mondo.
Io invece pettino le bambole della mia viltà.

Tuttavia il rubio non è mai sereno, è sempre tormentato da un'ansia che lo dilania nel profondo.
Sempre febbrile, sempre alla ricerca di qualcosa da mettere nel vuoto della sua anima.
Si fa suggestionare facilmente da libri spazzatura come la Profezia di Celestino e ingenuamente crede che la lettura di un libro possa cambiargli la vita.
Sono tutte stronzate vecchio rubio!
Non credere alle teorie e alle favole di nessuno, o presto o tardi ne resterai deluso.
Ognuno orina la sua verità sul mondo e sulla felicità, ma ogni teoria è solo un sentiero scuro e senza garanzia.
Percorri il tuo di sentiero, costruendolo dal nulla.
La felicità, questa parola fatata e seducente, questa breve eiaculazione dell'anima, esiste solo come accidente benevolo, mai come dottrina da consegnare alla massa.
La felicità è solo un'eiaculazione.

Nell'ora in cui scenderò nella fossa dovrai benedirmi con una risata e battezzando di seme il piacere e il ventre di una fanciulla. Ricordami sempre con un dito di spumante, laido dannunziano.
Così deve andare? Amen! E così sia.

Meursault

Meursault è l'uomo del paradosso assoluto.
Nega e accetta l'assurdo allo stesso tempo.
Lo nega perchè accettando di essere condannato a morte senza difendersi decide di liberarsi di tutto, della vita e quindi dell'assurdità della vita.
Al contempo col suo silenzio, con il suo no definitivo tiene una condotta assurda.
Meursault è quindi fedele all'assurdo.
Per essere fedele all'assurdo non può che immolarsi ad esso.
In ciò Meursault assomiglia a Socrate.
Socrate si immola per la Verità, Meursault per niente.
Il suo sacrificio è senza senso.
Tutto è senza senso, perciò una cosa vale l'altra: il silenzio, l'amore inutile di Maria, il cane di Salamano che scompare, l'indignazione del pubblico ministero, il funerale della mamma.
Si può prendere qualsiasi direzione perchè tanto tutte portano all'assurdo.
Il cinismo è la via più breve.
Il prete vorrebbe fargli uscire almeno una lacrima.
Ma il suo cuore è un deserto.
Non esce niente, salvo un urlo straziato.
Questo grido, che rompe un silenzio quasi ininterrotto, rappresenta l'unico brandello di umanità che Meursault concede al lettore.
Gridare è umano, tacere è assurdo.
Eppure nell'assurdo c'è qualcosa di commestibile.
Meursault se ne accorge.
Ancora una notte lo separa dal boia.
E in quella placida notte d'estate tutti i profumi della vita vengono a sedurlo ammantati nella veste del ricordo.
Il cinico cede al piacere.
Ma Meursault non è Faust, anzi è l'anti Faust.
Faust vuole essere salvato, una lacrimuccia può commuovere Dio.
Meursault no.
Tutte le fragranze della vita sono lì, nude, ma rimangono sterili, senza conseguenza.
Meursault se ne lascia inebriare, ne gode, senza la disperazione di chi sta per perdere tutto.
Per questo Meursault è assurdo.
Perchè nell'equazione assurda del suo cinismo riesce a vivere e a morire -e a godere-senza disperazione.
Chi invece resterà dopo di lui, dopo che il boia avrà eseguito la condanna, dispererà perchè si opporrà all'assurdo che tutto concede e tutto toglie.
Solo chi spera può disperare.
Bisogna immaginare Meursault felice.
Non è poi così assurdo.

martedì 2 novembre 2010

clinamen

Il taccuino è nella mente, minuto per minuto, secondo per secondo, litro per litro.
Il romanzo è nella testa, già composto da un'eternità, libro mai scritto sul fondo del mare.
Che bisogno c'è di scrivere un libro quando la propria vita è un romanzo, il migliore dei libri possibili?
Gli occhi luccicanti di una o due volpi nascoste nel sottobosco, il loro sgattaiolare fulmineo e suicida su una strada provinciale, la profezia di un pittore immorto.
La strada è scritta, la storia pure. Con un litro di vino nello stomaco si diventa Sandokan di sé stessi, anzi il Salgari dell'apparente banale. Ma mai niente è soltanto banale...
E così me ne vado a spasso col buon Antoine. Ad Anzio vediamo un vecchio che parla da solo al vento mentre passa un treno. A casa di Peppino Antoin vede una donna dai pedalini bianchi che si nasconde e gli viene un attacco di angina pectoris. Nei pressi del Pantheon, mentre mastica un putrido panino da Mc donald's gli si rompe una capsula di un dente finto. Dice che viene irradiato, che gli irradiano i denti, il cuore, le palle. Chi? Il Vaticano...
Più tardi ti becco e.d. e la sua amica che salvano un cane nero come la notte, di notte, al bivio di Lanuvio.
Forse solo e.d. può salvare cani neri come la notte, di notte, ai bivi di Lanuvio.
La barba rossa, i denti bianchi di fuori, i vestiti sgargianti, la faccia da minorato.
Per questo è adorabile, perchè è un minorato dal cuore immane (e forse anche immune)...
Lo saluto alzando la mano e lui, col suo cuore immane e immune, senza neanche riconoscermi, mi ricambia il saluto.

