Certe cose non cambiano mai.
Dopo aver sborrato in gola a Noemi
vado al cesso a sciacquarmi la cappella.
Ma nel cesso di Noemi è più facile trovare
un vangelo apocrifo che una saponetta...
Così mi faccio il bidet con il sapone per la lavatrice.
Sono quindici anni che non trovo uno sputo di sapone
nel tuo cesso Noemi.
Una volta mi sono lavato il cazzo con il balsamo per capelli,
un'altra volta col dentifricio.
Una volta ho rubato un profumo di dolce e cubana
ad una buttana.
Mi aveva deluso.
Fregna larga come una corsia del raccordo,
pompa malfatta, niente pomiciata.
Così regalai il profumo alla signora Averno
che puzza sempre di cipolla e incenso.
Mentre Elio esibisce la sua virilità alle cinesi
vado a ingozzarmi di pizza in un panificio.
Faccio amicizia con il commesso, un frocio.
E' un ragazzo di trent'anni, simpatico e loquace.
Non leggere l'oroscopo de ieri che porta sfiga.
Pe noi froci è dura.
Nun se potemo sposà, nun potemo avè na famija
perciò semo allo sbando.
M'arzo ae cinque de mattina pe annà all'after.
Che cazzo è l'after?
E' un posto de noi froci ndò se balla fino ae undici.
Se conoscemo e annamo a scopà.
E poi chi s'è visto s'è visto.
Speramo che vince Sirvio così ce leva mpò de tasse.
Ma l'amico tuo perchè n se fa e pippe da solo?
A mejo mano è a tua.
Solo tu te poi fa e mejo pippe.
Si, m'arzo ae cinque.
Manco a visita ar militare.
Ce so annato ch'era mezzogiorno e gne so detto che so frocio.
N'me credevano sti stronzi.
So fatto n'colloquio co na psicologa.
Doppo tre giorni a fine se so convinti.
A dottora me dice: te riformamo ma poi impugnà.
Che te mpugno dottorè? Sto cazzo.
Tre giorni pe convinceli che so frocio e poi vado a mpugnà...
Tacci vostra...
Dopo un pò entra nel panificio un altro giovane,
un povero disgraziato amico del frocio.
Si siede, tira fuori dalle tasche un mucchietto di monetine,
le appoggia sul tavolino e comicia a sistemarle le une sopra le altre...
Il padrone di casa non vuole rinnovargli il contaratto,
l'impresa di pulizie dove lavorava l'ha licenziato per assumere filippini,
quei rottinculo del sindacato non gli trovano la ricevuta dell'iscrizione...
Saluto il frocio e il disoccupato e me ne vado.
Questa è la vita.
E' il mare che va via con il sole?
E' uno stronzo che va via con lo sciacquone?
Cosa avrai lasciato di te?
Tante belle pippe caro Elio.
Non illuderti d'essere immortale caro Elio.
Quante vulve hai scavato col pistolino sino a trovare l'umido piacere?
Una? Vergogna!
Quante gole hai dissetato col tuo seme?
La zuzetti, dana, fabux, quell'altro scarto frigido di Piadisgrazia...
Fabux, eccitato come un porco, con la bava alla bocca,
anela Piadisgrazia, fetida zitella...e tu cosa fai?
Pianifichi la rovina d'un minorato...
Ti piace la compagnia dei rottami viventi, delle fregne secche
come grattugie, dei cervelli guasti.
Sappilo allora: saranno la tua rovina;
saranno le ancore che ti impediranno di volare.
Un giorno o l'altro ste cinesi ti staccheranno il frenulo.
Diventerai un vero uomo.
Tu velgine.
Tuo Piselo nolmale.
Dodici centimetli dlitto.
Tu fale legalo me...
Ma quali pippe mio non dotato amico!
Lascia le pippe a degenerati come fabux e a.r.!
Piuttosto sborrare senza guanto
dentro al caldo e denso mestruo d'una fichetta!
Che spettacolo virile!
Che culmine di vita!
Estrarre lo spadone invischiato di rosso sangue!
Qualcuno dice che è l'angelo dell'inferno...
ma è una spada affilata che non mi lascia mai sola...
E' di sangue il patto che lega in eterno un uomo e una donna!
Ma quali malattie mia cara Barnabel!
Le uniche malattie sono le fobie che tormentano
i baccalà che hanno paura di vivere con pienezza la vita.
Fatti una spremuta e più non dimandare Baccabel.
Cosa?
Un dì il male suonerà il campanello e mi chiederà il conto?
E venga pure l'esattore!
Non pagherò mai il conto.
Piuttosto mi farò saltare le cervella,
in un giorno di sole,
su un prato verde della Bontina.
lunedì 18 febbraio 2013
la bambina
E' il cocchiere o il cavallo che conduce la carrozza?
Dove approderemo? Dove ci sfracelleremo?
Giungo sulla Bontina.
Alle tre in punto.
Ho un'appuntamento.
La bambina è lì, seduta sul muretto di cemento con la schiena curva,
lo sguardo perso nel vuoto delle macchine che passano senza senso.
Sei triste, non c'è dubbio.
L'ultima volta io ed Elio scorgemmo una lacrima uscire dai tuoi occhi.
Fu un'istante: poi ci regalasti il tuo sorriso candido.
A furia di stare seduta su quel muretto di cemento il tuo povero sederino
è diventato rosso e dolorante.
Ma oggi sarà un giorno un pò diverso, divertente e più sereno.
Come sei piccola!
Non sembra che hai diciannove anni, ma sedici al massimo.
Un pò provo imbarazzo perchè potrei essere tuo papà.
Ma l'imbarazzo dura poco.
Così ti prendo la mano, stringendola e scaldandola teneramente.
Passeggiamo per il centro commerciale
come una delle tante frivole coppiette.
Vuoi mangiare?
No, preferisci acquistare una borsetta cinese.
Ti piaciono anche degli orecchini con una pietra viola
ma costano troppo.
Ci appartiamo
in una stradina a cul de sac
accanto ad un magnifico campo
dove l'erba cresce alta e verde.
In un attimo il mio corpo è nudo
sopra di te.
Accarezzo il tuo seno rosa e generoso.
No, non girarti.
Voglio fare l'amore guardandoti negli occhi.
Forse ancora hai un pò paura di me perchè
non ci conosciamo tanto bene.
Per questo non vuoi che baci la tua bocca
e libi il tuo seno.
Ma io ho pazienza.
Saprò lottare.
Le tue labbra e il tuo seno saranno la mia vittoria più grande...
"Non ti devi inamorare di me" sussurri.
"No. Te lo prometto" dico mentendoti.
Vengo, sospirando, e batto la testa sulla tua.
Ridiamo.
Fai la pipì, inginocchiata sul prato.
Ti accompagno, a malincuore.
Ti lascio dove ti ho presa, sul muretto di cemento,
dove le auto passano inutili
come inutile scorre
tutto il tempo del mondo
senza di te.
lunedì 4 febbraio 2013
sangue e bora
Ma si!
Scriviamo!
A costo di schifare il frac di Via Frenulo!
Le dita fremono, come cazzi tesi...
Niente melensaggini stavolta...
il miele fa schifo ai miei quattro lettori,
essi esigono sangue e sperma,
essi esigono da me il cazzottatore lesto,
dal colpo micidiale...
Devo affondarvi nel giro di tre righe...
oppure avrò fallito.
Le signore e l'educande
avvertite sin d'or sono:
il fango qui è abbondante
e bandite son le sante.
I fanciulletti ben faranno a mutar lido:
poichè io insegno il parricidio.
Le fanciullette ben faranno
ad aprire l'orecchiette:
perchè qui Anemone si diventa
e s'assassinan le zuzette.
Solo minimi sistemi quindi
e qualche sagoma che appare;
dietro i vetri belli e lindi
c'è il mio circo infernale.
Nani, clown e folli;
Paterbaldi è un dei jolly
e Barnaba floscia i colli.
L'intera umanità di mostri e storpiature
è folta collezione...
E io raccolgo tutti quanti!
E ci gioco come ai fanti.
Oggi ha visto il coliseo
a braccetto di Cleteo
l'adorabile Romea;
fino a ieri
credea la bambina
che la vita sua fosse latrina.
Invece no mia Romea!
E la Città Etterna per te oggi splendea!
Va con Cletus e sii felice!
Dalla cenere risorge la fenice.
E ora basta,
perchè mentito ho ancora!
Albi è stufo de sta pasta
e vuole sangue e sbora!
E li avrai presto vecchio frac:
già di ossa .... odo il crac!
Scriviamo!
A costo di schifare il frac di Via Frenulo!
Le dita fremono, come cazzi tesi...
Niente melensaggini stavolta...
il miele fa schifo ai miei quattro lettori,
essi esigono sangue e sperma,
essi esigono da me il cazzottatore lesto,
dal colpo micidiale...
Devo affondarvi nel giro di tre righe...
oppure avrò fallito.
Le signore e l'educande
avvertite sin d'or sono:
il fango qui è abbondante
e bandite son le sante.
I fanciulletti ben faranno a mutar lido:
poichè io insegno il parricidio.
Le fanciullette ben faranno
ad aprire l'orecchiette:
perchè qui Anemone si diventa
e s'assassinan le zuzette.
Solo minimi sistemi quindi
e qualche sagoma che appare;
dietro i vetri belli e lindi
c'è il mio circo infernale.
Nani, clown e folli;
Paterbaldi è un dei jolly
e Barnaba floscia i colli.
L'intera umanità di mostri e storpiature
è folta collezione...
E io raccolgo tutti quanti!
E ci gioco come ai fanti.
Oggi ha visto il coliseo
a braccetto di Cleteo
l'adorabile Romea;
fino a ieri
credea la bambina
che la vita sua fosse latrina.
Invece no mia Romea!
E la Città Etterna per te oggi splendea!
Va con Cletus e sii felice!
Dalla cenere risorge la fenice.
E ora basta,
perchè mentito ho ancora!
Albi è stufo de sta pasta
e vuole sangue e sbora!
E li avrai presto vecchio frac:
già di ossa .... odo il crac!
domenica 3 febbraio 2013
muana
Ancora...vivo?
Ancora a lottar contro l'esilio?
Eppure squarciato fu il petto,
profonda e letale
parse la ferita.
La lama scandagliò il cuore,
facendogli saggiare il gelo della morte...
e si ritrasse!
La guerra
non è conclusa
Dovrai attendere ancora
umida erba,
dovrete rimandare il pasto
lombrichi ed avvoltoi!
E dunque mi sollevo,
come lava
dal fondo dell'Etna,
mia genitrice di pietra!
Come il magma
incendia la terra
col suo tocco,
io incendo il mondo
col mio ardore!
Io son anche
soffio di morte,
respiro di palude.
Io sono il mio più acerrimo nemico.
Chi può starmi accanto?
Chi ha saggiato la solitudo
fino a farsela compagna?
Un dì d'estate, amato Rigates,
nuotavamo insieme
nell'acque placide di Nemi.
Quella conca e la sua acqua mutan l'uomo in dio:
lì Teti immerse Achille pe' talloni.
Tu mi canzonavi, caro Rigatés,
perch'io ebbi a dire
una delle mie,
che suscitar l'amor d'una moana,
a me parea l'miracolo più grande...
E che importava l'fallimento!
Che importava la ruina!
Sol chi è grande può donare
senza voler nulla in cambio!
E per qualcuno
tal miracolo s'inverò;
e ora il fortunato liba il latte della dea...
Sol chi è grande può donare!
Questa è la lezione.
L'aver indietro, l'interesse,
lasciatelo all'ebreo.
Insegnami la tua grandezza Astro d'oro!
Tu che regali la bellezza e il tepore
anche a chi non è degno!
E voi, taciturni diamanti notturni,
insegnatemi la forza impassibile
di colui che s'immolò
senza batter ciglio!
Ettore sapea:
e pur alla fatal battaglia
non si sottrasse.
Il petto per l'amata
seppe immolare.
Sole, mio unico maestro:
insegnami l'amore senza fine
che nulla in cambio chiede.
Perchè molto ho da 'mparare...
Ancora a lottar contro l'esilio?
Eppure squarciato fu il petto,
profonda e letale
parse la ferita.
La lama scandagliò il cuore,
facendogli saggiare il gelo della morte...
e si ritrasse!
La guerra
non è conclusa
Dovrai attendere ancora
umida erba,
dovrete rimandare il pasto
lombrichi ed avvoltoi!
E dunque mi sollevo,
come lava
dal fondo dell'Etna,
mia genitrice di pietra!
Come il magma
incendia la terra
col suo tocco,
io incendo il mondo
col mio ardore!
Io son anche
soffio di morte,
respiro di palude.
Io sono il mio più acerrimo nemico.
Chi può starmi accanto?
Chi ha saggiato la solitudo
fino a farsela compagna?
Un dì d'estate, amato Rigates,
nuotavamo insieme
nell'acque placide di Nemi.
Quella conca e la sua acqua mutan l'uomo in dio:
lì Teti immerse Achille pe' talloni.
Tu mi canzonavi, caro Rigatés,
perch'io ebbi a dire
una delle mie,
che suscitar l'amor d'una moana,
a me parea l'miracolo più grande...
E che importava l'fallimento!
Che importava la ruina!
Sol chi è grande può donare
senza voler nulla in cambio!
E per qualcuno
tal miracolo s'inverò;
e ora il fortunato liba il latte della dea...
Sol chi è grande può donare!
Questa è la lezione.
L'aver indietro, l'interesse,
lasciatelo all'ebreo.
Insegnami la tua grandezza Astro d'oro!
Tu che regali la bellezza e il tepore
anche a chi non è degno!
E voi, taciturni diamanti notturni,
insegnatemi la forza impassibile
di colui che s'immolò
senza batter ciglio!
Ettore sapea:
e pur alla fatal battaglia
non si sottrasse.
Il petto per l'amata
seppe immolare.
Sole, mio unico maestro:
insegnami l'amore senza fine
che nulla in cambio chiede.
Perchè molto ho da 'mparare...
venerdì 1 febbraio 2013
il germoglio della sera
Bianca pagina,
testimone solitaria e unica
della mia morte...
E così dovrei rinascere,
una volta ancora.
E dimmi,
oh silenzio della notte,
come potrei?
Volare dalla rupe,
per un istante,
lieve come aquila leggiadra
e infine discendere
nell'abisso,
nell'oblio.
Come te, divina Saffo!
Ma tu eri una dea
mentre io sono un mortale.
Agli eroi è dato morire:
mentre a me è concessa l'agonia dei vili.
Più nulla ho da dirti fratello Sole;
anzi, un'ultima preghiera:
veglia e splendi sempre su di Lei!
scaldala, e fughi la tua luce ardente
ogni ombra che insinuarsi vorrà in Lei!
E a voi, sorelle stelle,
placide di luce,
che guida mi foste
quando fanciullo vagavo la notte;
a voi care sorelle chiedo questo:
confortate sempre il suo giovane cuore,
allietate il suo sonno
e colmatelo di speranza perpetua!
E infine a te misterioso Dio
cui mai ho creduto!
Bada che la tua invisibile sentenza sia equa,
Bada che il male mai Le si appresti!
O risorto dalle ceneri dell'inferno verrò
a spezzare la tua spada e distruggerti!
Discendi pure tenebrosa Madre!
Non temo la tua scintillante falce!
Scocchi pure la saetta d'argento,
trapassi il petto!
Cosa sei tu, oh Morte,
se non un'ultima risata
dinanzi al mio abisso!
E tu, oh Satana,
prendi l'alma e traghettala tosto all'Ade
prima che essa ti sfugga per sempre!
E voi, vermi:
sia celere il vostro banchetto,
prima che il veleno sulfureo
del mio corpo appesti la terra!
A Te, mia unica Luce,
mio unico Ardore,
A Te farfalla il cui tocco
mi svelò quel dono
che chiamo Amore,
A Te dico addio.
Lieto si spegne l'astro
quando
la Luna germoglia nella sera.
testimone solitaria e unica
della mia morte...
E così dovrei rinascere,
una volta ancora.
E dimmi,
oh silenzio della notte,
come potrei?
Volare dalla rupe,
per un istante,
lieve come aquila leggiadra
e infine discendere
nell'abisso,
nell'oblio.
Come te, divina Saffo!
Ma tu eri una dea
mentre io sono un mortale.
Agli eroi è dato morire:
mentre a me è concessa l'agonia dei vili.
Più nulla ho da dirti fratello Sole;
anzi, un'ultima preghiera:
veglia e splendi sempre su di Lei!
scaldala, e fughi la tua luce ardente
ogni ombra che insinuarsi vorrà in Lei!
E a voi, sorelle stelle,
placide di luce,
che guida mi foste
quando fanciullo vagavo la notte;
a voi care sorelle chiedo questo:
confortate sempre il suo giovane cuore,
allietate il suo sonno
e colmatelo di speranza perpetua!
E infine a te misterioso Dio
cui mai ho creduto!
Bada che la tua invisibile sentenza sia equa,
Bada che il male mai Le si appresti!
O risorto dalle ceneri dell'inferno verrò
a spezzare la tua spada e distruggerti!
Discendi pure tenebrosa Madre!
Non temo la tua scintillante falce!
Scocchi pure la saetta d'argento,
trapassi il petto!
Cosa sei tu, oh Morte,
se non un'ultima risata
dinanzi al mio abisso!
E tu, oh Satana,
prendi l'alma e traghettala tosto all'Ade
prima che essa ti sfugga per sempre!
E voi, vermi:
sia celere il vostro banchetto,
prima che il veleno sulfureo
del mio corpo appesti la terra!
A Te, mia unica Luce,
mio unico Ardore,
A Te farfalla il cui tocco
mi svelò quel dono
che chiamo Amore,
A Te dico addio.
Lieto si spegne l'astro
quando
la Luna germoglia nella sera.
mercoledì 30 gennaio 2013
madi mada
Guarda come splende il sole, oggi, caro Albi!
Mi sembra di respirare il profumo di una
primavera vicina.
Ho dormito poco, trepidando al pensiero
di una nuova speranza per Madalina.
Ieri notte dopo aver scribacchiato un pò,
vado su feisbuc: e chi mi chiede l'amicizia?
Madi Mada!
Finalmente!
Lei era lì e mi contatta subito.
Hai mangiato qualcosa?
Solo uno yogurtino?
Devi mangiare piccola mia,
devi stare in forze, per affrontare le battaglie
che ancora ti attendono!
Cosa? vai via domani (cioè oggi) e non più venerdì?
E' meraviglioso!
Addio Monteburralto schifoso, addio Georgi, vacca
imbecille e odiosa,
addio tedio e grigiume!
Come posso stare qui con le mani in mano
mentre la farfalla si libera dal bozzolo
che l'ha tenuta prigioniera
per tanto tempo?
Ah, caro Albi, non lo so!
Quest'impotenza mi divora...
ma devo restare calmo e impassibile,
fermo come un guardiano coraggioso
che custodisce un altare sacro,
pronto ad agire nel momento opportuno...
Per farti comprendere meglio
la situazione, ti farò un riassuntino caro Albi.
Sembra una telenovelas.
Ieri vado a trovare Madi.
La poverina non mangia da tre giorni,
è dimagrita due chili!
Cosa è successo?
Quella vacca nazista di Georgi
(la "pappona" con cui Madi condivide l'appartamento
di Montemerdalto)
ingelosita dei continui doni di Cletus
(l'ultimo regalino è stato una tenera vestaglia di lana!
grande Cletus!),
gli ha precluso di vedere l'amata!
Arrabbiata e offesa dalla crudeltà del mostro,
Madi ha così deciso
di andare via...
(venerdì mi dice;
poi su feisbuc mi fa sapere
che ha anticipato la partenza ad oggi).
La poverina mi confida tutto.
E' rimasta in contatto anche
con Cletus, il quale vuole aiutarla
con ogni mezzo.
Secondo le indiscrezioni Madi,
anzichè tornare in Romania,
troverà ospitalità a casa di un'amica a Roma
e forse cercherà un lavoro.
Cletus, ahimè, è sempre in mezzo ai coglioni:
infatti, sempre secondo le indiscrezioni,
il salvatore questa mattina sarà a disposizione
della fanciulla per assicurarle
gli spostamenti (e le sistemazioni?)
di cui ella ha bisogno.
La puntata termina qui caro il mio frac.
Sarà davvero in buone mani la mia eroina?
Saprà scegliere le persone giuste e districarsi
dagli eventi?
Sarà davvero affidabile il semi barzotto Cletus?
Davvero col suo denaro il semi barzotto
mi soffierà la donna che amo?
Non lo so.
Tutto, tutto è possibile.
Una cosa è certa:
niente mi farà indietreggiare,
nemmeno l'oblio o la sconfitta.
Come la certezza di una legge
che regola il mondo,
Ella potrà contare sempre su di me,
qualunque cosa accada.
Mi sembra di respirare il profumo di una
primavera vicina.
Ho dormito poco, trepidando al pensiero
di una nuova speranza per Madalina.