Tornato a casa mi sciacquo la cappella e ripenso ad Alessandra.
Chissà se la rivedrò.
Quella sera compro due pizze, qualche birra e una bottiglia di spumante. Sono le undici, la ragazza è stanca. Begli occhi verdi, bel sorriso, dolce, bello sfintere.
Tossisce e fuma una sigaretta. Le manca un dente. Ma è bella lo stesso.
A novembre compie ventuno anni...chi ero io a ventuno anni? Uno spermatozoo.
Il frigo è rotto perciò mettiamo la bottiglia di spumante a rinfrescare nello sciacquone del water.
La ragazza vuole uscire. A me gira la testa, voglio solo baciarla e scoparla.
"Dai usciamo! Portami al mare!"
Ma sono le undici, è tardi, domani devo lavorare, Dezi...ma chi se ne fotte?
Fuori fa freddo, c'è un umido insopportabile.
La ragazza mi pistona mentre guido e le vengo in mano.
In cielo splende una luna malevola, pesta , rancida...il mare è lì, ai suoi piedi.
"Andiamo, voglio toccarlo!".
Torvaianica, buon vecchia fogna. Senza di te mi sarei già ammazzato.
L'odore salmastro del mare, la notte, le onde, l'ululato vago di qualche creatura.
Ci sediamo sulla sabbia nera, sporca e umida.
A che serve parlare? Tutto è già stato detto, ogni parola pronunziata.
Rabbrividisce e la stringo. Poi rabbrividisco io. Lei se ne accorge e ride.
Ridiamo. C'è ancora una bottiglia di spumante che ci attende. Nello sciacquone del water.
In Romania le donne sono semplici, non come le italiane con la puzza sotto al naso.
Qualche molare in meno, tante belle pompe. Seni piccoli, come chicchi di caffé. Da succhiare con delicatezza.

Lo spumante è quasi fresco. Ridiamo, ridiamo, senza un cazzo di perché.
Alla fine crolla sul divano, la bocca spalancata. Le do una carezza, finisco di guardare quella fica di shakira mentre sculetta al grido "loca!" e le butto una coperta addosso.
Notte bimba meretrica. Che la vita ti sorrida, come tu hai fatto con me.

Le palpebre quasi mi si chiudono, sono le due passate.
E.d. che salva cani neri ai bivi di Lanuvio, la bimba rumena che mi regala il suo corpo e il suo sorriso, le volpi suicide e i presagi del pittore immorto, il mare putrido di speranza coronato da una luna gialla come la sifilide, la bottiglia di spumante che si rinfresca nello sciacquone di un cesso.
Forse ho vissuto la vita intera e non me ne sono accorto.
Come tutti i caduti, precipitando, tutte le costellazioni mi passano accanto, sfiorandomi, alcune salutandomi, come e.d., altre indifferenti, come sagome vuote della risacca.
Questa notte è un maelstrom, una vasta vertigine intorno al vuoto, il movimento di un oceano infinito intorno a un buco nel nulla...e, da una botola lassù, sto precipitando in una caduta senza direzione, infinitupla.
Non so volare, non so volere.
E così, infine, mi accorgo di non essere mai stato io.
Sono un presagio. Sono una volpe dagli occhi d'argento che sbuca dal bosco per farsi ammazzare. Sono una bottiglia di spumante che prende fresco nello sciacquone di un cesso in attesa che due amanti fugaci si ricordino di brindare mentre fissano una luna gialla in un'estasi moribonda e senza senso...

giovedì 21 ottobre 2010

il doppio

Le attuali tecniche di riproduzione dell'informazione, di tutte le informazioni possibili, aprono uno scenario salvifico inquietante, rendono l'uomo e ogni cosa una sorta di immortale, lo trasformano sub specie aeternitatis da uomo in dio.
L'informazione è l'anima del mondo.
La digitalizzazione e (in misura minore) la genetica sono di fatto la nuova parusia, la promessa di una reincarnazione definitiva qui e ora, senza più il pericolo della temuta corruzione dei corpi e della materia.
Se le informazioni, come l'energia, non possono morire, non possono essere distrutte e possono trasmettersi all'infinito, è chiaro che l'immortalità diventa a portata di mano.
Il piano tecnologico ha soppiantato quello metafisico.
Non c'è più bisogno di una metafisica, di scomodare Dio, di superare le barriere della impura materia quando l'immortalità si può ottenere nell'aldiquà, con la semplice fisica.
Una volta occorreva ingravidare per, in parte, reincarnarsi nella nuova vita; nella prole ogni genitore proiettava sé stesso oltre sé stesso, nella speranza della generazione e contro la morte.
Oggi tutto questo sta per essere superato.
Siamo un insieme di informazioni digitalizzabili, perciò basta un supporto, magari un hard disk di qualche tetrabyte, per reincarnarci nella simulazione assoluta.
Niente sfugge. Solo informazioni.
Basta solo estrapolarle e riprodurle...
Typler, coerentemente, fa di tutto ciò un paradiso, anzi, l'unico paradiso possibile perchè negli oltremondi della religione non ci crede neanche lui.
Così finalmente tutto è perfetto perchè sottratto alla morte.
Epurata dalla caducità, la nuova vita irraggia l'unica verità possibile, ossia quella della tecnica.
Afferrato il segreto dell'immortalità (l'informazione digitale) finalmente l'uomo può proclamarsi nuovo dio.
Prometeo si è liberato...