Ieri notte dopo aver scribacchiato un pò,
vado su feisbuc: e chi mi chiede l'amicizia?
Madi Mada!
Finalmente!
Lei era lì e mi contatta subito.
Hai mangiato qualcosa?
Solo uno yogurtino?
Devi mangiare piccola mia,
devi stare in forze, per affrontare le battaglie
che ancora ti attendono!
Cosa? vai via domani (cioè oggi) e non più venerdì?
E' meraviglioso!
Addio Monteburralto schifoso, addio Georgi, vacca
imbecille e odiosa,
addio tedio e grigiume!
Come posso stare qui con le mani in mano
mentre la farfalla si libera dal bozzolo
che l'ha tenuta prigioniera
per tanto tempo?
Ah, caro Albi, non lo so!
Quest'impotenza mi divora...
ma devo restare calmo e impassibile,
fermo come un guardiano coraggioso
che custodisce un altare sacro,
pronto ad agire nel momento opportuno...
Per farti comprendere meglio
la situazione, ti farò un riassuntino caro Albi.
Sembra una telenovelas.
Ieri vado a trovare Madi.
La poverina non mangia da tre giorni,
è dimagrita due chili!
Cosa è successo?
Quella vacca nazista di Georgi
(la "pappona" con cui Madi condivide l'appartamento
di Montemerdalto)
ingelosita dei continui doni di Cletus
(l'ultimo regalino è stato una tenera vestaglia di lana!
grande Cletus!),
gli ha precluso di vedere l'amata!
Arrabbiata e offesa dalla crudeltà del mostro,
Madi ha così deciso
di andare via...
(venerdì mi dice;
poi su feisbuc mi fa sapere
che ha anticipato la partenza ad oggi).
La poverina mi confida tutto.
E' rimasta in contatto anche
con Cletus, il quale vuole aiutarla
con ogni mezzo.
Secondo le indiscrezioni Madi,
anzichè tornare in Romania,
troverà ospitalità a casa di un'amica a Roma
e forse cercherà un lavoro.
Cletus, ahimè, è sempre in mezzo ai coglioni:
infatti, sempre secondo le indiscrezioni,
il salvatore questa mattina sarà a disposizione
della fanciulla per assicurarle
gli spostamenti (e le sistemazioni?)
di cui ella ha bisogno.
La puntata termina qui caro il mio frac.
Sarà davvero in buone mani la mia eroina?
Saprà scegliere le persone giuste e districarsi
dagli eventi?
Sarà davvero affidabile il semi barzotto Cletus?
Davvero col suo denaro il semi barzotto
mi soffierà la donna che amo?
Non lo so.
Tutto, tutto è possibile.
Una cosa è certa:
niente mi farà indietreggiare,
nemmeno l'oblio o la sconfitta.
Come la certezza di una legge
che regola il mondo,
Ella potrà contare sempre su di me,
qualunque cosa accada.
martedì 29 gennaio 2013
un presagio
Stanno forse le porte d'un destino per schiudersi?
Il mio destino?
A me...che non ho mai creduto al destino?
Ah esecrabile d'un Dio!
Quanto ti preferro oh Mefistofele!
Altro che le ovine preghiere del pio Clusetti!
(Prega, prega, mi belava l'infermo:
No! Lotta! Lotta! mi gridava invece dalle viscere
l'animo mio in fiamme).
Mai una porta mi si schiuse dinanzi se non per merito
di questi miei pugni scorticati e coriacei,
dei miei calci asinini e riottosi,
della mia folle e indomita volontà,
della mia imperterrita lotta!
E quante volte ho fallito!
Quante volte col fango in volto mi rialzai!
Quanti oceani di fiele bevvi
sino a diventare fiele io stesso!
"Fa ciò che devi: e venga pure la morte!" :
questo è il mio motto.
No amici, se le porte della felicità
si schiuderanno per questo
miserabile pagliaccio,
non sarà per merito d'un destino qualunque,
non sarà l'agognato frutto caduto per caso
o per il volere magnanimo d'una provvidenza avida
di preghiere servili:
sarà per merito mio!
Ma ancora è presto per cantare vittoria.
Anzi: non mi udirete mai cantare vittoria
nemmeno nella remota regione del Sogno!
Se il Sogno diventerà realtà,
se il mio cuore e quello di Madalina
un dì benedetto si congiungeranno
sino a fondersi in un amore eterno e mortale,
io tacerò, statene certi.
Mai imprigionerò la celeste farfalla
che un dì ebbi la fortuna d'incontrare.
Se vorrà essa potrà scaldarsi nel mio palmo
e accompagnarmi per l'arduo sentiero della vita,
giorno per giorno.
Se vorrà....
Oggi scorsi un presagio.
Un presagio lieto incastonato nell'azzurro
dei tuoi occhi, Madalina.
Un miragio?
Possa allora il mio sangue
nutrirlo sino alla fine,
sino a dargli il nome della verità.
Il mio destino?
A me...che non ho mai creduto al destino?
Ah esecrabile d'un Dio!
Quanto ti preferro oh Mefistofele!
Altro che le ovine preghiere del pio Clusetti!
(Prega, prega, mi belava l'infermo:
No! Lotta! Lotta! mi gridava invece dalle viscere
l'animo mio in fiamme).
Mai una porta mi si schiuse dinanzi se non per merito
di questi miei pugni scorticati e coriacei,
dei miei calci asinini e riottosi,
della mia folle e indomita volontà,
della mia imperterrita lotta!
E quante volte ho fallito!
Quante volte col fango in volto mi rialzai!
Quanti oceani di fiele bevvi
sino a diventare fiele io stesso!
"Fa ciò che devi: e venga pure la morte!" :
questo è il mio motto.
No amici, se le porte della felicità
si schiuderanno per questo
miserabile pagliaccio,
non sarà per merito d'un destino qualunque,
non sarà l'agognato frutto caduto per caso
o per il volere magnanimo d'una provvidenza avida
di preghiere servili:
sarà per merito mio!
Ma ancora è presto per cantare vittoria.
Anzi: non mi udirete mai cantare vittoria
nemmeno nella remota regione del Sogno!
Se il Sogno diventerà realtà,
se il mio cuore e quello di Madalina
un dì benedetto si congiungeranno
sino a fondersi in un amore eterno e mortale,
io tacerò, statene certi.
Mai imprigionerò la celeste farfalla
che un dì ebbi la fortuna d'incontrare.
Se vorrà essa potrà scaldarsi nel mio palmo
e accompagnarmi per l'arduo sentiero della vita,
giorno per giorno.
Se vorrà....
Oggi scorsi un presagio.
Un presagio lieto incastonato nell'azzurro
dei tuoi occhi, Madalina.
Un miragio?
Possa allora il mio sangue
nutrirlo sino alla fine,
sino a dargli il nome della verità.
lunedì 28 gennaio 2013
cletus
E così hai un nuovo amante
adorata mascalzona!
Cosa? Barnaba mi chiede se sono geloso.
Ma certo che lo sono:
e tuttavia il vero amore vince sempre ogni gelosia...
Quando si fa della sensualità il proprio mestiere
queste cose capitano, come quando
il plenilunio evoca la marea.
Gli amanti proliferano, come grano nutrito dal sole.
Diversamente si fa la fine di Sandra, svogliata e negletta,
grigia in volto e gonfia,
che invece di fare l'amore fuma sigarette e ingolla
pasticcini stravaccata sul divano guardando
telenovelas alla tv...
Cletus dev'essere un galantuomo,
al pari del vecchio frac o di Mario Prodi.
Nel giro d'un mese Cletus ha regalato
a Madalina tante belle cose:
babbucce calde colorate di rosso,
una giacchetta di gigio argani,
un profumo di calin clain,
medicinali per il mal di gola,
polli allo spiedo, torte, etc. etc.
E ogni volta che bussa all'uscio
porta un nuovo regalo!
Che signore!
(altro che quel pulcivendolo di Elio!)
Cletus ha cinquantotto anni.
Presumibilmente riscalda la sedia
in qualche ministero in attesa della pensione.
E' sposato con una straniera, un'austriaca mi pare,
con cui non fotte da otto anni.
Non ho capito bene se è la moglie
che non vuole più scopare oppure
se col passar degli anni si è spenta
per entrambi la passione.
L'ultima volta Cletus si è intrattenuto
con Madalina per ben tre ore.
Porcopio! manco siffredi!
"E che avete combinato in tre ore?"
chiedo a Madalina.
"Niente. Abiamo parlato. Lui non fa amore.
Suo cazo non riza bene.
Al masimo facio pipa.
Mi dà careze tuto tempo...".
Perciò il galantuomo spende trecento euro
solo per una mezzapippa e
per parlare e carezzare la fanciulla!
Ed è felice così!
Che grande! Che esempio di infinita umanità!
(Certo, se fottesse sarebbe
più bello per tutti: ma evidentemente
la potentia coeundi lo ha abbandonato...).
Se Cletus non fosse sposato con la megera,
avresti potuto farci un pensierino cara Madalina.
Sembra un brav'uomo. Ti vuole bene.
Ha i soldi.
A letto è un pò fiacco, poverino.
Ma per te il sesso non è importante.
Se ti metterai con Cletus
(o con un altro vecchio semi impotente)
farai probabilmente la cosa giusta, mia amata:
il magnate provvederà alle tue esigenze
sino all'attimo in cui rimetterà l'anima al Creatore.
Basterà cambiare il pannolone
ed elargire un sorriso e una carezza.
E io?
Io non ho importanza mia amata.
Ciò che conta sei solo tu.
Spero solo che all'età di Cletus,
se ci camperò, anche io avrò
una Madalina cui donare
il mio affetto.
Lunga vita a Cletus!
adorata mascalzona!
Cosa? Barnaba mi chiede se sono geloso.
Ma certo che lo sono:
e tuttavia il vero amore vince sempre ogni gelosia...
Quando si fa della sensualità il proprio mestiere
queste cose capitano, come quando
il plenilunio evoca la marea.
Gli amanti proliferano, come grano nutrito dal sole.
Diversamente si fa la fine di Sandra, svogliata e negletta,
grigia in volto e gonfia,
che invece di fare l'amore fuma sigarette e ingolla
pasticcini stravaccata sul divano guardando
telenovelas alla tv...
Cletus dev'essere un galantuomo,
al pari del vecchio frac o di Mario Prodi.
Nel giro d'un mese Cletus ha regalato
a Madalina tante belle cose:
babbucce calde colorate di rosso,
una giacchetta di gigio argani,
un profumo di calin clain,
medicinali per il mal di gola,
polli allo spiedo, torte, etc. etc.
E ogni volta che bussa all'uscio
porta un nuovo regalo!
Che signore!
(altro che quel pulcivendolo di Elio!)
Cletus ha cinquantotto anni.
Presumibilmente riscalda la sedia
in qualche ministero in attesa della pensione.
E' sposato con una straniera, un'austriaca mi pare,
con cui non fotte da otto anni.
Non ho capito bene se è la moglie
che non vuole più scopare oppure
se col passar degli anni si è spenta
per entrambi la passione.
L'ultima volta Cletus si è intrattenuto
con Madalina per ben tre ore.
Porcopio! manco siffredi!
"E che avete combinato in tre ore?"
chiedo a Madalina.
"Niente. Abiamo parlato. Lui non fa amore.
Suo cazo non riza bene.
Al masimo facio pipa.
Mi dà careze tuto tempo...".
Perciò il galantuomo spende trecento euro
solo per una mezzapippa e
per parlare e carezzare la fanciulla!
Ed è felice così!
Che grande! Che esempio di infinita umanità!
(Certo, se fottesse sarebbe
più bello per tutti: ma evidentemente
la potentia coeundi lo ha abbandonato...).
Se Cletus non fosse sposato con la megera,
avresti potuto farci un pensierino cara Madalina.
Sembra un brav'uomo. Ti vuole bene.
Ha i soldi.
A letto è un pò fiacco, poverino.
Ma per te il sesso non è importante.
Se ti metterai con Cletus
(o con un altro vecchio semi impotente)
farai probabilmente la cosa giusta, mia amata:
il magnate provvederà alle tue esigenze
sino all'attimo in cui rimetterà l'anima al Creatore.
Basterà cambiare il pannolone
ed elargire un sorriso e una carezza.
E io?
Io non ho importanza mia amata.
Ciò che conta sei solo tu.
Spero solo che all'età di Cletus,
se ci camperò, anche io avrò
una Madalina cui donare
il mio affetto.
Lunga vita a Cletus!
venerdì 25 gennaio 2013
il frac di via renula
Dialogare col caro Albi è sempre un piacere.
E' un piacere perchè è una fonte inesauribile di nichilismo.
E io che come un baccalà credevo
d'aver sondato il fondo d'ogni uomo!
Che stolto immane!
Pensavo che il nichilismo potesse incarnarsi in tre forme:
nella poesia, come nel caso di Leopardi o Cioran;
nella furia distruttiva del pensiero razionale,
come nel caso di Nietzsche, Stirner o Sade;
e infine nella demenza teatrale,
come nel caso di quel disgraziato di Carmelo Bene.
In tutti questi casi si ode un grido disperato
contro l'esistenza.
Invece c'è un quarto caso di nichilismo:
"puro", rassegnato e silente:
quello di Albert Donasi.
"Puro" perchè se ne fotte d'ammantarsi coi sofismi
del pensiero o d'imbellettarsi con le filastrocche della poesia
solo per far bella figura nei salotti
o consolarsi coi balocchi della propria vanità.
(però la poesia di De Andrè ti inebria mascalzone d'un frac!)
Rassegnato perchè Albi, diversamente dagli altri
nichilisti, non si dispera nè si lamenta:
sa pigliarla in culo, stoicamente, come fecero
gli spiriti più forti.
E infine silente, perchè di fatto Albi è uno di poche battute.
Eccone alcune, lapidarie e ineffabili:
"L'uomo è corrotto in principio"
(anche Lutero lo pensava: ma a te caro Albi
interessa l'utero e non la grazia divina);
"La storia lo dimostra, ne è la prova"
(con riferimento al fallimento degli ideali umani
di giustizia e all'impossibilità di una società governata
onestamente...qui sei un pò apodittico caro Albi:
la storia infatti dimostra tante cose, spesso opposte...
non esistono solo il male e la corruzione, per fortuna.
Come facciamo a sapere in anticipo che le cinque stelle
finiranno in stalle, se non in base ad un pregiudizio negativo
sulla realtà?)
Insomma una domanda sorge in tutti noi spontanea:
donde deriva la sfiducia e il pessimismo del
più grande giornalista di via Renula?
Leopardi aveva un cancro che gli deformava
lo scheletro e possiamo capirlo.
Foscolo era mezzo fobico e possiamo capirlo.
Cioran non dormiva e possiamo capirlo.
Nietzsche era demente e possiamo capirlo.
Schopenauer non sborrava e possiamo capirlo.
E a te, caro Albi, chi ti capisce?
Tu, ringraziando il cielo, hai tutto:
la salute, la ricchezza e l'amore.
Chi o cosa infranse più vaste fiducie?
A me, come avrete capito,
gli ovini e i sagrestani non appassionano.
Tu invece caro Albi, pur essendo
uno zombi, sei ancora un'incognita.
La tua frigidezza morale mi ricorda
quella delle adolescenti acerbe
dai capezzoli turgidi e aspri come mele verdi;
gelose custodi del loro seno
ma liete e fiere quando
gli viene conquistato e libato...
Prima o dopo le adolescenti
perdono la verginità
per aprirsi al mondo.
Prima o dopo le rose sbocciano.
E chissà, chissà...
magari un dì vedremo sbocciare Albi.
E' un piacere perchè è una fonte inesauribile di nichilismo.
E io che come un baccalà credevo
d'aver sondato il fondo d'ogni uomo!
Che stolto immane!
Pensavo che il nichilismo potesse incarnarsi in tre forme:
nella poesia, come nel caso di Leopardi o Cioran;
nella furia distruttiva del pensiero razionale,
come nel caso di Nietzsche, Stirner o Sade;
e infine nella demenza teatrale,
come nel caso di quel disgraziato di Carmelo Bene.
In tutti questi casi si ode un grido disperato
contro l'esistenza.
Invece c'è un quarto caso di nichilismo:
"puro", rassegnato e silente:
quello di Albert Donasi.
"Puro" perchè se ne fotte d'ammantarsi coi sofismi
del pensiero o d'imbellettarsi con le filastrocche della poesia
solo per far bella figura nei salotti
o consolarsi coi balocchi della propria vanità.
(però la poesia di De Andrè ti inebria mascalzone d'un frac!)
Rassegnato perchè Albi, diversamente dagli altri
nichilisti, non si dispera nè si lamenta:
sa pigliarla in culo, stoicamente, come fecero
gli spiriti più forti.
E infine silente, perchè di fatto Albi è uno di poche battute.
Eccone alcune, lapidarie e ineffabili:
"L'uomo è corrotto in principio"
(anche Lutero lo pensava: ma a te caro Albi
interessa l'utero e non la grazia divina);
"La storia lo dimostra, ne è la prova"
(con riferimento al fallimento degli ideali umani
di giustizia e all'impossibilità di una società governata
onestamente...qui sei un pò apodittico caro Albi:
la storia infatti dimostra tante cose, spesso opposte...
non esistono solo il male e la corruzione, per fortuna.
Come facciamo a sapere in anticipo che le cinque stelle
finiranno in stalle, se non in base ad un pregiudizio negativo
sulla realtà?)
Insomma una domanda sorge in tutti noi spontanea:
donde deriva la sfiducia e il pessimismo del
più grande giornalista di via Renula?
Leopardi aveva un cancro che gli deformava
lo scheletro e possiamo capirlo.
Foscolo era mezzo fobico e possiamo capirlo.
Cioran non dormiva e possiamo capirlo.
Nietzsche era demente e possiamo capirlo.
Schopenauer non sborrava e possiamo capirlo.
E a te, caro Albi, chi ti capisce?
Tu, ringraziando il cielo, hai tutto:
la salute, la ricchezza e l'amore.
Chi o cosa infranse più vaste fiducie?
A me, come avrete capito,
gli ovini e i sagrestani non appassionano.
Tu invece caro Albi, pur essendo
uno zombi, sei ancora un'incognita.
La tua frigidezza morale mi ricorda
quella delle adolescenti acerbe
dai capezzoli turgidi e aspri come mele verdi;
gelose custodi del loro seno
ma liete e fiere quando
gli viene conquistato e libato...
Prima o dopo le adolescenti
perdono la verginità
per aprirsi al mondo.
Prima o dopo le rose sbocciano.
E chissà, chissà...
magari un dì vedremo sbocciare Albi.
i porci
Mentre la supposta naxfalliana viaggia
veloce e senza ostacoli verso la prescrizione,
Elio si reca dalle cinesi per il solito massaggio.
Per telefono mi confida che predilige le pippe shiatzu
alle pecorine.
Ma non c'è da stupirsi:
le bestialità del Patucchi, com'è noto,
sono come le vie del Signore, infinite.
Più tardi il puro uscirà con le passeggiatrici
del cammino neocatecumianale.
Inseguire gonnelle zuppe d'acquasanta
dev'essere davvero eccitante:
le pippe infatti sono assicurate.
In biblioteca incrocio Candy.
Mi racconta che il concerto di Binda
è stato un successo.
I fan erano circa trentamila.
Il buon Saviano ha inoltre offerto
tartine e coca cola a tutti.
Per noi Binda è un mito.
Saviano-Binda è ormai la super star di stregonello.
Dopo aver cincischiato per qualche minuto
con infernet, vado a salutare
Umberto Ciucaugelli, mio vecchio maestro
di filosofia.
A furia di stare davanti al computer
a catalogare libri spazzatura,
il povero Umbi s'è rimbambito:
e infatti voterà per il pd.
Compro una pizza e torno a casa.
Ascolto un pò la radio, a casaccio.
Vengo a sapere che il magistrato Ingoia
dopo aver sconfitto la mafia e salvato il Guatemala
dal narcotraffico, ha deciso di salvare l'Italia.
Visti i suoi grandi successi
perchè non va a pulire le latrine degli autogrill
caro Ingoia?
Poi c'è quella mummia fetida di Monti,
che regala i soldi dell'imu alla banca del pd
per salvarla dal fallimento.
Poi c'è Merdani, grande faccia da culo ipocrita.
Se Merdani e il pd sono di sinistra
io sono Carlo Marx.
Lenin vi avrebbe fatti penzolare dal cappio
caro Merdani: e avrebbe fatto bene.
Su Silvio non dirò nulla, per non offendere
la sensibilità di Elio.
Del resto è acclarato che Elio, sul piano psicologico,
è un ovino: è sedotto e segue, ovinamente,
le orme dei padri, fino al precipizio.
Poco importa se i padri furono degli imbecilli
infatuati di fanfuche.
Piuttosto che seguire ovinamente
le orme asinine di certi padri,
sarebbe meglio bastonare questi ciuchi
senza troppi rimorsi.
Ma Elio non ha superato la fase anale:
e per questo, giustamente, voterà e sarà felice
di farsi incul(c)are da Burrasconi.
Dinanzi a questi porci di finta sinistra e destra,
servi della finanza internazionale e della plutocrazia,
la tentazione albiana a non votare,
idiosincratica e nichilista,
è forte.
Ma per fortuna c'è ancora una speranza:
Beppe e il suo movimento.
Forse caro Albi avrai ragione tu:
forse il potere corromperà per l'ennesima volta
il debole animo umano
e le stelle diventeranno stalle.
Eppure, non lottare, non scommettere su nulla,
quando esiste una sia pur minima possibilità di riscatto,
è davvero ripugnante, perchè significa accettare
l'immutabilità del Male e del Potere.
Del resto il Male e il Potere si fondano su questo,
cioè sulla resa e sull'abdicazione dei più.
Ma alla fine queste sono solo chiacchere,
trite, banali e manichee.
Con le parole, inutili, possiamo
cincischiare all'infinito.
Io invece esigo azioni.
Solo un'azione degna rende degni.
veloce e senza ostacoli verso la prescrizione,
Elio si reca dalle cinesi per il solito massaggio.
Per telefono mi confida che predilige le pippe shiatzu
alle pecorine.
Ma non c'è da stupirsi:
le bestialità del Patucchi, com'è noto,
sono come le vie del Signore, infinite.
Più tardi il puro uscirà con le passeggiatrici
del cammino neocatecumianale.
Inseguire gonnelle zuppe d'acquasanta
dev'essere davvero eccitante:
le pippe infatti sono assicurate.
In biblioteca incrocio Candy.
Mi racconta che il concerto di Binda
è stato un successo.
I fan erano circa trentamila.
Il buon Saviano ha inoltre offerto
tartine e coca cola a tutti.
Per noi Binda è un mito.
Saviano-Binda è ormai la super star di stregonello.
Dopo aver cincischiato per qualche minuto
con infernet, vado a salutare
Umberto Ciucaugelli, mio vecchio maestro
di filosofia.
A furia di stare davanti al computer
a catalogare libri spazzatura,
il povero Umbi s'è rimbambito:
e infatti voterà per il pd.
Compro una pizza e torno a casa.
Ascolto un pò la radio, a casaccio.
Vengo a sapere che il magistrato Ingoia
dopo aver sconfitto la mafia e salvato il Guatemala
dal narcotraffico, ha deciso di salvare l'Italia.
Visti i suoi grandi successi
perchè non va a pulire le latrine degli autogrill
caro Ingoia?
Poi c'è quella mummia fetida di Monti,
che regala i soldi dell'imu alla banca del pd
per salvarla dal fallimento.
Poi c'è Merdani, grande faccia da culo ipocrita.
Se Merdani e il pd sono di sinistra
io sono Carlo Marx.
Lenin vi avrebbe fatti penzolare dal cappio
caro Merdani: e avrebbe fatto bene.
Su Silvio non dirò nulla, per non offendere
la sensibilità di Elio.
Del resto è acclarato che Elio, sul piano psicologico,
è un ovino: è sedotto e segue, ovinamente,
le orme dei padri, fino al precipizio.
Poco importa se i padri furono degli imbecilli
infatuati di fanfuche.
Piuttosto che seguire ovinamente
le orme asinine di certi padri,
sarebbe meglio bastonare questi ciuchi
senza troppi rimorsi.
Ma Elio non ha superato la fase anale:
e per questo, giustamente, voterà e sarà felice
di farsi incul(c)are da Burrasconi.
Dinanzi a questi porci di finta sinistra e destra,
servi della finanza internazionale e della plutocrazia,
la tentazione albiana a non votare,
idiosincratica e nichilista,
è forte.
Ma per fortuna c'è ancora una speranza:
Beppe e il suo movimento.
Forse caro Albi avrai ragione tu:
forse il potere corromperà per l'ennesima volta
il debole animo umano
e le stelle diventeranno stalle.
Eppure, non lottare, non scommettere su nulla,
quando esiste una sia pur minima possibilità di riscatto,
è davvero ripugnante, perchè significa accettare
l'immutabilità del Male e del Potere.
Del resto il Male e il Potere si fondano su questo,
cioè sulla resa e sull'abdicazione dei più.
Ma alla fine queste sono solo chiacchere,
trite, banali e manichee.
Con le parole, inutili, possiamo
cincischiare all'infinito.
Io invece esigo azioni.
Solo un'azione degna rende degni.
la sfinge
Una volta, ad una cena,
chiesi a Eleonora Santucci:
"Che cos'è il Male?".
Eleonora mi rispose con una semplicità
e una chiarezza assoluta:
"Il male è volontà di distruzione;
il male è volontà di distruggere l'altro".
Alla cena c'erano anche quei due baccalà di Elio e A.r.,
entrambi ubriachi e infatuati del culetto di Nora
e quindi incapaci di articolare un qualsiasi discorso
che andasse al di là delle solite
minchiate mistico buddiste.
In quella circostanza ciò che mi interessava,
seppur fugacemente, non era il sederino minuto
e mascolino di Nora, bensì la sua lucidità, la sua capacità di analisi.
Seppur perduta in una dialettica sterile e verbosa,
per una volta Nora aveva fatto centro,
senza tanti giri di parole.
"Il male è volontà di distruzione;
il male è volontà di distruggere l'altro".
Oggi non so cosa combini Nora,
non so se continui a farsi spillare soldi
da qualche strizzacervelli oppure se
sia stata in grado di infischiarsene di tutte le
seghe mentali che l'affligevano e si dedichi
con serenità all'unico conforto della vita.
(No caro Elio, non mi riferivo alla fede;
mi riferivo al sesso:
la fede, questo dono immenso,
lo lascio a te e alle ferventi
monachelle che ti piace frequentare).
I cazzi di Nora non mi riguardano:
ma spero, poichè le voglio bene,
che abbondino, in senso non metaforico.
Tutto questo per chiarire
il senso della parola "Male".
E qui mi fermo.
Le mie indagini si fermano sempre sulla superficie,
sulla crosta, dolosamente.
Se andassi più in là vi sprofonderi nell'abisso
e così vi farei un torto: perchè l'abisso
va esplorato da soli, se ne si è all'altezza;
e perchè nessuna parola può ricrearne le suggestioni.
Guardai estasiato Nora.
Le parole, usate con arte e parsimonia,
suggellate dall'artificio del silenzio
-il silenzio, come il vuoto, non esiste-
creano una tensione erotica.
La frase di Nora sul Male
-non già il suo culetto sifilitico, badate bene!-
me lo fece indurire per qualche istante.
Poi Nora riversò altre chiacchere, stantie, ed Eros
mi abbandonò.
Bene, cara Nora, grazie per la lezione.
In tre parole dicesti tutto.
Con la tua semplicità mi hai illuminato più di Sade.
Non ti sottoporrò altre stupide domande come:
"e la volontà di distruggere il male, è male o è bene?"
Quando gli uomini credevano nel potere delle cose,
si rivolgevano ad esse per avere una risposta.
Un esempio fu la sfinge.
Interrogata, il più delle volte essa taceva.
E quando rispondeva, celava dietro gli enigmi il senso della sua risposta.
Solo così era dato attingere a quella che gli uomini chiamavano "verità":
calandosi nel pozzo oscuro delle parole,
smarrendosi nel labirinto dell'errore.
Si narra che un giorno un tale si recò dalla sfinge.
Le rivolse una domanda:
"Che cos'è il Male?"
La sfinge sorrise, per un istante.
Poi i suoi occhi si trasformarono in uno specchio.
L'uomo sbalordito vide riflessa la sua immagine.
"Così il Male....sono io" disse.
chiesi a Eleonora Santucci:
"Che cos'è il Male?".
Eleonora mi rispose con una semplicità
e una chiarezza assoluta:
"Il male è volontà di distruzione;
il male è volontà di distruggere l'altro".
Alla cena c'erano anche quei due baccalà di Elio e A.r.,
entrambi ubriachi e infatuati del culetto di Nora
e quindi incapaci di articolare un qualsiasi discorso
che andasse al di là delle solite
minchiate mistico buddiste.
In quella circostanza ciò che mi interessava,
seppur fugacemente, non era il sederino minuto
e mascolino di Nora, bensì la sua lucidità, la sua capacità di analisi.
Seppur perduta in una dialettica sterile e verbosa,
per una volta Nora aveva fatto centro,
senza tanti giri di parole.
"Il male è volontà di distruzione;
il male è volontà di distruggere l'altro".
Oggi non so cosa combini Nora,
non so se continui a farsi spillare soldi
da qualche strizzacervelli oppure se
sia stata in grado di infischiarsene di tutte le
seghe mentali che l'affligevano e si dedichi
con serenità all'unico conforto della vita.
(No caro Elio, non mi riferivo alla fede;
mi riferivo al sesso:
la fede, questo dono immenso,
lo lascio a te e alle ferventi
monachelle che ti piace frequentare).
I cazzi di Nora non mi riguardano:
ma spero, poichè le voglio bene,
che abbondino, in senso non metaforico.
Tutto questo per chiarire
il senso della parola "Male".
E qui mi fermo.
Le mie indagini si fermano sempre sulla superficie,
sulla crosta, dolosamente.
Se andassi più in là vi sprofonderi nell'abisso
e così vi farei un torto: perchè l'abisso
va esplorato da soli, se ne si è all'altezza;
e perchè nessuna parola può ricrearne le suggestioni.
Guardai estasiato Nora.
Le parole, usate con arte e parsimonia,
suggellate dall'artificio del silenzio
-il silenzio, come il vuoto, non esiste-
creano una tensione erotica.
La frase di Nora sul Male
-non già il suo culetto sifilitico, badate bene!-
me lo fece indurire per qualche istante.
Poi Nora riversò altre chiacchere, stantie, ed Eros
mi abbandonò.
Bene, cara Nora, grazie per la lezione.
In tre parole dicesti tutto.
Con la tua semplicità mi hai illuminato più di Sade.
Non ti sottoporrò altre stupide domande come:
"e la volontà di distruggere il male, è male o è bene?"
Quando gli uomini credevano nel potere delle cose,
si rivolgevano ad esse per avere una risposta.
Un esempio fu la sfinge.
Interrogata, il più delle volte essa taceva.
E quando rispondeva, celava dietro gli enigmi il senso della sua risposta.
Solo così era dato attingere a quella che gli uomini chiamavano "verità":
calandosi nel pozzo oscuro delle parole,
smarrendosi nel labirinto dell'errore.
Si narra che un giorno un tale si recò dalla sfinge.
Le rivolse una domanda:
"Che cos'è il Male?"
La sfinge sorrise, per un istante.
Poi i suoi occhi si trasformarono in uno specchio.
L'uomo sbalordito vide riflessa la sua immagine.
"Così il Male....sono io" disse.
giovedì 10 gennaio 2013
la pippaccia
Qualcuno, saggiamente,
ha rilevato ciò che da tempo
io stesso ho rilevato:
cioè una certa monotematicità
dei miei argomenti.
Tuttavia, come questo qualcuno
saggiamente sa,
non è mai facile liberarsi dalla
propria "monotonia":
così come non è mai facile
disaffezionarsi dalla bottiglia,
dal pennello e dai propri vizi,
di qualunque genere essi siano.
I vizi, monotematici,
crescono in noi:
e paradossalmente
l'unico modo per contrastarli
è di assecondarli sino in fondo,
vuotando il bicchiere sino alla feccia.
(Non a caso i più grandi santi
furono i più grandi peccatori).
Se essi ci avranno distrutto
tanto peggio per noi.
Se invece sopravviveremo
cercheremo nuove occasioni
di distruzione, giusto per non annoiarci
e per gonfiare il petto dinanzi allo specchio
della nostra infinita vanità.
Queste cose uno come a.r.
dovrebbe saperle fin troppo bene,
perchè le ha sperimentate e le sperimenta
ogni giorno sulla sua pelle.
Perciò non spenderò una parola in più
a giustificazione dei miei vizi e della mia
monotematicità.
Innocenti e senza ragione
risplendono lampi
nel cielo buio della mia coscienza...
Da tre giorni spalmo reparil gel
sulla cappella.
Il sedicenne Elio ne ha combinata
un'altra delle sue.
Dopo aver comprato due orrende tele
dal pittore mistico a.r. alla non modica cifra
di cinquanta euro,
mi porta a mignus, di notte, sulla statale Alpia.
(A proposito: Elio si sta dando alle spese pazze:
tele da due soldi, massaggi cinesi,
compensi per collaborazioni professionali a Q.bel:
segni inequivocabili di una generosità
verso il prossimo...
e merito di un paio
di bonifici da parte dell'aguzzino
Nax Falli, che ha ridotto la supposta
dei crediti inevasi ad Elio a sedici chili).
In principio Elio voleva recarsi da una certa
Kamelia o Kabiria, rumenina ventenne
scoperta dopo aver attentamente consultato
il sito di bellezze esotiche mignort-forum.
Dopo due ore di traffico bestiale
sul lungotevere, giungiamo all'indirizzo
della rumenina, nei pressi di via sbaldo
degli usbaldi.
Neanche il tempo di ingollare due supplì
e il baccala mi chiama dicendomi
che "ha cambiato idea".
La fighetta,
candida e simpatica,
sui vent'anni,
gli si presenta con indosso un reggiseno
e una mutandina rossa.
Roba da leccarsi i baffi.
E lui cosa fa?
Invece di sbottonarsi i calzoni
si mette a negoziare al pari d'un cammeliere semita.
Infine lascia perdere perchè "cento sacchi sono troppi"...
Ecco cosa succede quando si buttano i soldi
dalla finestra!
Ecco cosa succede a chi sperpera i soldi
-racimolati con pazienza e sudor di fronte-
comprando tele orrende e facendo beneficenza!
I soldi non bastano mai
a chi non sa amministrarli.
La porta si chiude, la ninfa sparisce
e il baccalà torna alla sua mestizia.
Non pago di cappellate,
dopo tre ore d'auto e una birra,
il sedicenne di quarantadue anni
inchioda sulla via Alpia alla vista
d'una mignus di bell'aspetto.
"Ciao beli" dice l'amica.
Con le pupille d'una bestia in calore
e la bava alla bocca
il sedicenne si imbosca con la mignus.
Dopo quasi mezz'ora torna.
La prestazione è andata male:
ma il baccalà se ne vergogna ed è
reticente nel confessarmi i dettagli.
Dopo un tentativo di pecorina andato a male
(a causa forse della posizione scomoda
e dell'impossibilità del sedicenne
a raggiungere il buco per via delle dimensioni
non taurine del membro),
l'amica "spreca" la bellezza di tre guanti
cercando di far venire il giovine
a suon di pippe e bocchini
eseguiti con una freddezza, una fretta, una brutalità e
una meccanicità spaventose:
orrenda circostanza che il baccalà, anzichè riferirmi,
copre e mistifica, inducendo me,
parimenti rimbambito,
a ripetere l'errore.
Conclusione:
Elio viene da solo, squallidamente, con una pippaccia,
senza neanche levarsi il guanto (sic);
io, invece, spalmo da tre giorni reparil gel sul glande.
Cose che capitano, ai sedicenni.
ha rilevato ciò che da tempo
io stesso ho rilevato:
cioè una certa monotematicità
dei miei argomenti.
Tuttavia, come questo qualcuno
saggiamente sa,
non è mai facile liberarsi dalla
propria "monotonia":
così come non è mai facile
disaffezionarsi dalla bottiglia,
dal pennello e dai propri vizi,
di qualunque genere essi siano.
I vizi, monotematici,
crescono in noi:
e paradossalmente
l'unico modo per contrastarli
è di assecondarli sino in fondo,
vuotando il bicchiere sino alla feccia.
(Non a caso i più grandi santi
furono i più grandi peccatori).
Se essi ci avranno distrutto
tanto peggio per noi.
Se invece sopravviveremo
cercheremo nuove occasioni
di distruzione, giusto per non annoiarci
e per gonfiare il petto dinanzi allo specchio
della nostra infinita vanità.
Queste cose uno come a.r.
dovrebbe saperle fin troppo bene,
perchè le ha sperimentate e le sperimenta
ogni giorno sulla sua pelle.
Perciò non spenderò una parola in più
a giustificazione dei miei vizi e della mia
monotematicità.
Innocenti e senza ragione
risplendono lampi
nel cielo buio della mia coscienza...
Da tre giorni spalmo reparil gel
sulla cappella.
Il sedicenne Elio ne ha combinata
un'altra delle sue.
Dopo aver comprato due orrende tele
dal pittore mistico a.r. alla non modica cifra
di cinquanta euro,
mi porta a mignus, di notte, sulla statale Alpia.
(A proposito: Elio si sta dando alle spese pazze:
tele da due soldi, massaggi cinesi,
compensi per collaborazioni professionali a Q.bel:
segni inequivocabili di una generosità
verso il prossimo...
e merito di un paio
di bonifici da parte dell'aguzzino
Nax Falli, che ha ridotto la supposta
dei crediti inevasi ad Elio a sedici chili).
In principio Elio voleva recarsi da una certa
Kamelia o Kabiria, rumenina ventenne
scoperta dopo aver attentamente consultato
il sito di bellezze esotiche mignort-forum.
Dopo due ore di traffico bestiale
sul lungotevere, giungiamo all'indirizzo
della rumenina, nei pressi di via sbaldo
degli usbaldi.
Neanche il tempo di ingollare due supplì
e il baccala mi chiama dicendomi
che "ha cambiato idea".
La fighetta,
candida e simpatica,
sui vent'anni,
gli si presenta con indosso un reggiseno
e una mutandina rossa.
Roba da leccarsi i baffi.
E lui cosa fa?
Invece di sbottonarsi i calzoni
si mette a negoziare al pari d'un cammeliere semita.
Infine lascia perdere perchè "cento sacchi sono troppi"...
Ecco cosa succede quando si buttano i soldi
dalla finestra!
Ecco cosa succede a chi sperpera i soldi
-racimolati con pazienza e sudor di fronte-
comprando tele orrende e facendo beneficenza!
I soldi non bastano mai
a chi non sa amministrarli.
La porta si chiude, la ninfa sparisce
e il baccalà torna alla sua mestizia.
Non pago di cappellate,
dopo tre ore d'auto e una birra,
il sedicenne di quarantadue anni
inchioda sulla via Alpia alla vista
d'una mignus di bell'aspetto.
"Ciao beli" dice l'amica.
Con le pupille d'una bestia in calore
e la bava alla bocca
il sedicenne si imbosca con la mignus.
Dopo quasi mezz'ora torna.
La prestazione è andata male:
ma il baccalà se ne vergogna ed è
reticente nel confessarmi i dettagli.
Dopo un tentativo di pecorina andato a male
(a causa forse della posizione scomoda
e dell'impossibilità del sedicenne
a raggiungere il buco per via delle dimensioni
non taurine del membro),
l'amica "spreca" la bellezza di tre guanti
cercando di far venire il giovine
a suon di pippe e bocchini
eseguiti con una freddezza, una fretta, una brutalità e
una meccanicità spaventose:
orrenda circostanza che il baccalà, anzichè riferirmi,
copre e mistifica, inducendo me,
parimenti rimbambito,
a ripetere l'errore.
Conclusione:
Elio viene da solo, squallidamente, con una pippaccia,
senza neanche levarsi il guanto (sic);
io, invece, spalmo da tre giorni reparil gel sul glande.
Cose che capitano, ai sedicenni.
martedì 1 gennaio 2013
meridiano
In cerca di chissà quale risposta
a chissà quale ascoso interrogativo
sepolto nell'alma,
andai a passeggiare a Torbalinga.
Non trovai nulla.
Nessun segno.
Solo l'arenile, impietosamente lordato;
e i mortaretti, esplosi da imbecilli d'ogni età.
Anche tu, Mare,
eri nero e buio, come me.
Tu vedesti sorger le scimmie;
e domani le vedrai scomparire.
Il tuo scroscio e la tua schiuma bianca:
solo questo udii e vidi.
Di te, vecchio Posidone, non resta
che il pedante mormorio dell'acque:
ed esso m'acquieta da quest'ora folle
che avvolge d'ebbrezza i miei simili.
Neanche tu, Luna, tonda e bronzea,
mi dicesti nulla.
E neanche voi, Stelle: mai la vostra
luce glaciale fu più muta.
Eppure voi, Eterni Silenti,
mi insegnaste tutto:
da voi appresi l'amar imperituro,
da voi appresi la pietà al caduco,
dal vostro silenzio e dal mugghiar dell'onde
appresi la rabbia e la pazienza.
Esplodono i fochi,
scocca l'ora,
giunge al suo tripudio
l'uman festa.
Bella cosa la speranza:
sorge, trabocca e tutto pervade,
come la luce del mattino.
A me, Silenti Eterni,
toccò in sorte d'esser solo,
come voi.
Ecco, il sordo borbottio
della festa scema e muore
in un giorno nuovo.