Eppure all'apice della performance tecnologica, all'apice della informazione assoluta, è come se un cancro ci stesse divorando dall'interno, lavorando contro di noi, sovraccaricandoci di un eccesso di informazioni.
Accerchiati dall'informazione, braccati da essa in ogni momento della vita, ne proviamo infine nausea, rigetto, come un veleno che ci viene somministrato e introiettato senza che lo vogliamo...
A furia di sviscerare la materia abbiamo scoperto dei nuovi atomi, senza capire che ogni scoperta è un omicidio.
E ogni scoperta esige la sua vendetta.
Sottratti alla morte esigiamo la morte.
Ingozzati di informazioni le vomitiamo per liberarcene.
Pervenuti alla povera verità che noi stessi siamo un'accozzaglia di informazioni e che possiamo essere persino riprodotti e simulati infinite volte, ci viene una salutare voglia di suicidio, quasi a voler ripristinare un'originalità perduta.
Ogni simulazione è un'esecuzione capitale di ciò che chiamiamo l'originale.
Ma per fortuna niente è identico, nemmeno due gemelli.
Nonostante tutti gli sforzi, lasciamo ovunque tracce d'imperfetto -virus, errori, lapsus, germi, catastrofi- come le impronte di un apprendista maldestro.

Di fatto ogni informazione è fine a sé stessa: tende alla sua conservazione e riproduzione. Si autonomizza, come fanno i figli, alla faccia dei genitori.

Effettivamente tutti questi poveri malati d'eternità, dopo aver seppellito i fantasmi della metafisica, della religione, dell'idealismo, del materialismo, della psicoanalisi, sembrano avere ancora spazio e voglia per accogliere i nuovi spettri digitali: c'è un'ebbrezza insopprimibile in ogni odore di salvezza.
Eppure l'apprendista stregone si scopre nuovamente triste: il suo esperimento (e con esso il suo desiderio) gli è scappato di mano.
Il suo doppio, figlio dell'informazione digitale, gli sorride al di là dello schermo, perfetto e incorruttibile.
Ma quel sorriso non è il suo.
E alla fine, a ben vedere, l'apprendista non sa che farsene di un altro sé stesso.
Il doppio sfugge sempre, come l'ombra sfugge al corpo che la proietta.
L'ombra si beffa di noi...

lunedì 18 ottobre 2010

trompe l'oeil

La grande questione filosofica era: "Perchè c'è qualcosa piuttosto che nulla?"
Oggi la vera questione è : "Perchè c'è niente piuttosto che qualcosa?"
L'assenza delle cose da sé stesse, il fatto che esse non abbiano luogo pur dando l'impressione di accadere, il fatto che ogni cosa si ritiri dietro la propria apparenza e non sia dunque mai identica a sé stessa, in ciò consiste l'illusione materiale del mondo.
E questo resta in fondo il grande enigma, che ci fa sprofondare nel terrore e da cui ci proteggiamo mediante l'illusione formale della verità.
Pena il terrore, dobbiamo decrifrare il mondo, e quindi annientarne l'illusione originaria.
Non sopportiamo né il vuoto né il segreto né la pura apparenza.
Perchè mai dovremmo decifrarlo, al posto di lasciarne irradiare l'illusione come tale, in tutto il suo splendore?

L'identificazione del mondo è inutile.
Bisogna cogliere le cose mentre dormono, mentre si ecclissano.
Non essere sensibili a questo grado d'irrealtà e di gioco, di malizia e di spiritualità ironica del linguaggio e del mondo, significa di fatto non essere capaci di vivere.

L'identificazione del mondo è inutile.
Anche il nostro volto non può essere identificato, poichè la sua simmetria è alterata dallo specchio.
Vederlo quale è sarebbe una follia, poiché non avremmo più segreti per noi stessi, e dunque saremmo annientati per trasparenza.
Lo stesso vale per qualunque oggetto, il quale giunge a noi definitivamente alterato.
Tutte le cose si offrono dunque senza la speranza d'essere altro che l'illusione di sé stesse. E va bene così.
Fortunatamente viviamo in base a un'illusione vitale, a un'assenza, a una non immediatezza.
Fortunatamente nulla è presente nè identico a sé stesso.
Fortunatamente la realtà non ha luogo.

La principale obiezione alla realtà è d'altra parte il suo carattere di sottomissione incondizionata a tutte le ipotesi che si possono fare su di lei.
La realtà è una bagascia...