Tacciono tutti
finalmente
i gracchi provvisori.
E così
scaldo l'alma
e bronzo il viso
col tepido raggio
del Sole meridiano.
a chissà quale ascoso interrogativo
sepolto nell'alma,
andai a passeggiare a Torbalinga.
Non trovai nulla.
Nessun segno.
Solo l'arenile, impietosamente lordato;
e i mortaretti, esplosi da imbecilli d'ogni età.
Anche tu, Mare,
eri nero e buio, come me.
Tu vedesti sorger le scimmie;
e domani le vedrai scomparire.
Il tuo scroscio e la tua schiuma bianca:
solo questo udii e vidi.
Di te, vecchio Posidone, non resta
che il pedante mormorio dell'acque:
ed esso m'acquieta da quest'ora folle
che avvolge d'ebbrezza i miei simili.
Neanche tu, Luna, tonda e bronzea,
mi dicesti nulla.
E neanche voi, Stelle: mai la vostra
luce glaciale fu più muta.
Eppure voi, Eterni Silenti,
mi insegnaste tutto:
da voi appresi l'amar imperituro,
da voi appresi la pietà al caduco,
dal vostro silenzio e dal mugghiar dell'onde
appresi la rabbia e la pazienza.
Esplodono i fochi,
scocca l'ora,
giunge al suo tripudio
l'uman festa.
Bella cosa la speranza:
sorge, trabocca e tutto pervade,
come la luce del mattino.
A me, Silenti Eterni,
toccò in sorte d'esser solo,
come voi.
Ecco, il sordo borbottio
della festa scema e muore
in un giorno nuovo.
Tacciono tutti
finalmente
i gracchi provvisori.
E così
scaldo l'alma
e bronzo il viso
col tepido raggio
del Sole meridiano.
domenica 23 dicembre 2012
la scoppola (Adamo Pancozzi)
Due righe su Adamo Pancozzi.
Perchè?
Perchè voglio lasciargli un dubbio,
una lieve increspatura sulla superfice
piatta della sua vita.
Sarò equo, come sempre.
Tu, Caro Adamo,
sei l'esempio perfetto del padre mite,
del marito fedele e del compagno onesto.
Sei anche un discreto gesù cristaro .
Sei il modello a cui l'umanità dovrebbe ambire
per realizzare una pace e una fratellanza perpetua.
Eppure ciò non ti basta, caro Adamo:
tu hai bisogno d'altro.
E di che cosa hai bisogno?
E' evidente:
tu brami la mammella del Male...
Io non ti conosco che per la tua esteriorità,
caro Adamo.
La tua esteriorità, per me, è oggettivamente
insignificante:
hai attraversato l'inferno qualche volta?
Reca, la tua anima, segni di effrazioni
o lacerazioni?
Niente di tutto ciò...
Vai a messa, suoni il basso,
riceverai l'estrema unzione
al momento giusto.
Sei quindi abbastanza vergine al male e al dolore.
Però, però...
La mammella tenebrosa è lì che ti guarda...
E la tua bocca, ahimè, un tempo linda,
si va insozzando
col nero fiele dell'odio...
E' vero: tutti odiamo.
Tutti siamo intrisi, più o meno, di questo fango.
Ma vedere te, amico mio,
-Tu, che noi tutti avremmo dovuto essere:
padri miti, mariti fedeli, compagni fidati- ,
vedere te, intriso d'odio, è triste davvero.
Perchè odi tanto Sburrasconi,
caro Adamo?
Perchè questa tua stupida ossessione?
Perchè non ti basta amare la tua famiglia
e suonare il basso con i tuoi amici?
Il tuo odio è così fisso e stupido
-al pari di quello del maestro Binda-
che non ti avvedi di tutto il resto,
degli altri "mali" che ti circondano;
e ai quali forse ti sei rassegnato.
Un'ultima cosa:
anche tu sei un pò tirannico
e poco incline alle critiche,
come me e quel tizio che odi tanto.
Ma ancora confido in te vecchio mio.
Se mi deluderai
ti toglierò l'amicizia da
facce(dacazzo)book.
E quando ti troverò,
magari sullo scranno d'una chiesa,
ti tirerò una scoppola in testa
oppure una pacca sulla spalla.
Come a chi, in fondo, si vuole bene.
Perchè?
Perchè voglio lasciargli un dubbio,
una lieve increspatura sulla superfice
piatta della sua vita.
Sarò equo, come sempre.
Tu, Caro Adamo,
sei l'esempio perfetto del padre mite,
del marito fedele e del compagno onesto.
Sei anche un discreto gesù cristaro .
Sei il modello a cui l'umanità dovrebbe ambire
per realizzare una pace e una fratellanza perpetua.
Eppure ciò non ti basta, caro Adamo:
tu hai bisogno d'altro.
E di che cosa hai bisogno?
E' evidente:
tu brami la mammella del Male...
Io non ti conosco che per la tua esteriorità,
caro Adamo.
La tua esteriorità, per me, è oggettivamente
insignificante:
hai attraversato l'inferno qualche volta?
Reca, la tua anima, segni di effrazioni
o lacerazioni?
Niente di tutto ciò...
Vai a messa, suoni il basso,
riceverai l'estrema unzione
al momento giusto.
Sei quindi abbastanza vergine al male e al dolore.
Però, però...
La mammella tenebrosa è lì che ti guarda...
E la tua bocca, ahimè, un tempo linda,
si va insozzando
col nero fiele dell'odio...
E' vero: tutti odiamo.
Tutti siamo intrisi, più o meno, di questo fango.
Ma vedere te, amico mio,
-Tu, che noi tutti avremmo dovuto essere:
padri miti, mariti fedeli, compagni fidati- ,
vedere te, intriso d'odio, è triste davvero.
Perchè odi tanto Sburrasconi,
caro Adamo?
Perchè questa tua stupida ossessione?
Perchè non ti basta amare la tua famiglia
e suonare il basso con i tuoi amici?
Il tuo odio è così fisso e stupido
-al pari di quello del maestro Binda-
che non ti avvedi di tutto il resto,
degli altri "mali" che ti circondano;
e ai quali forse ti sei rassegnato.
Un'ultima cosa:
anche tu sei un pò tirannico
e poco incline alle critiche,
come me e quel tizio che odi tanto.
Ma ancora confido in te vecchio mio.
Se mi deluderai
ti toglierò l'amicizia da
facce(dacazzo)book.
E quando ti troverò,
magari sullo scranno d'una chiesa,
ti tirerò una scoppola in testa
oppure una pacca sulla spalla.
Come a chi, in fondo, si vuole bene.
la vanga
Che belle serate natalizie!
Che bello cenare con i propri amici
in pizzerie lanuvine di quart'ordine,
-scelte dal gourmet Binda-
circondati da monelli e genitori attenti
e scrupolosi al gergo altrui!
Che bella l'inelegante, rozza e accesa
dialettica che scaturisce
dallo scontro tra le idee d'un bracciante
siciliano, reazionario,
il cui sangue ribolle come acido solforico-
e un maestro elementare
che evade il fisco e vota per Bersani e Ingoia,
neo paladini della giustizia sulla terra!
Che bello sapere che i padri hanno sbagliato
tutto, attirando l'odio dei figli!
Che bello sapere che i figli hanno odiato e
ammazzato i padri, più o meno giustamente!
La deliziosa Candy
mi fa sapere che il latte fresco
è migliore di quello polacco.
Inoltre mi invita a comprare a "chilometro zero".
A Pedica, frazione dei Landi,
a "chilometro zero",
dalle pie monachelle di Valle Chiara,
le zucchine costano sette euro al chilo.
Ma bisogna essere ottimisti,
al pari di Hegel e Candy.
Bisogna cioè credere che il libero mercato e
la globalizzazione siano "compatibili" con
il chilometro zero e i coldiretti.
Ci sarà una "sintesi", senza dubbio.
Il mondo andrà avanti.
Qualcuno lo prenderà in culo.
Di certo non a Bruxelles, cara Candy.
Ed Elio?
Come fa a dormire la notte
con una supposta di venti chili
nel sedere!
Sul conto ha dieci euro.
Intanto Nax Falli fa la bella vita
a spese dell'asineria altrui.
Che devo fare con te caro Elio?
T'ho fatto conoscere persino Rigates.
Più di così non potevo fare.
C'era anche il mutaccio:
ha taciuto tutta la sera.
Se avessero stuprato una bambina,
è lecito supporre che non avrebbe
alzato un dito.
Che fine hai fatto vecchio trans...fuga?
Per quale labirinto s'è persa la tua mente?
Davvero i bui marciapiedi del predestino
e le figure ambigue degli "amigos"
segnarono così funestamente
la tua ragione?
La tua assenza ci costerna caro Fabrix.
Infine tu caro Arigates.
Regalandomi un momento
di tenera commozione,
m'ha fatto notare come,
nel bene e nel male,
la mia "presenza", incondita e rozza,
è stata sempre uno slancio di speme
per i quattro gatti che hanno avuto
la ventura di conoscermi.
E c'è in me, inoltre,
-come hai notato-
anche un lato oscuro,
uno slancio opposto
-parimenti terribile-
alla resa, alla maledizione,
ad una bestemmia definitiva.
Ma tu, Rigates, devi capirmi:
io sono un contadino
figlio di contadini siciliani.
Nella mia gente c'è il germe
della tribolazione,
eredità atavica del contadino,
figlia della lotta per la sopravvivenza.
Il "male" per noi contadini è sempre stato uno:
il potere, l'istituzione, lo stato, il governo:
sempre vessatorio e crudele;
sempre pronto a derubarci la prole
e il sangue per le sue sporche guerre;
sempre pronto a rubarci il sudore e il raccolto;
sempre al servizio degli sfruttatori,
di qualunque genere e colore.
Imparammo così
a coltivare un odio, metastorico,
uguale in ogni epoca e in ogni latitudine.
Da secoli vessati
e imbrogliati dal potere,
cessammo di credere alle
menzogne del potere.
Ed eccomi all'oggi!
Per questo io non credo
alle canzoni che vanno tanto di moda:
le sorti magnifiche e progressive
dell'europa unita, il libero mercato, la
globalizzazione, etc etc.
Queste belle canzoni le lascio
a Binda e a Candy
(e ai portaborse di Bruxelles).
Dov'è la vanga?
Ma non lo vedete, stolti?
Non vedete che sono io la vanga?
Che bello cenare con i propri amici
in pizzerie lanuvine di quart'ordine,
-scelte dal gourmet Binda-
circondati da monelli e genitori attenti
e scrupolosi al gergo altrui!
Che bella l'inelegante, rozza e accesa
dialettica che scaturisce
dallo scontro tra le idee d'un bracciante
siciliano, reazionario,
il cui sangue ribolle come acido solforico-
e un maestro elementare
che evade il fisco e vota per Bersani e Ingoia,
neo paladini della giustizia sulla terra!
Che bello sapere che i padri hanno sbagliato
tutto, attirando l'odio dei figli!
Che bello sapere che i figli hanno odiato e
ammazzato i padri, più o meno giustamente!
La deliziosa Candy
mi fa sapere che il latte fresco
è migliore di quello polacco.
Inoltre mi invita a comprare a "chilometro zero".
A Pedica, frazione dei Landi,
a "chilometro zero",
dalle pie monachelle di Valle Chiara,
le zucchine costano sette euro al chilo.
Ma bisogna essere ottimisti,
al pari di Hegel e Candy.
Bisogna cioè credere che il libero mercato e
la globalizzazione siano "compatibili" con
il chilometro zero e i coldiretti.
Ci sarà una "sintesi", senza dubbio.
Il mondo andrà avanti.
Qualcuno lo prenderà in culo.
Di certo non a Bruxelles, cara Candy.
Ed Elio?
Come fa a dormire la notte
con una supposta di venti chili
nel sedere!
Sul conto ha dieci euro.
Intanto Nax Falli fa la bella vita
a spese dell'asineria altrui.
Che devo fare con te caro Elio?
T'ho fatto conoscere persino Rigates.
Più di così non potevo fare.
C'era anche il mutaccio:
ha taciuto tutta la sera.
Se avessero stuprato una bambina,
è lecito supporre che non avrebbe
alzato un dito.
Che fine hai fatto vecchio trans...fuga?
Per quale labirinto s'è persa la tua mente?
Davvero i bui marciapiedi del predestino
e le figure ambigue degli "amigos"
segnarono così funestamente
la tua ragione?
La tua assenza ci costerna caro Fabrix.
Infine tu caro Arigates.
Regalandomi un momento
di tenera commozione,
m'ha fatto notare come,
nel bene e nel male,
la mia "presenza", incondita e rozza,
è stata sempre uno slancio di speme
per i quattro gatti che hanno avuto
la ventura di conoscermi.
E c'è in me, inoltre,
-come hai notato-
anche un lato oscuro,
uno slancio opposto
-parimenti terribile-
alla resa, alla maledizione,
ad una bestemmia definitiva.
Ma tu, Rigates, devi capirmi:
io sono un contadino
figlio di contadini siciliani.
Nella mia gente c'è il germe
della tribolazione,
eredità atavica del contadino,
figlia della lotta per la sopravvivenza.
Il "male" per noi contadini è sempre stato uno:
il potere, l'istituzione, lo stato, il governo:
sempre vessatorio e crudele;
sempre pronto a derubarci la prole
e il sangue per le sue sporche guerre;
sempre pronto a rubarci il sudore e il raccolto;
sempre al servizio degli sfruttatori,
di qualunque genere e colore.
Imparammo così
a coltivare un odio, metastorico,
uguale in ogni epoca e in ogni latitudine.
Da secoli vessati
e imbrogliati dal potere,
cessammo di credere alle
menzogne del potere.
Ed eccomi all'oggi!
Per questo io non credo
alle canzoni che vanno tanto di moda:
le sorti magnifiche e progressive
dell'europa unita, il libero mercato, la
globalizzazione, etc etc.
Queste belle canzoni le lascio
a Binda e a Candy
(e ai portaborse di Bruxelles).
Dov'è la vanga?
Ma non lo vedete, stolti?
Non vedete che sono io la vanga?
sabato 22 dicembre 2012
il baccalà di stregonella
Dio abbia misericordia di
Binda, il baccalà di Stregonella!
Io ti voglio bene, caro Binda.
Quando suoni Bach, quando ci illumini
con le tue nozioni di fisica quantistica
-assolutamente inutili ma affascinanti-,
quando baci i maschi e non te ne vergogni.
Ma quando ti occupi di etica...
che sciagura per le mie povere orecchie!
Con l'ingenuità d'un baccalà d'acqua dolce,
tu disquisisci di etica e moralità...
e i miei coglioni cadono, frantumati.
Vota per Bersani, caro Binda.
Esulta per la fulgida carriera politica
che attende il magistrato Ingoia
(il quale potrebbe pulire le latrine degli autogrill,
arrecando un concreto bene al paese).
Entusiasmati per i camerieri
dei banchieri.
Ma, prima di tutto ciò, caro Binda,
prima di parlare di etica e moralità,
studia un pò di più.
Studia gli esseri umani con lo stesso impegno
che hai profuso per il pianoforte
e la scienza.
La tua etica, forse, sarà più solida e meno ingenua.
Allora, forse, i miei coglioni non cadranno in pezzi
dinanzi alle tue disquisizioni.
Postscriptum :
i bambini della pizzeria (di quart'ordine)
sopravviveranno di certo
alle mie intemperanze.
La mia "etica", barbara,
non bada alle forme
nè si cura degli interlocutori.
Io vado dritto in mezzo agli occhi.
Io vado dritto in mezzo al culo.
Solo quando la mia freccia si spezza
faccio ammenda.
Binda, il baccalà di Stregonella!
Io ti voglio bene, caro Binda.
Quando suoni Bach, quando ci illumini
con le tue nozioni di fisica quantistica
-assolutamente inutili ma affascinanti-,
quando baci i maschi e non te ne vergogni.
Ma quando ti occupi di etica...
che sciagura per le mie povere orecchie!
Con l'ingenuità d'un baccalà d'acqua dolce,
tu disquisisci di etica e moralità...
e i miei coglioni cadono, frantumati.
Vota per Bersani, caro Binda.
Esulta per la fulgida carriera politica
che attende il magistrato Ingoia
(il quale potrebbe pulire le latrine degli autogrill,
arrecando un concreto bene al paese).
Entusiasmati per i camerieri
dei banchieri.
Ma, prima di tutto ciò, caro Binda,
prima di parlare di etica e moralità,
studia un pò di più.
Studia gli esseri umani con lo stesso impegno
che hai profuso per il pianoforte
e la scienza.
La tua etica, forse, sarà più solida e meno ingenua.
Allora, forse, i miei coglioni non cadranno in pezzi
dinanzi alle tue disquisizioni.
Postscriptum :
i bambini della pizzeria (di quart'ordine)
sopravviveranno di certo
alle mie intemperanze.
La mia "etica", barbara,
non bada alle forme
nè si cura degli interlocutori.
Io vado dritto in mezzo agli occhi.
Io vado dritto in mezzo al culo.
Solo quando la mia freccia si spezza
faccio ammenda.
venerdì 21 dicembre 2012
enterprice
Episodio x:
riuscirà il nostro eroe
-"u russu", come lo chiama la signora Averno-
a scucire i ventimila dollari di credito
all'infame libertino
noto come Nax Falli?
In ballo non c'è solo il denaro:
in ballo, sopratutto, ci sono i "cugghiuna":
cioè il valore di un uomo.
Col cuore in gola
e il cazzo in culo
noi tutti speriamo nella riuscita
del nostro amico.
Ma da pessimisti col callo,
("quu pilu nchiant' a manu",
citando ancora la dotta signora Averno)
temiamo di no...
Temo che le cose
al nostro amico "russu"
siano andate come al solito:
male cioè.
L'ennesima busta con tre o quattro
pezzi da cento; chiacchere,
giustificazioni, recriminazioni, ricatti;
e infine qualche vana promessa
con acclusi gli auguri di buone feste.
E "Accussì a minchia torna n'casa,
china r'acqua"...
La replica della puntata,
miei pazienti spettatori,
tra due o tre mesi:
u russu che vuol chiudere l'ufficio,
che non ce la fa, confuso,
eterno sodomita passivo della vita...
Vuoi davvero tutto ciò
caro Clusetti?
Smentiscimi, almeno una volta!
Tirami una scoppola!
"Ti sei sbagliato, diavolo d'un siculo!"
voglio sentirmi dire!
Voglio un Clusetti con la schiena diritta,
non più prono a questi turpi parassiti!
Basta fare elemosina a Nax Falli
o a quell'altra mezza tacca della Zuzetti!
In ballo c'è il futuro, non capisci?
Quando il babbo e la mamma saranno nella tomba,
i nodi, d'un tratto, verranno al pettine.
Un patrimonio solido,
senza la guida d' un uomo
che sa farsi rispettare,
va presto in rovina.
La debolezza rovina.
I parassiti e gli uccellacci
sentono l'odore del debole:
e vi si gettano, senza pietà.
Edifica un'alternativa gaia invece!
La Baldetti Geological Enterprice:
ecco un futuro!
Niente più falli, in tutti i sensi.
Una schiena dritta e una volontà salda:
nient'altro serve.
Se lo vorrai, inoltre, a tua disposizione
ci sarà un bracciante siciliano,
forte ed umile.
Egli sarà felice di stare al tuo fianco,
nel comune amore e studio verso la terra.
riuscirà il nostro eroe
-"u russu", come lo chiama la signora Averno-
a scucire i ventimila dollari di credito
all'infame libertino
noto come Nax Falli?
In ballo non c'è solo il denaro:
in ballo, sopratutto, ci sono i "cugghiuna":
cioè il valore di un uomo.
Col cuore in gola
e il cazzo in culo
noi tutti speriamo nella riuscita
del nostro amico.
Ma da pessimisti col callo,
("quu pilu nchiant' a manu",
citando ancora la dotta signora Averno)
temiamo di no...
Temo che le cose
al nostro amico "russu"
siano andate come al solito:
male cioè.
L'ennesima busta con tre o quattro
pezzi da cento; chiacchere,
giustificazioni, recriminazioni, ricatti;
e infine qualche vana promessa
con acclusi gli auguri di buone feste.
E "Accussì a minchia torna n'casa,
china r'acqua"...
La replica della puntata,
miei pazienti spettatori,
tra due o tre mesi:
u russu che vuol chiudere l'ufficio,
che non ce la fa, confuso,
eterno sodomita passivo della vita...
Vuoi davvero tutto ciò
caro Clusetti?
Smentiscimi, almeno una volta!
Tirami una scoppola!
"Ti sei sbagliato, diavolo d'un siculo!"
voglio sentirmi dire!
Voglio un Clusetti con la schiena diritta,
non più prono a questi turpi parassiti!
Basta fare elemosina a Nax Falli
o a quell'altra mezza tacca della Zuzetti!
In ballo c'è il futuro, non capisci?
Quando il babbo e la mamma saranno nella tomba,
i nodi, d'un tratto, verranno al pettine.
Un patrimonio solido,
senza la guida d' un uomo
che sa farsi rispettare,
va presto in rovina.
La debolezza rovina.
I parassiti e gli uccellacci
sentono l'odore del debole:
e vi si gettano, senza pietà.
Edifica un'alternativa gaia invece!
La Baldetti Geological Enterprice:
ecco un futuro!
Niente più falli, in tutti i sensi.
Una schiena dritta e una volontà salda:
nient'altro serve.
Se lo vorrai, inoltre, a tua disposizione
ci sarà un bracciante siciliano,
forte ed umile.
Egli sarà felice di stare al tuo fianco,
nel comune amore e studio verso la terra.
giovedì 20 dicembre 2012
ierofanie
Cos'è sacro?
E perchè questa domanda?
Perchè la domanda è eccitante;
perchè potrebbe esserlo anche la risposta;
e infine perchè il mio sadismo non può
che esercitarsi all'infinito.
Avete la stoffa per esso?
Lasciamo perdere i "gesù-cristari"
aut similia.
Il loro sacro è banale.
Mi interessa un altro genere di sacro.
Il mio per esempio.
Conoscete già la risposta
vecchi sporcaccioni.
Non vi sono dubbi:
per me è sacra la materia:
e solo quando da essa sgorga la gioia.
Tuttavia questa fonte, per conservarsi sacra,
deve rimanere lievemente occultata,
in penombra e a una certa distanza.
Mai accostarsi troppo ad essa, mai indagare
con la lente d'ingrandimento!
Essa si oppone all'indagine e all'indagatore:
chi le fa torto verrà sanzionato con la delusione e la morte.
Essa, per vendicarsi dell'occhio troppo avido e indiscreto,
si muterà in cosa: cioè in materia inanimata e inerte.
Essa cesserà di emanare meraviglia;
il muto dialogo della magia sparirà
sostituito dall'arido vuoto di parole spente...
Solo quando rimane scissa dal tetro occhio
della scienza, la materia è sacra.
Per questo sono sacre le vergini.
Oltre vi è l'omicidio: e il suicidio.
Scomparsa la magia,
fugato il sacro, voi morirete.
Morirete, nel deserto di una sapienza
sterile.
Un clidoride, un bell'ano, la scintilla delle pupille:
questo è sacro.
Sacrilega invece è la stupida nomenclatura delle cose,
il voler conoscere, esaminare, sviscerare.
Fatelo: e la Bellezza vi volterà le spalle, per sempre.
Perdendo il sacro si perde la vita.
Al pari di piante senza linfa rivolgerete un ultimo sguardo
al cielo.
Vorreste dunque tornare indietro?
Ne sareste in grado?
Solo al Sole è precluso il tramonto:
perchè esso risorge.
E voi, chi siete?
Sapreste tramontare?
Sapreste risorgere?
E perchè questa domanda?
Perchè la domanda è eccitante;
perchè potrebbe esserlo anche la risposta;
e infine perchè il mio sadismo non può
che esercitarsi all'infinito.
Avete la stoffa per esso?
Lasciamo perdere i "gesù-cristari"
aut similia.
Il loro sacro è banale.
Mi interessa un altro genere di sacro.
Il mio per esempio.
Conoscete già la risposta
vecchi sporcaccioni.
Non vi sono dubbi:
per me è sacra la materia:
e solo quando da essa sgorga la gioia.
Tuttavia questa fonte, per conservarsi sacra,
deve rimanere lievemente occultata,
in penombra e a una certa distanza.
Mai accostarsi troppo ad essa, mai indagare
con la lente d'ingrandimento!
Essa si oppone all'indagine e all'indagatore:
chi le fa torto verrà sanzionato con la delusione e la morte.
Essa, per vendicarsi dell'occhio troppo avido e indiscreto,
si muterà in cosa: cioè in materia inanimata e inerte.
Essa cesserà di emanare meraviglia;
il muto dialogo della magia sparirà
sostituito dall'arido vuoto di parole spente...
Solo quando rimane scissa dal tetro occhio
della scienza, la materia è sacra.
Per questo sono sacre le vergini.
Oltre vi è l'omicidio: e il suicidio.
Scomparsa la magia,
fugato il sacro, voi morirete.
Morirete, nel deserto di una sapienza
sterile.
Un clidoride, un bell'ano, la scintilla delle pupille:
questo è sacro.
Sacrilega invece è la stupida nomenclatura delle cose,
il voler conoscere, esaminare, sviscerare.
Fatelo: e la Bellezza vi volterà le spalle, per sempre.
Perdendo il sacro si perde la vita.
Al pari di piante senza linfa rivolgerete un ultimo sguardo
al cielo.
Vorreste dunque tornare indietro?
Ne sareste in grado?
Solo al Sole è precluso il tramonto:
perchè esso risorge.
E voi, chi siete?
Sapreste tramontare?
Sapreste risorgere?
mercoledì 19 dicembre 2012
nomen
Di nuovo tra le tue braccia,
mia amata.
Solo tra di esse, candide, trovo pace.
Dal tuo seno mai cesserò di libare,
finchè tu me lo porgerai.
Ridiamo insieme nel caldo abbraccio
che la vita ci offre.
Fuori, l'umanità: disumana e immonda.
Incapace di futuro mi getto nel presente,
l'unica delizia sei tu.
Il traffico, il notiziario, incubi assurdi.
Futuro non ho.
Solo presente:
l'unica delizia sei tu.
Ma, se ne avessi uno,
porterebbe il tuo nome:
Madalina.
mia amata.
Solo tra di esse, candide, trovo pace.
Dal tuo seno mai cesserò di libare,
finchè tu me lo porgerai.
Ridiamo insieme nel caldo abbraccio
che la vita ci offre.
Fuori, l'umanità: disumana e immonda.
Incapace di futuro mi getto nel presente,
l'unica delizia sei tu.
Il traffico, il notiziario, incubi assurdi.
Futuro non ho.
Solo presente:
l'unica delizia sei tu.
Ma, se ne avessi uno,
porterebbe il tuo nome:
Madalina.
il tocco
In principio, è ovvio, non c'è l'uovo:
e nemmeno la gallina.
E allora cosa c'è in principio?
Una gallina principiata senza uovo?
Un uovo principiato senza gallina?
Oppure...oppure...
c'è semplicemente una pippa.
La pippa è un'abitudine principiante.
Essa infatti riveste la funzione, pragmatica,
dell'androgino:
di ciò che basta a sè,
di ciò che si appaga da sè.
L'androgino, cioè, è un mostro:
perchè non ha bisogno di nessuno.
Questo sogno, sgusciato dal bozzolo
dell'egoismo più cieco, fu il sogno di molti insigni pensatori.
Evola, Schopenhauer, Nietzsche, Stirner, il primo Papini,
-ma anche comuni mortali come Albi, Binda, il muto e A.r.-
ad esempio, si inebriarono della loro
"sufficienza".
E per conseguenza
-non c'è dubbio-
furono degli accaniti onanisti.
Qualcuno potrebbe obiettare, giustamente,
che l'androgino, se esistesse,
non si "accarezzerebbe" lì,
dove non batte il sole.
Quindi i nostri insigni pensatori,
incalliti "accarezzatori" di sè stessi,
proprio per ciò stesso non sarebbero stati
dei veri androgini...
Anche il Budda,
imbecille stanco e nemico della voluttà,
dovette toccarsi, più volte.
Possiamo immaginare questi "androgini",
comicamente,
al termine del loro "rito":
al termine cioè di una pippa qualsiasi.
Nell'angolo oscuro della coscienza,
in un cantuccio riparato,
essi dovettero registrare
il contraddittorio fallimento della loro "sufficienza":
lacuna, al culmine del rito,
da colmare...
magari pensando, con gli occhi chiusi,
ad un'ancella o ad una servetta delle pulizie,
o ad un discepolo giovine...
Ogni volta che tocca sè stesso
l'uomo scopre la propria insufficienza.
E' infatti il tocco dell'altro
che ci dà pienezza.
Così forse l'androgino
-l'essere pago di sè-
non esisterà mai.
L'invidia di un dio
per una volta fu benefica.
Zeus ci salvò da noi stessi.
e nemmeno la gallina.
E allora cosa c'è in principio?
Una gallina principiata senza uovo?
Un uovo principiato senza gallina?
Oppure...oppure...
c'è semplicemente una pippa.
La pippa è un'abitudine principiante.
Essa infatti riveste la funzione, pragmatica,
dell'androgino:
di ciò che basta a sè,
di ciò che si appaga da sè.
L'androgino, cioè, è un mostro:
perchè non ha bisogno di nessuno.
Questo sogno, sgusciato dal bozzolo
dell'egoismo più cieco, fu il sogno di molti insigni pensatori.
Evola, Schopenhauer, Nietzsche, Stirner, il primo Papini,
-ma anche comuni mortali come Albi, Binda, il muto e A.r.-
ad esempio, si inebriarono della loro
"sufficienza".
E per conseguenza
-non c'è dubbio-
furono degli accaniti onanisti.
Qualcuno potrebbe obiettare, giustamente,
che l'androgino, se esistesse,
non si "accarezzerebbe" lì,
dove non batte il sole.
Quindi i nostri insigni pensatori,
incalliti "accarezzatori" di sè stessi,
proprio per ciò stesso non sarebbero stati
dei veri androgini...
Anche il Budda,
imbecille stanco e nemico della voluttà,
dovette toccarsi, più volte.
Possiamo immaginare questi "androgini",
comicamente,
al termine del loro "rito":
al termine cioè di una pippa qualsiasi.
Nell'angolo oscuro della coscienza,
in un cantuccio riparato,
essi dovettero registrare
il contraddittorio fallimento della loro "sufficienza":
lacuna, al culmine del rito,
da colmare...
magari pensando, con gli occhi chiusi,
ad un'ancella o ad una servetta delle pulizie,
o ad un discepolo giovine...
Ogni volta che tocca sè stesso
l'uomo scopre la propria insufficienza.
E' infatti il tocco dell'altro
che ci dà pienezza.
Così forse l'androgino
-l'essere pago di sè-
non esisterà mai.
L'invidia di un dio
per una volta fu benefica.
Zeus ci salvò da noi stessi.
lunedì 17 dicembre 2012
Bilbo
Bilbo è la metafora del coraggio.
Un coraggio la cui padronanza si acquisisce,
si affina ed elabora lentamente:
un coraggio, dunque, non innato.
Un coraggio innato, inoltre, possiede meno pregio e meno fascino.
Chi nasce già dotato di qualcosa, infatti, non ha merito alcuno.
Non deve conseguire perchè ha già:
e quindi la lotta e la fatica gli sono estranee.
Avere in dono non è nobile:
la conquista lo è.
Rispetto a Bilbo gli altri personaggi
sono imperfetti:
a causa, paradossalmente, della loro perfezione:
cioè della loro prevedibilità e compiutezza.
In loro è assente, -o non traspare con la stessa intensità-,
quel travaglio interiore che innalza il mezz'uomo
agli ardui compiti del sacrificio e dell'eroismo
Gli altri, cioè, sono già "pronti" al loro compito,
non devono cioè imparare ed esperire nulla
che non abbiano in qualche modo
già imparato ed esperito...
Gli elfi sono perfetti: la loro saggezza è compiuta
e matura, non richiede uno sforzo ulteriore.
I nani e gli umani sono sempre gli stessi:
la loro prevedibilità è logica, priva d'interesse:
perpetuamente in bilico tra il bene e il male,
tra la mediocrità e la grandezza.
Gandalf, al pari di degli elfi,
sprigiona luce; la sua eccellenza
rassicura.
Su di lui si può sempre contare.
Il suo contributo è perciò scontato.
(Idem per Galadriel: la dea, leggiadra,
incarna la Grazia e la Fortezza:
fedi inoppugnabili che solo
un essere supremo -cioè una donna-
può radiare).
Saruman (che tanto ci ricorda l'amato Stefano)
è la metafora del potere:
la smisuratezza che conduce al male.
Il Gollum, metafora della scissione,
patibolo dell'eccesso, è il ritratto deturpe
dell'avidità.
Insomma -e per concludere-:
una fiaba ha bisogno di ovvietà.
Ma l'ovvio può sedurre i fanciulli.
Amare il saggio Gandalf, il coraggioso Aragorn
o la incantevole Galadriel,
è un'operazione infantile:
meravigliosa e inutile,
perchè priva di fascino.
Essi, infatti, non ci deluderanno mai.
Bilbo invece è il personaggio meno ovvio di tutti.
Egli, cioè, è una scommessa.
Ma Bilbo, al contrario di noi tutti, è solo una fiaba.
E dentro lo schema d'una fiaba
è facile vincere scommesse.
Un coraggio la cui padronanza si acquisisce,
si affina ed elabora lentamente:
un coraggio, dunque, non innato.
Un coraggio innato, inoltre, possiede meno pregio e meno fascino.
Chi nasce già dotato di qualcosa, infatti, non ha merito alcuno.
Non deve conseguire perchè ha già:
e quindi la lotta e la fatica gli sono estranee.
Avere in dono non è nobile:
la conquista lo è.
Rispetto a Bilbo gli altri personaggi
sono imperfetti:
a causa, paradossalmente, della loro perfezione:
cioè della loro prevedibilità e compiutezza.
In loro è assente, -o non traspare con la stessa intensità-,
quel travaglio interiore che innalza il mezz'uomo
agli ardui compiti del sacrificio e dell'eroismo
Gli altri, cioè, sono già "pronti" al loro compito,
non devono cioè imparare ed esperire nulla
che non abbiano in qualche modo
già imparato ed esperito...
Gli elfi sono perfetti: la loro saggezza è compiuta
e matura, non richiede uno sforzo ulteriore.
I nani e gli umani sono sempre gli stessi:
la loro prevedibilità è logica, priva d'interesse:
perpetuamente in bilico tra il bene e il male,
tra la mediocrità e la grandezza.
Gandalf, al pari di degli elfi,
sprigiona luce; la sua eccellenza
rassicura.
Su di lui si può sempre contare.
Il suo contributo è perciò scontato.
(Idem per Galadriel: la dea, leggiadra,
incarna la Grazia e la Fortezza:
fedi inoppugnabili che solo
un essere supremo -cioè una donna-
può radiare).
Saruman (che tanto ci ricorda l'amato Stefano)
è la metafora del potere:
la smisuratezza che conduce al male.
Il Gollum, metafora della scissione,
patibolo dell'eccesso, è il ritratto deturpe
dell'avidità.
Insomma -e per concludere-:
una fiaba ha bisogno di ovvietà.
Ma l'ovvio può sedurre i fanciulli.
Amare il saggio Gandalf, il coraggioso Aragorn
o la incantevole Galadriel,
è un'operazione infantile:
meravigliosa e inutile,
perchè priva di fascino.
Essi, infatti, non ci deluderanno mai.
Bilbo invece è il personaggio meno ovvio di tutti.
Egli, cioè, è una scommessa.
Ma Bilbo, al contrario di noi tutti, è solo una fiaba.
E dentro lo schema d'una fiaba
è facile vincere scommesse.
sabato 15 dicembre 2012
il passo
Non crediate che le ferite del cuore
si rimarginino in fretta.
Perduti nel solco d'un labirinto
-nel labirinto che siete voi stessi-
la tentazione è di lasciarsi morire.
Ogni passo pesa come il mondo
e ogni direzione è buia.
Sopratutto siete soli:
dovrete contare su voi stessi.
Anzi, su ciò che resta di voi stessi.
Quando l'anima va in frantumi
è difficile raccogliere ciò che ne resta.
Eppure bisogna farlo:
raccogliere una per una ogni scheggia
e ricomporla, fino a ricreare lo specchio
che rifletteva la flebile imagine di un essere.
Guardatevi.
Siete ancora voi stessi?
E se lo siete:
perchè lo siete ancora?
L'umida sera penetra l'ossa.
Per strada guardo i ragazzi:
hanno la colpa d'essere innocenti.
Essi possono sognare.
Non invece chi è morto.
E chi è vivo ma è morto?
Di che sogni si liberà costui?
Egli vaga nel deserto.
La sua mano di fantasma, trasparente,
non trattiene nulla.
Volge al termine la sera.
Volge al termine la luna.
Volge al termine l'incanto.
Il piede barcolla.
Il volere vacilla.
E tu, mio interminabile nemico,
deserto cieco,
fa pure il tuo dovere:
scagliami la tua potenza,
inabissami se vuoi, per sempre.
Ed io, a me: "Un passo! e un altro ancora!"
Ed io, a te: "Un passo! e un altro ancora!"
Odi la risposta?
E fa pure il tuo dovere.
si rimarginino in fretta.
Perduti nel solco d'un labirinto
-nel labirinto che siete voi stessi-
la tentazione è di lasciarsi morire.
Ogni passo pesa come il mondo
e ogni direzione è buia.
Sopratutto siete soli:
dovrete contare su voi stessi.
Anzi, su ciò che resta di voi stessi.
Quando l'anima va in frantumi
è difficile raccogliere ciò che ne resta.
Eppure bisogna farlo:
raccogliere una per una ogni scheggia
e ricomporla, fino a ricreare lo specchio
che rifletteva la flebile imagine di un essere.
Guardatevi.
Siete ancora voi stessi?
E se lo siete:
perchè lo siete ancora?
L'umida sera penetra l'ossa.
Per strada guardo i ragazzi:
hanno la colpa d'essere innocenti.
Essi possono sognare.
Non invece chi è morto.
E chi è vivo ma è morto?
Di che sogni si liberà costui?
Egli vaga nel deserto.
La sua mano di fantasma, trasparente,
non trattiene nulla.
Volge al termine la sera.
Volge al termine la luna.
Volge al termine l'incanto.
Il piede barcolla.
Il volere vacilla.
E tu, mio interminabile nemico,
deserto cieco,
fa pure il tuo dovere:
scagliami la tua potenza,
inabissami se vuoi, per sempre.
Ed io, a me: "Un passo! e un altro ancora!"
Ed io, a te: "Un passo! e un altro ancora!"
Odi la risposta?
E fa pure il tuo dovere.
ultimo arso
Al burrino la vita era bella.
Le cose andavano bene, i clienti erano tanti, e generosi.
Il sole, lì, generoso, splendeva sempre:
o almeno così pareva a me, povero mortale.
Monteburalto, invece, fa schifo.
Di chi è la colpa?
Di Adriana?
Dell'inflazione sulle locazioni?
Oppure di Dio?
Una cosa, tristemente, è certa.
Non spruzzo più come un tempo.
Sono invecchiato. Sono depotenziato.
Per giustificarmi le dico che ormai sono "un vecchio impotente".
Lo infilo e vengo dopo cinque minuti, come un coniglietto.
Passano quaranta minuti e resto con un pezzo di gomma
inanimato, nonostante le premure dell'unica donna che amo.
Forse l'esecrabile colpa è dell'orologio.
Se avessi una notte
- una vita, anzi -
a disposizione!
Orologio: invenzione immonda!
La barbarie dei minuti deturpa il desiderio.
Io voglio eternità!
Io voglio assoluto!
Non stupidi ed esecrabili minuti!
E a rendermi inanimato e triste è la tua infelicità mia amata.
Come posso essere felice se non lo sei tu?
La mia anima è in frantumi, Madalina.
Per me è finita, questo fardello mi uccide.
Se non mi è concesso amarti, non mi è concesso nulla.
Perchè continuare?
Sei stanca di questa vita.
Eppure non vuoi districartene.
Non vuoi amar...mi.
Dinanzi a me solo nebbia.
Consumerò quindi le suole sui marciapiedi merdosi
di Monteburalto per scoprire un giorno, molto prossimo,
che ho amato solo un fantasma?
E questo quindi ciò che mi aspetta?
Tu mi abbandonerai mia amata.
Così è scritto.
E io, al pari d'un condannato a morte
che vuole sfuggire la morte,
io non cesso di lottare contro le catene del
destino,
non cesso di lottare contro l'assurda sentenza
che mi nega la vita.
Ecco, ora il pallido manto della nebbia è più fitto
che mai,
sento, come ghiaccio, la sua coltre
divorare la mia anima di fuoco.
Così, ghermito dal ghiaccio, sconfitto, morirò:
seppure ardendo, sino all'ultimo istante...
E' per questo che avrò vissuto.
Le cose andavano bene, i clienti erano tanti, e generosi.
Il sole, lì, generoso, splendeva sempre:
o almeno così pareva a me, povero mortale.
Monteburalto, invece, fa schifo.
Di chi è la colpa?
Di Adriana?
Dell'inflazione sulle locazioni?
Oppure di Dio?
Una cosa, tristemente, è certa.
Non spruzzo più come un tempo.
Sono invecchiato. Sono depotenziato.
Per giustificarmi le dico che ormai sono "un vecchio impotente".
Lo infilo e vengo dopo cinque minuti, come un coniglietto.
Passano quaranta minuti e resto con un pezzo di gomma
inanimato, nonostante le premure dell'unica donna che amo.
Forse l'esecrabile colpa è dell'orologio.
Se avessi una notte
- una vita, anzi -
a disposizione!
Orologio: invenzione immonda!
La barbarie dei minuti deturpa il desiderio.
Io voglio eternità!
Io voglio assoluto!
Non stupidi ed esecrabili minuti!
E a rendermi inanimato e triste è la tua infelicità mia amata.
Come posso essere felice se non lo sei tu?
La mia anima è in frantumi, Madalina.
Per me è finita, questo fardello mi uccide.
Se non mi è concesso amarti, non mi è concesso nulla.
Perchè continuare?
Sei stanca di questa vita.
Eppure non vuoi districartene.
Non vuoi amar...mi.
Dinanzi a me solo nebbia.
Consumerò quindi le suole sui marciapiedi merdosi
di Monteburalto per scoprire un giorno, molto prossimo,
che ho amato solo un fantasma?
E questo quindi ciò che mi aspetta?
Tu mi abbandonerai mia amata.
Così è scritto.
E io, al pari d'un condannato a morte
che vuole sfuggire la morte,
io non cesso di lottare contro le catene del
destino,
non cesso di lottare contro l'assurda sentenza
che mi nega la vita.
Ecco, ora il pallido manto della nebbia è più fitto
che mai,
sento, come ghiaccio, la sua coltre
divorare la mia anima di fuoco.
Così, ghermito dal ghiaccio, sconfitto, morirò:
seppure ardendo, sino all'ultimo istante...
E' per questo che avrò vissuto.
venerdì 14 dicembre 2012
Averno
Salvatore Averno è un siciliano.
Nella vita reale, nel pragma quotidiano cioè,
è un umile bracciante disoccupato,
che saltuariamente "travagghia" per un geofita dalla barba ispida e rossastra.
A quarant'anni Salvatore viene colpito da un ictus cerebrale e finisce in coma.
Si ritrova così, del tutto inopinatamente, nell' "aldilà", come visitatore
temporaneo -ed estemporaneo-,
non essendo ancora giunta la sua ora.
Guardandosi attorno, Salvatore si accorge di essere finito all' "inferno":
o almeno in ciò che sembra essergli tale.
Questo "inferno", infatti, presenta i caratteri tipici, cioè "moderni"
di un dormitorio confinato alla
periferia di una grande città, nella fattispecie di Roma:
palazzoni squallidi e grigi, puzza di smog,
feci di cane sui marciapiedi simile a glosse
di un incubo,
bus della atac colmi di infelici dai volti sfuggenti...
La zona, cioè l' "inferno", si trova in via Monteburralto,
prati fecali, pardon, fiscali:
ma potrebbe essere uno qualsiasi degli infiniti e abietti
dormitori di Roma, il predestino, il casilino, etc. etc.
A un certo punto, in mezzo allo smog, al traffico,
ai pendolari dal volto fugace e infelice,
alle feci di cane sparpagliate sui marciapiedi -
a un certo punto, mentre Salvatore, stordito,
cerca di comprendere il caos che lo circonda,
gli si fa avanti P., un poeta estinto,
massacrato a Ostia l'anno in cui nacque il bracciante
siciliano, ora in coma.
"Ma , tu, tu, sei P.!" esclamò il bracciante.
"Si, Salvatore. Io sono P.
Lo so, in questo momento, mio caro, vorresti
essere a Sabaudia, sull'arenile, a guardare il mare
di gennaio in compagnia di un amico o di Madalina,
stringendole e riscaldandole la mano.
Vorresti guardare in faccia la burrasca, battuto
dall'impeto del vento: e trovare lì la fonte
di una forza imperitura, che tu, confusamente,
chiami "Amore"...
Tuttavia ho un compito.
Cioè ho un dovere, nei tuoi confronti.
Io devo insegnarti cosa è l'Inferno; e cosa è il Paradiso,
perchè è ora che tu li comprenda, entrambi...
Il purgatorio, semplicemente, non esiste:
è una finzione, cioè un'invenzione dei preti.
L'inferno, invece, è reale.
Come questo dormitorio.
Tuttavia non è sufficiente riconoscerlo.
Bisogna fare di più: combatterlo tutta la vita,
opporsi ad esso, cercare di sconfiggerlo.
Solo lottando contro l'Inferno, infatti,
non si diventa l'Inferno.
Viceversa chi si arrende all'Inferno diventa l'Inferno.
Naturalmente, come puoi intuire, questa lotta, titanica,
non ha garanzia alcuna;
anzi l'insuccesso è quasi la regola.
Ma tu, mio caro, non hai scelta:
e non hai scelta perchè non vuoi scelta".
"E il Paradiso? -domandò il bracciante-
Cosa devo sapere a proposito di esso?"
"Il Paradiso devi scoprire tu cosa è.
E, una volta scoperto, devi custodirlo.
Esso, infatti, non è perenne.
Anzi: il Paradiso è fragile e sfuggente, come le ali d'una farfalla.
Questo è ciò che devi sapere intorno ad esso."
"Ho finito Salvatore.
Non mi resta quindi che congedarmi; e sperare per te."
Così dicendo il poeta si voltò, scomparendo.
Salvatore uscì dal coma.
Aperse gli occhi, quindi.
Ora era lì, da qualche parte, sull'arenile,
sferzato dal vento gelido di gennaio:
solo, naturalmente, come sempre nella sua vita,
a contemplare per l'ennesima volta l'ululio del mare.
"Cosa voleva dirmi il Poeta mentre ero nel Limbo?"
"E tu, Mare
-gridò-
cosa hai da dirmi che ancora non so?
cosa hai da darmi che ancora non ho?"
"Mare, ruggito di vento,
io non ho limbo,
io non so vivere d'oblio;
io, maledetto,
sono maledetto, come te;
e la mia rabbia è la tua.
Ruggito di vento,
sputo salmastro,
turbine di sabbia...
sabbia, sabbia,
solo sabbia
che si perde
senza sosta
nell'infinito
del mio nero orizzonte..."
Nella vita reale, nel pragma quotidiano cioè,
è un umile bracciante disoccupato,
che saltuariamente "travagghia" per un geofita dalla barba ispida e rossastra.
A quarant'anni Salvatore viene colpito da un ictus cerebrale e finisce in coma.
Si ritrova così, del tutto inopinatamente, nell' "aldilà", come visitatore
temporaneo -ed estemporaneo-,
non essendo ancora giunta la sua ora.
Guardandosi attorno, Salvatore si accorge di essere finito all' "inferno":
o almeno in ciò che sembra essergli tale.
Questo "inferno", infatti, presenta i caratteri tipici, cioè "moderni"
di un dormitorio confinato alla
periferia di una grande città, nella fattispecie di Roma:
palazzoni squallidi e grigi, puzza di smog,
feci di cane sui marciapiedi simile a glosse
di un incubo,
bus della atac colmi di infelici dai volti sfuggenti...
La zona, cioè l' "inferno", si trova in via Monteburralto,
prati fecali, pardon, fiscali:
ma potrebbe essere uno qualsiasi degli infiniti e abietti
dormitori di Roma, il predestino, il casilino, etc. etc.
A un certo punto, in mezzo allo smog, al traffico,
ai pendolari dal volto fugace e infelice,
alle feci di cane sparpagliate sui marciapiedi -
a un certo punto, mentre Salvatore, stordito,
cerca di comprendere il caos che lo circonda,
gli si fa avanti P., un poeta estinto,
massacrato a Ostia l'anno in cui nacque il bracciante
siciliano, ora in coma.
"Ma , tu, tu, sei P.!" esclamò il bracciante.
"Si, Salvatore. Io sono P.
Lo so, in questo momento, mio caro, vorresti
essere a Sabaudia, sull'arenile, a guardare il mare
di gennaio in compagnia di un amico o di Madalina,
stringendole e riscaldandole la mano.
Vorresti guardare in faccia la burrasca, battuto
dall'impeto del vento: e trovare lì la fonte
di una forza imperitura, che tu, confusamente,
chiami "Amore"...
Tuttavia ho un compito.
Cioè ho un dovere, nei tuoi confronti.
Io devo insegnarti cosa è l'Inferno; e cosa è il Paradiso,
perchè è ora che tu li comprenda, entrambi...
Il purgatorio, semplicemente, non esiste:
è una finzione, cioè un'invenzione dei preti.
L'inferno, invece, è reale.
Come questo dormitorio.
Tuttavia non è sufficiente riconoscerlo.
Bisogna fare di più: combatterlo tutta la vita,
opporsi ad esso, cercare di sconfiggerlo.
Solo lottando contro l'Inferno, infatti,
non si diventa l'Inferno.
Viceversa chi si arrende all'Inferno diventa l'Inferno.
Naturalmente, come puoi intuire, questa lotta, titanica,
non ha garanzia alcuna;
anzi l'insuccesso è quasi la regola.
Ma tu, mio caro, non hai scelta:
e non hai scelta perchè non vuoi scelta".
"E il Paradiso? -domandò il bracciante-
Cosa devo sapere a proposito di esso?"
"Il Paradiso devi scoprire tu cosa è.
E, una volta scoperto, devi custodirlo.
Esso, infatti, non è perenne.
Anzi: il Paradiso è fragile e sfuggente, come le ali d'una farfalla.
Questo è ciò che devi sapere intorno ad esso."
"Ho finito Salvatore.
Non mi resta quindi che congedarmi; e sperare per te."
Così dicendo il poeta si voltò, scomparendo.
Salvatore uscì dal coma.
Aperse gli occhi, quindi.
Ora era lì, da qualche parte, sull'arenile,
sferzato dal vento gelido di gennaio:
solo, naturalmente, come sempre nella sua vita,
a contemplare per l'ennesima volta l'ululio del mare.
"Cosa voleva dirmi il Poeta mentre ero nel Limbo?"
"E tu, Mare
-gridò-
cosa hai da dirmi che ancora non so?
cosa hai da darmi che ancora non ho?"
"Mare, ruggito di vento,
io non ho limbo,
io non so vivere d'oblio;
io, maledetto,
sono maledetto, come te;
e la mia rabbia è la tua.
Ruggito di vento,
sputo salmastro,
turbine di sabbia...
sabbia, sabbia,
solo sabbia
che si perde
senza sosta
nell'infinito
del mio nero orizzonte..."
martedì 11 dicembre 2012
Gea (due albanesi)
Sono forse albanesi quei due Cristi all'interno
di un ducato bianco del 93?
Uno, dal viso rubicondo e con una barba rossastra
e ispida fa il geofilo; l'altro, parimenti bello,
sembra essere uscito da Dacau:
con un capo spelacchiato e tondo simile ad una palla da biliardo
da cui si allunga un naso appuntito e sgraziato come quello di un negro,
egli pare...Pinocchio, il burattino di legno.
"Pinocchio" è un meridionale e fa il bracciante.
Se fossimo razzisti -e anche un pò classisti-
da quegli elementi estetici e somatici dovremmo dedurre
una quasi automatica e oggettiva inferiorità sociale e culturale
dei due "albanesi" poc'anzi descritti.
Tuttavia, un dato sociologico "istituzionale"
-cioè formale e conformista-
impedisce di annoverare i due Cristi alla teppaglia.
I due, infatti, hanno una laurea:
un pezzo di carta,
mero riconoscimento esteriore,
con cui bisognerebbe far toletta:
e che invece, nella coscienza psicologica della massa
-coscienza "falsa" e ingenua ovviamente, perchè scambia la "forma"
per sostanza e perchè vive e prospera di specchietti per le allodole-
assurge a simbolo di "redenzione" e superamento
di un precedente stato esistenziale vissuto con vergogna,
al pari d'una barbarie o un'infamia...
(Pasolini avrebbe detto che non una laurea "eleva" l'uomo,
bensì un reale amore verso la cultura...
Ma io, purtroppo, non sono Pasolini:
e devo quindi mettere in discussione,
-cioè vivisezionare con il bisturi dell'analisi critica più spietata-
anche questo asserito "reale amore verso la cultura"...).
Ma torniamo ai due "albanesi" laureati...
Pinocchio, il bracciante meridionale,
pagato alla giornata,
assiste il barbuto geofita, suo "principale";
il geofita, uomo onesto e diligente, a sua volta
lavora sovente per conto di un certo Nax Falli,
degenerato sessuale e "malupaturi",
debitore moroso e arraspatore di centesimi.
Nax Falli, quarantenne di bell'aspetto
con baffini brizzolati
-fatti crescere appositamente per "stuzzicare"
i clitoridi di donne anziane-,
copula con "pregnant" all'ottavo mese di gravidanza
e pratica la sodomia attiva con signore divorziate.
Nei confronti di questo Nax Falli,
il geofita -a causa forse d'un complesso d'inferiorità-
ha accumulato crediti inevasi per circa XXX dollari...
Pinocchio, il bracciante meridionale,
-vicino moralmente all'eversione contro
il sistema della finanza e del capitale-
incita con fervore il geofita a riscattarsi
da questo Nax Falli; ma senza risultato purtroppo.
Il geofita, infatti, è alla mercè di Nax Falli,
al pari di un topolino nelle fauci di un gatto.
Ma non disperiamo: un giorno forse
l'albanese leggerà Marx; oppure si comporterà come
se lo avesse letto...
Il geofita ama il proprio lavoro:
cioè ama la terra.
Le sue mani, tozze, screpolate e rugose,
-la cui vista ributtante produrrebbe senz'altro lo svenimento
di qualsiasi donna dell'alta società-
testimoniano di questo amore profondo e verace:
egli non cessa di "copulare"
-cioè di dialogare-
col limo, con le argille, con le sabbie, col tufo:
e questo dialogo, questo studio, questa "copula",
lo mette in diretto contatto col Creatore...
Ecco quindi la verità:
il geofita è un mistico,
ma la sua "mistica",
paradossale e materiale,
anzichè sgorgare dall'ottenebramento dei sensi,
scaturisce dalla "mesticanza":
cioè dalla religiosa manipolazione, penetrazione
-e masturbazione-
di Gea...
I due albanesi, "u russu" e Pinocchio,
ricoperti di fango e coi piedi umidi,
(probabilmente visti con disprezzo classista
presso l'alta borghesia e i "laureati"
in giurispochezza o economia e monnezza)-
i due albanesi
andranno per la loro strada, partendo verso le sette
del mattino a bordo di un ducato usato del 93.
La loro "strada" è solo una: la terra.
E la terra, cioè Gea,
un giorno,
forse,
li ricompenserà.
di un ducato bianco del 93?
Uno, dal viso rubicondo e con una barba rossastra
e ispida fa il geofilo; l'altro, parimenti bello,
sembra essere uscito da Dacau:
con un capo spelacchiato e tondo simile ad una palla da biliardo
da cui si allunga un naso appuntito e sgraziato come quello di un negro,
egli pare...Pinocchio, il burattino di legno.
"Pinocchio" è un meridionale e fa il bracciante.
Se fossimo razzisti -e anche un pò classisti-
da quegli elementi estetici e somatici dovremmo dedurre
una quasi automatica e oggettiva inferiorità sociale e culturale
dei due "albanesi" poc'anzi descritti.
Tuttavia, un dato sociologico "istituzionale"
-cioè formale e conformista-
impedisce di annoverare i due Cristi alla teppaglia.
I due, infatti, hanno una laurea:
un pezzo di carta,
mero riconoscimento esteriore,
con cui bisognerebbe far toletta:
e che invece, nella coscienza psicologica della massa
-coscienza "falsa" e ingenua ovviamente, perchè scambia la "forma"
per sostanza e perchè vive e prospera di specchietti per le allodole-
assurge a simbolo di "redenzione" e superamento
di un precedente stato esistenziale vissuto con vergogna,
al pari d'una barbarie o un'infamia...
(Pasolini avrebbe detto che non una laurea "eleva" l'uomo,
bensì un reale amore verso la cultura...
Ma io, purtroppo, non sono Pasolini:
e devo quindi mettere in discussione,
-cioè vivisezionare con il bisturi dell'analisi critica più spietata-
anche questo asserito "reale amore verso la cultura"...).
Ma torniamo ai due "albanesi" laureati...
Pinocchio, il bracciante meridionale,
pagato alla giornata,
assiste il barbuto geofita, suo "principale";
il geofita, uomo onesto e diligente, a sua volta
lavora sovente per conto di un certo Nax Falli,
degenerato sessuale e "malupaturi",
debitore moroso e arraspatore di centesimi.
Nax Falli, quarantenne di bell'aspetto
con baffini brizzolati
-fatti crescere appositamente per "stuzzicare"
i clitoridi di donne anziane-,
copula con "pregnant" all'ottavo mese di gravidanza
e pratica la sodomia attiva con signore divorziate.
Nei confronti di questo Nax Falli,
il geofita -a causa forse d'un complesso d'inferiorità-
ha accumulato crediti inevasi per circa XXX dollari...
Pinocchio, il bracciante meridionale,
-vicino moralmente all'eversione contro
il sistema della finanza e del capitale-
incita con fervore il geofita a riscattarsi
da questo Nax Falli; ma senza risultato purtroppo.
Il geofita, infatti, è alla mercè di Nax Falli,
al pari di un topolino nelle fauci di un gatto.
Ma non disperiamo: un giorno forse
l'albanese leggerà Marx; oppure si comporterà come
se lo avesse letto...
Il geofita ama il proprio lavoro:
cioè ama la terra.
Le sue mani, tozze, screpolate e rugose,
-la cui vista ributtante produrrebbe senz'altro lo svenimento
di qualsiasi donna dell'alta società-
testimoniano di questo amore profondo e verace:
egli non cessa di "copulare"
-cioè di dialogare-
col limo, con le argille, con le sabbie, col tufo:
e questo dialogo, questo studio, questa "copula",
lo mette in diretto contatto col Creatore...
Ecco quindi la verità:
il geofita è un mistico,
ma la sua "mistica",
paradossale e materiale,
anzichè sgorgare dall'ottenebramento dei sensi,
scaturisce dalla "mesticanza":
cioè dalla religiosa manipolazione, penetrazione
-e masturbazione-
di Gea...
I due albanesi, "u russu" e Pinocchio,
ricoperti di fango e coi piedi umidi,
(probabilmente visti con disprezzo classista
presso l'alta borghesia e i "laureati"
in giurispochezza o economia e monnezza)-
i due albanesi
andranno per la loro strada, partendo verso le sette
del mattino a bordo di un ducato usato del 93.
La loro "strada" è solo una: la terra.
E la terra, cioè Gea,
un giorno,
forse,
li ricompenserà.
sabato 8 dicembre 2012
Maldiva
Che fine ha fatto Albi?
Non mi telefona più e non nego che un pò
mi manchino le nostre pomeridiane chiacchierate futili.
La condotta di Albi assomiglia molto a quella
di un "ragioniere" di qualche post precedente.
Tuttavia, questo grigiore
-questo permanente
orizzonte piatto e grigio, metafora
di un uomo che ha abdicato-,
questo grigiore mi dona serenità e pace interiore.
A furia di cincischiare con quest' uomo grigio ma pulito
(pulito nel senso che non è infetto dalla boria tipica
degli altolocati nè condivide gli appetiti infimi
dei parvenus e delle infelici schiere degli arrampicatori sociali)
ho imparato ad apprezzarlo:
perchè so che sotto quel cielo grigio, c'è un sole
svogliato, fiacco, timido, che non vuole uscire fuori,
facendo torto a se stesso...
Un sole c'è vi dico; e ogni tanto fa capolino.
Come spiegare altrimenti il suo "affetto" per Binda o
Patrizio Gucci?
Avete mai visto un alto borghese interessarsi
alle sorti di un demente o di un matematico stravagante?
(Lo stesso discorso vale, con tutte le differenze, per Rigates:
tuttavia Rigates il suo posto nell'aristocrazia borghese
se l'è guadagnato non attraverso l'eredità del sangue
-poichè le sue origini sono popolari-
o attraverso qualche raccomandazione, come ad esempio Gonti,
bensì attraverso quelle capacità tipiche
dei "vires", degli spiriti eletti, di coloro che il fato destina all' Imperium di sè e del mondo...).
Serenità e pace interiore ho detto prima.
Serenità perchè il vecchio frac è quasi sempre sereno.
Certo, a volte il frac si adira per dei nonnulla
al pari di un impubere
(come ad esempio quella volta che un vecchio
gli lasciò del fetore d'ascella nell'auto).
Ma per fortuna i turbamenti gli passano presto.
Inoltre quando si è in compagnia di Albi
il gozzo e la saccoccia degli astanti stanno al sicuro.
Egli, con la lestezza dei cavalieri medioevali quando
si stracciavano il manto per donarlo ai poveri,
apre il portafogli e compie un gesto automatico,
forse inconsciamente classista.
Gli altri, cioè i suoi quattro amici, sono infatti oggettivamente
"inferiori" a lui poichè appartengono
ad una classe sociale inferiore, cioè
alla piccola e medio borghesia.
Certo, tale conclusione, maliziosa,
-che per buona creanza andrebbe taciuta-
potrebbe turbare qualche baccalà:
ma a me piace "turbare" le coscienze con ipotesi
più o meno verosimili;
e mi piace anche la malizia...
Ma tutto questo lo sapete già.
Da ultimo, caro Albi, devo farti una confessione.
Elio, il malizioso, mi incalzava affinchè mi occupassi del tuo "caso".
E così, per amore, lo accontentai.
Ora, serenamente, potrai scartare il panettone con Candy.
E prepara la valigia, mi raccomando, perchè la Maldiva t'attende.
Buon Natale, vecchio frac.
Non mi telefona più e non nego che un pò
mi manchino le nostre pomeridiane chiacchierate futili.
La condotta di Albi assomiglia molto a quella
di un "ragioniere" di qualche post precedente.
Tuttavia, questo grigiore
-questo permanente
orizzonte piatto e grigio, metafora
di un uomo che ha abdicato-,
questo grigiore mi dona serenità e pace interiore.
A furia di cincischiare con quest' uomo grigio ma pulito
(pulito nel senso che non è infetto dalla boria tipica
degli altolocati nè condivide gli appetiti infimi
dei parvenus e delle infelici schiere degli arrampicatori sociali)
ho imparato ad apprezzarlo:
perchè so che sotto quel cielo grigio, c'è un sole
svogliato, fiacco, timido, che non vuole uscire fuori,
facendo torto a se stesso...
Un sole c'è vi dico; e ogni tanto fa capolino.
Come spiegare altrimenti il suo "affetto" per Binda o
Patrizio Gucci?
Avete mai visto un alto borghese interessarsi
alle sorti di un demente o di un matematico stravagante?
(Lo stesso discorso vale, con tutte le differenze, per Rigates:
tuttavia Rigates il suo posto nell'aristocrazia borghese
se l'è guadagnato non attraverso l'eredità del sangue
-poichè le sue origini sono popolari-
o attraverso qualche raccomandazione, come ad esempio Gonti,
bensì attraverso quelle capacità tipiche
dei "vires", degli spiriti eletti, di coloro che il fato destina all' Imperium di sè e del mondo...).
Serenità e pace interiore ho detto prima.
Serenità perchè il vecchio frac è quasi sempre sereno.
Certo, a volte il frac si adira per dei nonnulla
al pari di un impubere
(come ad esempio quella volta che un vecchio
gli lasciò del fetore d'ascella nell'auto).
Ma per fortuna i turbamenti gli passano presto.
Inoltre quando si è in compagnia di Albi
il gozzo e la saccoccia degli astanti stanno al sicuro.
Egli, con la lestezza dei cavalieri medioevali quando
si stracciavano il manto per donarlo ai poveri,
apre il portafogli e compie un gesto automatico,
forse inconsciamente classista.
Gli altri, cioè i suoi quattro amici, sono infatti oggettivamente
"inferiori" a lui poichè appartengono
ad una classe sociale inferiore, cioè
alla piccola e medio borghesia.
Certo, tale conclusione, maliziosa,
-che per buona creanza andrebbe taciuta-
potrebbe turbare qualche baccalà:
ma a me piace "turbare" le coscienze con ipotesi
più o meno verosimili;
e mi piace anche la malizia...
Ma tutto questo lo sapete già.
Da ultimo, caro Albi, devo farti una confessione.
Elio, il malizioso, mi incalzava affinchè mi occupassi del tuo "caso".
E così, per amore, lo accontentai.
Ora, serenamente, potrai scartare il panettone con Candy.
E prepara la valigia, mi raccomando, perchè la Maldiva t'attende.
Buon Natale, vecchio frac.
giovedì 6 dicembre 2012
lo zio
Ah Elio! Elio!
Avessimo tutti una nipotina tredicenne d'amare!
Di un amore esaustivo, volesse Dio:
e quindi anche carnale!
Già vedo i mostri, i ben pensanti, puntarni l'indice addosso:
ma i mostri, cari ben pensanti, siete voi, aridi e senza cuore,
schiavi disumani di quell'imbecille libro che è il codice Ricchio!
Il vostro ossequio alle leggi è ributtante, farisaico.
Il vostro non è amore: è gelosia, turpe egoismo.
Un libraccio compilato da un fascista represso stabilisce un'età:
e gli idioti, cioè la massa, vi si confermano e conformano.
Ma lasciamo perdere: non voglio perdere la calma.
Le premesse erano altre.
Torniamo a te caro Elio: anzi a tua nipote.
Tu, cara G., stai crescendo, con la febbrile e brutale fretta che
impone questa lurida era consumistica.
Tu fremi, incalzata dall'esempio coatto e volgare della
tv, delle rivistucce per sgualdrinelle senza cervello e da infernet.
Tu quindi non vedi l'ora che il tuo tenero imene venga dilacerato
da qualche bruto con l'orecchino e marchiato di tatuaggi.
Ah quanto triste sarà scoprire la verità, mia povera G.!
Quel bruto alla Corona's, così diffuso nei licei e nelle scuole medie,
laido esempio di cinismo e volgarità, collezionatore
miserevole di coiti, egoista e bieco,
soddisferà i suoi istinti
su di te, mia amata G...
Successivamente il bruto si allontanerà, come da copione,
in cerca della prossima preda.
Questo è il triste carosello dei mammiferi, cara G.
A questo punto, sempre seguendo le leggi del carosello,
mia povera nipotina, affranta e delusa, svilupperai
-in contraddizione con quel bisogno di affetto e amore che nutre
ogni essere vivente-
un concomitante e generalizzato rancore verso il sesso maschile...
Le conclusioni, saranno quindi due, una alternativa all'altra
oppure una conseguente all'altra.
La prima, terribile, è che tu diventi una repressa, terrorizzata
dallo scacco reale che ogni tuo possibile amore risulti deluso.
Quante povere donne hanno sacrificato il loro piacere
sullo stupido altare della fobia!
La seconda ipotesi, altrettanto terribile, è che tu ti "mignottizzi":
cioè che tu assuma gli stessi orrendi connotati dell'aguzzino
maschio che in principio t'ha fatto soffrire:
e quante se ne vedono di queste sgualdrine gratis, feroci e ciniche!
Cercano cazzi con cui godere: e questa, di per sè, è una cosa
nobilissima e meravigliosa per qualsiasi donna;
il problema è che, al pari dei Corona's, queste disgraziate
vivono questa ricerca con un senso di supremazia e rivalsa
che alla fine rovina tutto.
Esiste infine una terza ipotesi mia cara G.
Ma bada, essa è un'ipotesi rara:
pertanto diffida da chi te la designa come un'ovvietà.
Questa ipotesi è che di te si innamori e ti ami,
con un amore reale e continuo, un uomo qualsiasi.
In questo caso, davvero fortuito, mia cara G.,
non dovrai preoccuparti:
perchè non diventerai nè una repressa nè una cinica egoista.
Si, cara, G.: ho detto un uomo "qualsiasi":
eppure speciale e unico, almeno per te.
Un uomo qualsiasi eppure speciale:
come lo zio Elio.
Avessimo tutti una nipotina tredicenne d'amare!
Di un amore esaustivo, volesse Dio:
e quindi anche carnale!
Già vedo i mostri, i ben pensanti, puntarni l'indice addosso:
ma i mostri, cari ben pensanti, siete voi, aridi e senza cuore,
schiavi disumani di quell'imbecille libro che è il codice Ricchio!
Il vostro ossequio alle leggi è ributtante, farisaico.
Il vostro non è amore: è gelosia, turpe egoismo.
Un libraccio compilato da un fascista represso stabilisce un'età:
e gli idioti, cioè la massa, vi si confermano e conformano.
Ma lasciamo perdere: non voglio perdere la calma.
Le premesse erano altre.
Torniamo a te caro Elio: anzi a tua nipote.
Tu, cara G., stai crescendo, con la febbrile e brutale fretta che
impone questa lurida era consumistica.
Tu fremi, incalzata dall'esempio coatto e volgare della
tv, delle rivistucce per sgualdrinelle senza cervello e da infernet.
Tu quindi non vedi l'ora che il tuo tenero imene venga dilacerato
da qualche bruto con l'orecchino e marchiato di tatuaggi.
Ah quanto triste sarà scoprire la verità, mia povera G.!
Quel bruto alla Corona's, così diffuso nei licei e nelle scuole medie,
laido esempio di cinismo e volgarità, collezionatore
miserevole di coiti, egoista e bieco,
soddisferà i suoi istinti
su di te, mia amata G...
Successivamente il bruto si allontanerà, come da copione,
in cerca della prossima preda.
Questo è il triste carosello dei mammiferi, cara G.
A questo punto, sempre seguendo le leggi del carosello,
mia povera nipotina, affranta e delusa, svilupperai
-in contraddizione con quel bisogno di affetto e amore che nutre
ogni essere vivente-
un concomitante e generalizzato rancore verso il sesso maschile...
Le conclusioni, saranno quindi due, una alternativa all'altra
oppure una conseguente all'altra.
La prima, terribile, è che tu diventi una repressa, terrorizzata
dallo scacco reale che ogni tuo possibile amore risulti deluso.
Quante povere donne hanno sacrificato il loro piacere
sullo stupido altare della fobia!
La seconda ipotesi, altrettanto terribile, è che tu ti "mignottizzi":
cioè che tu assuma gli stessi orrendi connotati dell'aguzzino
maschio che in principio t'ha fatto soffrire:
e quante se ne vedono di queste sgualdrine gratis, feroci e ciniche!
Cercano cazzi con cui godere: e questa, di per sè, è una cosa
nobilissima e meravigliosa per qualsiasi donna;
il problema è che, al pari dei Corona's, queste disgraziate
vivono questa ricerca con un senso di supremazia e rivalsa
che alla fine rovina tutto.
Esiste infine una terza ipotesi mia cara G.
Ma bada, essa è un'ipotesi rara:
pertanto diffida da chi te la designa come un'ovvietà.
Questa ipotesi è che di te si innamori e ti ami,
con un amore reale e continuo, un uomo qualsiasi.
In questo caso, davvero fortuito, mia cara G.,
non dovrai preoccuparti:
perchè non diventerai nè una repressa nè una cinica egoista.
Si, cara, G.: ho detto un uomo "qualsiasi":
eppure speciale e unico, almeno per te.
Un uomo qualsiasi eppure speciale:
come lo zio Elio.
il soffio
Quando non si ha più niente da dire
perchè si è detto tutto
- "tutto" inteso come l'insieme finito delle proprie infime ambizioni -,
sarebbe il caso di tacere; e per sempre possibilmente.
Così io spero di tacere
-cioè di smettere di scrivere questo mediocre
diario- per sempre.
Perchè?
Perchè ho detto "tutto"; e quindi non posso che ripetermi.
Devo perciò chiarire a me stesso che senso e valore abbia questo ripetermi.
La risposta è semplice: il senso di questo ripetermi, l'unico senso ammissibile,
è quello di ribadire -e tal volta sedare- un'angoscia;
il valore di questo ripetermi è...nessuno: esso semplicemente non c'è, non esiste.
Qual'è il valore di una ripetizione?
Solo il sole e la bellezza del creato hanno il diritto di ripetersi indefinitamente:
e infatti del tramonto o della risacca non ci si stanca mai.
Repetita iuvant: falso!
Repetita iuvant solo a chi è sordo o a chi è ancora bambino.
Chi è adulto e ci sente bene non ha bisogno di sentirsi ripetere la lezione:
chi ripete filastrocche è solo un impotente, al più un demente.
La parola ha diritto d'esistere una sola volta:
come un uomo ha il diritto d'esistere una sola volta.
Ma la parola, questa maledetta sirena,
vuole vivere in eterno:
come vogliono vivere in eterno, scioccamente, gli uomini.
Frequenterò sempre questa prostituta perchè la amo troppo.
Tuttavia per amare bene bisogna amare con austerità.
Bisogna vedersi poco, sapendo di violare il codice.
Al pari di una prostituta, infatti, la parola è stata "usata" da tutti,
è stata pronunciata da tutti, persino dai più indegni.
Perciò, quando essa sarà lì, sul letto, nuda, prostrata
dinanzi a voi, miracolosamente di nuovo vergine
della sua bellezza originaria
perchè vissuta nell'intimità del vostro stupido destino,
dovrete onorarla col silenzio.
Io, povero sciocco, continuo a parlare:
e quindi a farle torto.
Ma non dispero, mia amata.
Imparerò ad amarti, un giorno.
Quel giorno, finalmente, imparerò a tacere.
Il tuo soffio, fatale e maestoso, mi condurrà altrove.
perchè si è detto tutto
- "tutto" inteso come l'insieme finito delle proprie infime ambizioni -,
sarebbe il caso di tacere; e per sempre possibilmente.
Così io spero di tacere
-cioè di smettere di scrivere questo mediocre
diario- per sempre.
Perchè?
Perchè ho detto "tutto"; e quindi non posso che ripetermi.
Devo perciò chiarire a me stesso che senso e valore abbia questo ripetermi.
La risposta è semplice: il senso di questo ripetermi, l'unico senso ammissibile,
è quello di ribadire -e tal volta sedare- un'angoscia;
il valore di questo ripetermi è...nessuno: esso semplicemente non c'è, non esiste.
Qual'è il valore di una ripetizione?
Solo il sole e la bellezza del creato hanno il diritto di ripetersi indefinitamente:
e infatti del tramonto o della risacca non ci si stanca mai.
Repetita iuvant: falso!
Repetita iuvant solo a chi è sordo o a chi è ancora bambino.
Chi è adulto e ci sente bene non ha bisogno di sentirsi ripetere la lezione:
chi ripete filastrocche è solo un impotente, al più un demente.
La parola ha diritto d'esistere una sola volta:
come un uomo ha il diritto d'esistere una sola volta.
Ma la parola, questa maledetta sirena,
vuole vivere in eterno:
come vogliono vivere in eterno, scioccamente, gli uomini.
Frequenterò sempre questa prostituta perchè la amo troppo.
Tuttavia per amare bene bisogna amare con austerità.
Bisogna vedersi poco, sapendo di violare il codice.
Al pari di una prostituta, infatti, la parola è stata "usata" da tutti,
è stata pronunciata da tutti, persino dai più indegni.
Perciò, quando essa sarà lì, sul letto, nuda, prostrata
dinanzi a voi, miracolosamente di nuovo vergine
della sua bellezza originaria
perchè vissuta nell'intimità del vostro stupido destino,
dovrete onorarla col silenzio.
Io, povero sciocco, continuo a parlare:
e quindi a farle torto.
Ma non dispero, mia amata.
Imparerò ad amarti, un giorno.
Quel giorno, finalmente, imparerò a tacere.
Il tuo soffio, fatale e maestoso, mi condurrà altrove.
mercoledì 5 dicembre 2012
il ragioniere
Adelio Donasi è un giovane ragioniere
che conduce un'esistenza grigia, sterile e monotona.
Di formazione cattolica, seppur improntata ai dettami più
razionali e illuminati di una moderna educazione laica e borghese,
a tredici anni Adelio diventa ateo: forse a causa di una
esperienza erotica andata male.
Questa esperienza erotica "andata male"
-probabilmente la molestia sessuale di un'estraneo-
minò per sempre la fiducia di Adelio nel prossimo.
Dal momento in cui perse fiducia nel prossimo,
Adelio, al contempo, -e con maggior veemenza- perse
fiducia in tutto: nelle istituzioni, nell'autorità civile,
nella famiglia, nel Padre eterno
e così via.
Figlio di un importante manager, Adelio avrebbe potuto
senza difficoltà farsi "imbucare" dal padre all'interno
dell'ente da quest'ultimo diretto:
tuttavia a causa della predetta sfiducia e repugnanza verso
ogni genere di riconoscimento e responsabilità morale e civile,
Adelio rinunciò a svolgere incarichi di prestigio e remunerativi,
scegliendo l'umile carriera di impiegato come ragioniere
in una ditta di carta igienica (che ben presto sarebbe fallita).
Adelio, invecchiando, diventa un mostro di cinismo:
pratica quasi esclusivamente l'onanismo,
disprezza le donne, gli animali, i bambini,
i meridionali;
tuttavia egli sa occultare il suo dispregio interiore
-frutto, come si è detto, di quella profonda, maledetta
perdita di fiducia nel prossimo-
con una raffinatissima ipocrisia di maniera:
elargisce cospicue donazioni ai poveri,
mantiene esteriormente un atteggiamento socievole e mite,
professa -falsamente- idee liberali e tolleranti...
La sua indulgenza è di facciata:
dettata cioè dalle contingenze storico sociali dell'epoca in cui
vive -epoca in cui la tolleranza e l'indulgenza vanno di moda- :
se fosse vissuto nel medioevo o nell'antica Roma,
nei panni di un signorotto o di un imperatore,
non avrebbe esitato a realizzare le proprie brame
senza nemmeno l'ombra di uno scrupolo morale
(per esempio, non avrebbe esitato a stuprare e ingravidare
una serva, facendola successivamente giustiziare, insieme al feto,
qualora la disgraziata gli avesse arrecato il minimo intralcio...)
Privo di sentimenti, avviato ad un'estinzione anonima e blanda
(sopra la sua lapide si sarebbe potuto appore il seguente epitaffio:
"qui giage A. D., uomo insignificante e senza speme,
ragioniere in una ditta di carta igienica"),
Adelio non immagina che un giorno il diavolo (o il caso?)
decide di interessarsi al suo "caso", rendendolo più interessante...
Un bel giorno una pazza bussa alla sua porta.
Adelio apre la porta e dinanzi gli compare una donna
mai vista prima con un pancione di almeno otto mesi.
"Qui dentro c'è tuo figlio!"
"Come scusi?"
"Qui dentro c'è tuo figlio!"
"No guardi, dev'esserci un errore...io non la conosco..."
Adelio le sbatte la porta in faccia.
Un mese dopo la pazza partorisce (una bambina)
e tramite un avvocato d'ufficio trascina Adelio in tribunale
per il riconoscimento di paternità.
La pazza chiede gli accertamenti ematici e genetici:
e Adelio suo malgrado vi si sottopone, ritenendo serenamente
che si tratti una beffa...
Qualche tempo dopo giungono i risulati:
il sangue della bambina è lo stesso del ragioniere, il dna pure:
non c'è ombra di dubbio: Adelio è il padre naturale!
Sul baratro della disperazione, Adelio non sa che fare.
Terrorizzato dall'idea di dover mantenere e curare
un'estranea uscita dal grembo d'una demente,
Adelio vorrebbe ammazzare entrambe, mamma e figlia.
Alla mamma ci pensa il caso:
la demente muore tre mesi dopo il parto, investita da un'autotreno
condotto da un ubriaco albanese.
Per disgrazia -o per fortuna- la demente non ha parenti nè amici:
così la bambina viene affidata alle cure esclusive del ragioniere.
Terrorizzato dall'idea di cambiare pannolini e trascinare passeggini,
Adelio, risoluto nel liberarsi dall'infelice fardello, dopo qualche notte insonne
escogita una soluzione diabolica e mostruosa:
sopprimere l'innocente creaturina soffocandola con un cuscino,
gettarla, celata dentro un sacchetto, in un bidone dell'immondizia
e infine denunciarne la scomparsa alle forze dell'ordine:
scomparsa riconducibile ad un rapimento ad opera di zingari o gentaglia simile...
Il piano sembra perfetto: non resta quindi che attuarlo.
Apprestandosi pertanto a perpetrare l'orrendo crimine al ritorno dal lavoro,
ancora una volta Adelio non ha fatto i conti col diavolo (o col caso?)...
La bambina non è in casa, è scomparsa!
Davvero qualcuno l'ha rapita!
Sbalordito -anche se, in cuor suo, lieto di quella assurda
semplificazione offertagli dal destino-
il ragioniere si reca dai carabinieri a denunciare la scomparsa della figlia...
Nessuno seppe che fine fece la povera "figlia" del ragioniere.
Forse fu rapita dagli zingari; forse diventò una battona; forse morì.
Si seppe, invece, che fine fece il ragioniere.
Egli, vecchio e solo, si spense nelle fredde coperte del suo letto.
Non ebbe nè il tempo nè la voglia di pentirsi dei suoi peccati.
Non conseguì la salvezza, questo è certo, qualunque cosa voi intendiate
per salvezza.
Non conseguì l'inferno, questo è certo, poichè la sua vita,
negazione di ogni amore, fu il suo stesso inferno.
Il diavolo, questo è certo, avrebbe voluto salvarlo.
Ma non ci riuscì.
(Finale alternativo, da leggere solo in caso d'emergenza:
solo nel caso cioè che il vostro verecondo cuore non sopporti
la delusione come orizzonte logico degli eventi.
Il ragioniere adotta la bambina e impara ad amarla.
La bambina si innamora del "padre", seppur anziano,
di un amore totale: quindi anche carnale.
I due si congiungono,
con una tenerezza che sfida le stupide leggi degli uomini.
Il ragioniere adempie il suo ultimo coito con la "figlia"
poco più che adolescente.
E infine spira, redento da ogni peccato,
scaldato dal tiepido sospiro della
fanciulla...)
che conduce un'esistenza grigia, sterile e monotona.
Di formazione cattolica, seppur improntata ai dettami più
razionali e illuminati di una moderna educazione laica e borghese,
a tredici anni Adelio diventa ateo: forse a causa di una
esperienza erotica andata male.
Questa esperienza erotica "andata male"
-probabilmente la molestia sessuale di un'estraneo-
minò per sempre la fiducia di Adelio nel prossimo.
Dal momento in cui perse fiducia nel prossimo,
Adelio, al contempo, -e con maggior veemenza- perse
fiducia in tutto: nelle istituzioni, nell'autorità civile,
nella famiglia, nel Padre eterno
e così via.
Figlio di un importante manager, Adelio avrebbe potuto
senza difficoltà farsi "imbucare" dal padre all'interno
dell'ente da quest'ultimo diretto:
tuttavia a causa della predetta sfiducia e repugnanza verso
ogni genere di riconoscimento e responsabilità morale e civile,
Adelio rinunciò a svolgere incarichi di prestigio e remunerativi,
scegliendo l'umile carriera di impiegato come ragioniere
in una ditta di carta igienica (che ben presto sarebbe fallita).
Adelio, invecchiando, diventa un mostro di cinismo:
pratica quasi esclusivamente l'onanismo,
disprezza le donne, gli animali, i bambini,
i meridionali;
tuttavia egli sa occultare il suo dispregio interiore
-frutto, come si è detto, di quella profonda, maledetta
perdita di fiducia nel prossimo-
con una raffinatissima ipocrisia di maniera:
elargisce cospicue donazioni ai poveri,
mantiene esteriormente un atteggiamento socievole e mite,
professa -falsamente- idee liberali e tolleranti...
La sua indulgenza è di facciata:
dettata cioè dalle contingenze storico sociali dell'epoca in cui
vive -epoca in cui la tolleranza e l'indulgenza vanno di moda- :
se fosse vissuto nel medioevo o nell'antica Roma,
nei panni di un signorotto o di un imperatore,
non avrebbe esitato a realizzare le proprie brame
senza nemmeno l'ombra di uno scrupolo morale
(per esempio, non avrebbe esitato a stuprare e ingravidare
una serva, facendola successivamente giustiziare, insieme al feto,
qualora la disgraziata gli avesse arrecato il minimo intralcio...)
Privo di sentimenti, avviato ad un'estinzione anonima e blanda
(sopra la sua lapide si sarebbe potuto appore il seguente epitaffio:
"qui giage A. D., uomo insignificante e senza speme,
ragioniere in una ditta di carta igienica"),
Adelio non immagina che un giorno il diavolo (o il caso?)
decide di interessarsi al suo "caso", rendendolo più interessante...
Un bel giorno una pazza bussa alla sua porta.
Adelio apre la porta e dinanzi gli compare una donna
mai vista prima con un pancione di almeno otto mesi.
"Qui dentro c'è tuo figlio!"
"Come scusi?"
"Qui dentro c'è tuo figlio!"
"No guardi, dev'esserci un errore...io non la conosco..."
Adelio le sbatte la porta in faccia.
Un mese dopo la pazza partorisce (una bambina)
e tramite un avvocato d'ufficio trascina Adelio in tribunale
per il riconoscimento di paternità.
La pazza chiede gli accertamenti ematici e genetici:
e Adelio suo malgrado vi si sottopone, ritenendo serenamente
che si tratti una beffa...
Qualche tempo dopo giungono i risulati:
il sangue della bambina è lo stesso del ragioniere, il dna pure:
non c'è ombra di dubbio: Adelio è il padre naturale!
Sul baratro della disperazione, Adelio non sa che fare.
Terrorizzato dall'idea di dover mantenere e curare
un'estranea uscita dal grembo d'una demente,
Adelio vorrebbe ammazzare entrambe, mamma e figlia.
Alla mamma ci pensa il caso:
la demente muore tre mesi dopo il parto, investita da un'autotreno
condotto da un ubriaco albanese.
Per disgrazia -o per fortuna- la demente non ha parenti nè amici:
così la bambina viene affidata alle cure esclusive del ragioniere.
Terrorizzato dall'idea di cambiare pannolini e trascinare passeggini,
Adelio, risoluto nel liberarsi dall'infelice fardello, dopo qualche notte insonne
escogita una soluzione diabolica e mostruosa:
sopprimere l'innocente creaturina soffocandola con un cuscino,
gettarla, celata dentro un sacchetto, in un bidone dell'immondizia
e infine denunciarne la scomparsa alle forze dell'ordine:
scomparsa riconducibile ad un rapimento ad opera di zingari o gentaglia simile...
Il piano sembra perfetto: non resta quindi che attuarlo.
Apprestandosi pertanto a perpetrare l'orrendo crimine al ritorno dal lavoro,
ancora una volta Adelio non ha fatto i conti col diavolo (o col caso?)...
La bambina non è in casa, è scomparsa!
Davvero qualcuno l'ha rapita!
Sbalordito -anche se, in cuor suo, lieto di quella assurda
semplificazione offertagli dal destino-
il ragioniere si reca dai carabinieri a denunciare la scomparsa della figlia...
Nessuno seppe che fine fece la povera "figlia" del ragioniere.
Forse fu rapita dagli zingari; forse diventò una battona; forse morì.
Si seppe, invece, che fine fece il ragioniere.
Egli, vecchio e solo, si spense nelle fredde coperte del suo letto.
Non ebbe nè il tempo nè la voglia di pentirsi dei suoi peccati.
Non conseguì la salvezza, questo è certo, qualunque cosa voi intendiate
per salvezza.
Non conseguì l'inferno, questo è certo, poichè la sua vita,
negazione di ogni amore, fu il suo stesso inferno.
Il diavolo, questo è certo, avrebbe voluto salvarlo.
Ma non ci riuscì.
(Finale alternativo, da leggere solo in caso d'emergenza:
solo nel caso cioè che il vostro verecondo cuore non sopporti
la delusione come orizzonte logico degli eventi.
Il ragioniere adotta la bambina e impara ad amarla.
La bambina si innamora del "padre", seppur anziano,
di un amore totale: quindi anche carnale.
I due si congiungono,
con una tenerezza che sfida le stupide leggi degli uomini.
Il ragioniere adempie il suo ultimo coito con la "figlia"
poco più che adolescente.
E infine spira, redento da ogni peccato,
scaldato dal tiepido sospiro della
fanciulla...)
martedì 27 novembre 2012
A Rigates
E così, caro Rigates, anche tu segui questo
blog da due soldi!
Naturalmente il piacere di averti come lettore è immenso:
pur tuttavia so bene che rimarrai deluso, per una serie di ragioni
intuibili.
Innanzitutto qui non si parla di materie a te congeniali:
la giurismonnezza e l'informatica mi fanno venire l'orticaria
e pertanto le ho bandite come si bandiscono le cose inutili.
In secondo luogo, ahimè, qui non troverai nè poesia nè prosa
di pregio, non essendo io nè un poeta nè un prosatore.
Potrai trovare, raramente, se sarai fortunato, qualche mistificazione
più o meno riuscita di ciò che è davvero poesia o prosa.
Certo, una mistificazione poetica ben riuscita
potrebbe persino perdere il proprio carattere mistificatorio
e ricevere il crisma di poesia: ma a me tutto ciò non interessa.
Io mi accontento dei miei "falsi" letterari così come sono:
autenticamente inautentici.
Perchè ti domandi?
Perchè questa inautenticità?
Ma è semplice caro Rigates!
Perchè tutto è già stato detto!
E quindi, non si tratta d'altro che di rimescolare la solita zuppa.
Terzo: qui di Nietzsche non troverai nemmeno un'unghia.
Egli fu un povero demente che buttò dalla finestra la sua vita.
Invece di sborrare fighette si bruciò il cervello con inutili seghe mentali:
la superminchia, l'eterno finocchio, la volontà di patonza...
Certo, conosceva l'arte di incenerire l'anima con le parole:
un dono supremo...ma se poi l'arte non si fa azione e vita,
marcisce nell'oblio delle biblioteche.
L'arte è poca cosa.
Sopratutto l'arte è inutile.
L'arte nel migliore dei casi è una pregevole scopiazzatura della realtà;
nel peggiore dei casi è una mediocre scopiazzatura della realtà.
Vedi, mio caro Arigates,
ancora una volta ti ho deluso.
Eppure sappi, caro maestro,
che ancora oggi ti eleggerei mio Duce;
e, tra tutti gl'infelici esempi dell'umana stirpe,
solo a Te,
io, gaio e libero,
concederei il mio libero inchino:
come a quello che si rivolge a un padre,
come a quello che si rivolge a un dio.
blog da due soldi!
Naturalmente il piacere di averti come lettore è immenso:
pur tuttavia so bene che rimarrai deluso, per una serie di ragioni
intuibili.
Innanzitutto qui non si parla di materie a te congeniali:
la giurismonnezza e l'informatica mi fanno venire l'orticaria
e pertanto le ho bandite come si bandiscono le cose inutili.
In secondo luogo, ahimè, qui non troverai nè poesia nè prosa
di pregio, non essendo io nè un poeta nè un prosatore.
Potrai trovare, raramente, se sarai fortunato, qualche mistificazione
più o meno riuscita di ciò che è davvero poesia o prosa.
Certo, una mistificazione poetica ben riuscita
potrebbe persino perdere il proprio carattere mistificatorio
e ricevere il crisma di poesia: ma a me tutto ciò non interessa.
Io mi accontento dei miei "falsi" letterari così come sono:
autenticamente inautentici.
Perchè ti domandi?
Perchè questa inautenticità?
Ma è semplice caro Rigates!
Perchè tutto è già stato detto!
E quindi, non si tratta d'altro che di rimescolare la solita zuppa.
Terzo: qui di Nietzsche non troverai nemmeno un'unghia.
Egli fu un povero demente che buttò dalla finestra la sua vita.
Invece di sborrare fighette si bruciò il cervello con inutili seghe mentali:
la superminchia, l'eterno finocchio, la volontà di patonza...
Certo, conosceva l'arte di incenerire l'anima con le parole:
un dono supremo...ma se poi l'arte non si fa azione e vita,
marcisce nell'oblio delle biblioteche.
L'arte è poca cosa.
Sopratutto l'arte è inutile.
L'arte nel migliore dei casi è una pregevole scopiazzatura della realtà;
nel peggiore dei casi è una mediocre scopiazzatura della realtà.
Vedi, mio caro Arigates,
ancora una volta ti ho deluso.
Eppure sappi, caro maestro,
che ancora oggi ti eleggerei mio Duce;
e, tra tutti gl'infelici esempi dell'umana stirpe,
solo a Te,
io, gaio e libero,
concederei il mio libero inchino:
come a quello che si rivolge a un padre,
come a quello che si rivolge a un dio.
il vecchio frac
Che bilancio fare dopo un anno?
Un anno fa scrivevo storielle delusorie, con una teleologia chiara e perversa.
Il fine era stoico, "schopenauriano": rafforzare me stesso attraverso la continua scoperta
del Male, la continua esplorazione e riproposizione di modelli destinati all'insuccesso.
A furia d'insuccessi, camuffati di teorie ed esempi stravaganti,
pensavo ingenuamente che mi sarei abituato all'idea fatale della caducità.
Quasi fanaticamente mi scagliavo contro ogni ottimismo:
esso andava bandito, perchè intrinsecamente legato al suo opposto.
Non so se cercavo di distillare il cinismo allo stato puro,
come calmante e balsamo alla mia sensibilità.
Forse si: cercavo una stasi, un'insensibilità come rimedio ad una
sensibilità estenuante.
Per fortuna, seguendo -seppur a tratti- la via della mano destra,
ho compreso la mia inconciliabilità con ogni forma di cinismo.
Posso amare, odiare, ma non restare indifferente.
Per fortuna quella strada pericolosa mi condusse altrove.
Al burrino.
Mi innamorai.
Il resto è cronaca.
Il contributo di Elio in tutto ciò è stato determinante.
Ma anche questa è cronaca: e il modo migliore per ringraziare Elio
è ripagarlo con una leale amicizia.
Certo: ci sono stati eccessi ed abusi da parte mia.
Ma chi non sbaglia?
Il breve accanimento, ad esempio, nei confronti di Alfia Dorelli
fu dettato da una legittima difesa pro Elio contro la feroce e isterica
persecuzione moralistica di Alfia.
Quando ella scoprì che l'amato geometra scopriva il piacere
con altre donne, seppure a pagamento, il demone della gelosia
la possedette.
La reazione di Alfia fu ignominiosa.
Doveva forse, il povero Elio, andare avanti tutta la vita a seghe, cara Alfia?
Forse oggi, cara Alfia, hai compreso il tuo errore,
la tua mancanza di amore e di pietà verso due poveri cristi
come me ed Elio.
E, ahimè, fosti ripagata con la tua stessa moneta!
Mi auguro con tutto il cuore che tu possa scrollarti di dosso
per sempre l'infelice abito di una sessualità repressa
(quanto sarebbero utili in situazioni come queste i Leuti e Rigatella
di un tempo!)
Infine Albi.
Mi telefona quasi ogni giorno, come una fidanzata.
Vuole sapere tutto, ogni dettaglio, ogni coito con Anemona o Madalina...
Parliamo sempre della stessa minestra, con una monotonia raccapricciante.
Sembra quasi che Albi sia nato stanco, stufo, semi moribondo,
affetto da una senilità e da una sterilità congenite.
Davvero a nessuna salvezza può attingere?
Davvero l'istinto di morte freudiano ha preso il sopravvento in lui?
Con quei muscoli d'acciaio potrebbe mettere in ginocchio il mondo!
Potrebbe avere mille donne bagnate al suo fianco e invece che fa, desidera che
l'aereo per le Maldive precipiti!
Orsù vecchio frac!
Davvero pensi che marcire nella fossa o in fondo all'oceano
sia la soluzione migliore?
Reimpara a gioire, con qualsiasi mezzo!
Solo questa è l'unica salvezza.
Un anno fa scrivevo storielle delusorie, con una teleologia chiara e perversa.
Il fine era stoico, "schopenauriano": rafforzare me stesso attraverso la continua scoperta
del Male, la continua esplorazione e riproposizione di modelli destinati all'insuccesso.
A furia d'insuccessi, camuffati di teorie ed esempi stravaganti,
pensavo ingenuamente che mi sarei abituato all'idea fatale della caducità.
Quasi fanaticamente mi scagliavo contro ogni ottimismo:
esso andava bandito, perchè intrinsecamente legato al suo opposto.
Non so se cercavo di distillare il cinismo allo stato puro,
come calmante e balsamo alla mia sensibilità.
Forse si: cercavo una stasi, un'insensibilità come rimedio ad una
sensibilità estenuante.
Per fortuna, seguendo -seppur a tratti- la via della mano destra,
ho compreso la mia inconciliabilità con ogni forma di cinismo.
Posso amare, odiare, ma non restare indifferente.
Per fortuna quella strada pericolosa mi condusse altrove.
Al burrino.
Mi innamorai.
Il resto è cronaca.
Il contributo di Elio in tutto ciò è stato determinante.
Ma anche questa è cronaca: e il modo migliore per ringraziare Elio
è ripagarlo con una leale amicizia.
Certo: ci sono stati eccessi ed abusi da parte mia.
Ma chi non sbaglia?
Il breve accanimento, ad esempio, nei confronti di Alfia Dorelli
fu dettato da una legittima difesa pro Elio contro la feroce e isterica
persecuzione moralistica di Alfia.
Quando ella scoprì che l'amato geometra scopriva il piacere
con altre donne, seppure a pagamento, il demone della gelosia
la possedette.
La reazione di Alfia fu ignominiosa.
Doveva forse, il povero Elio, andare avanti tutta la vita a seghe, cara Alfia?
Forse oggi, cara Alfia, hai compreso il tuo errore,
la tua mancanza di amore e di pietà verso due poveri cristi
come me ed Elio.
E, ahimè, fosti ripagata con la tua stessa moneta!
Mi auguro con tutto il cuore che tu possa scrollarti di dosso
per sempre l'infelice abito di una sessualità repressa
(quanto sarebbero utili in situazioni come queste i Leuti e Rigatella
di un tempo!)
Infine Albi.
Mi telefona quasi ogni giorno, come una fidanzata.
Vuole sapere tutto, ogni dettaglio, ogni coito con Anemona o Madalina...
Parliamo sempre della stessa minestra, con una monotonia raccapricciante.
Sembra quasi che Albi sia nato stanco, stufo, semi moribondo,
affetto da una senilità e da una sterilità congenite.
Davvero a nessuna salvezza può attingere?
Davvero l'istinto di morte freudiano ha preso il sopravvento in lui?
Con quei muscoli d'acciaio potrebbe mettere in ginocchio il mondo!
Potrebbe avere mille donne bagnate al suo fianco e invece che fa, desidera che
l'aereo per le Maldive precipiti!
Orsù vecchio frac!
Davvero pensi che marcire nella fossa o in fondo all'oceano
sia la soluzione migliore?
Reimpara a gioire, con qualsiasi mezzo!
Solo questa è l'unica salvezza.
lunedì 26 novembre 2012
l'aereo
Il caro Albi si annoia:
si augura che l'aereo per le Maldive si schianti e finisca tutto.
La vita gli appare effimera, priva di senso.
Eppure, con Candy pare che sburi discretamente...
Non basta quindi una bella donna al fianco per rendere la vita meno amara?
Non compete certamente a me, umile materialista, indicare soluzioni alla Noia:
tali soluzioni, ammesso che esistano, sono sempre personali e quindi
il loro valore non può che essere relativo...
Cioran, ad esempio, torturato dalla Noia, sempre sul punto
di schiacciare il grilletto, divenne poeta...
poi, a quasi ottant'anni si innamorò d'una fighetta
e la noia gli passò!
Per tutta la vita l'imbecille aveva disprezzato la vita;
infine, giunto al capolinea, prese a desiderarla con l'ardore
degli invasati...
Un altro insigne esempio potrebbe darcelo Elio:
egli non conosce noia perchè non è avvizzito interiormente
(come Albi );
la sua vitalità lo costringe sempre a fare qualcosa, anche d'inutile.
Il risvolto della medaglia, purtroppo, è un'ansia costante,
una certa fobia di fallire, un senso d'insicurezza, un'insoddisfazione postuma...
Anche Arigates e Binda non conoscono la noia:
i loro cervelli superiori viaggiano a duemila
- e seppure abbiano le palle quasi risecchite-
trovano sempre un'occupazione alla loro intelligenza.
Chi ha una passione è invulnerabile alla noia.
Magari non spruzza (Binda, Elio) o spruzza così così (Rigates).
Ma è davvero così importante spruzzare?
Una suonata di Chopin val davvero più d'un'Anemona?
Anche A.r. pare non conoscere la noia.
Passeggiava nel nulla, tra le bancarelle d'un mercatino domenicale,
con una giacca di pelle,
forse in cerca d'ispirazione per qualche quadro.
Io, nei suoi panni, mi sarei già suicidato.
Ma, per fortuna, A.r. non è me.
E io?
Io sono abbastanza folle da illudermi che bastino
Madalina e una matriciana a vincere il tedio
e ad alleggerire il fardello.
Così, mio caro Albi, passa la vita.
I tuoi muscoli d'acciaio -che tante signorine fanno bagnare-
non hanno ideali per cui immolarsi.
Perciò che finiscano in pasto ai pesci dell'oceno pacifico
poco ti importa.
Questa, mio amato, è la disgrazia:
non amare nulla, non credere in nulla.
Eppure sappi, per quanto poco ciò valga,
che qualcuno oggi ti vuole bene;
e qualcuno un domani forse te ne vorrà ancora.
L'aereo atterrerà, caro Albi.
Guarderai il tramonto da un'amaca,
il mare che inghiotte lentamente il sole,
rosso come un tuorlo d'uovo.
Forse sarai felice.
Non è impossibile.
si augura che l'aereo per le Maldive si schianti e finisca tutto.
La vita gli appare effimera, priva di senso.
Eppure, con Candy pare che sburi discretamente...
Non basta quindi una bella donna al fianco per rendere la vita meno amara?
Non compete certamente a me, umile materialista, indicare soluzioni alla Noia:
tali soluzioni, ammesso che esistano, sono sempre personali e quindi
il loro valore non può che essere relativo...
Cioran, ad esempio, torturato dalla Noia, sempre sul punto
di schiacciare il grilletto, divenne poeta...
poi, a quasi ottant'anni si innamorò d'una fighetta
e la noia gli passò!
Per tutta la vita l'imbecille aveva disprezzato la vita;
infine, giunto al capolinea, prese a desiderarla con l'ardore
degli invasati...
Un altro insigne esempio potrebbe darcelo Elio:
egli non conosce noia perchè non è avvizzito interiormente
(come Albi );
la sua vitalità lo costringe sempre a fare qualcosa, anche d'inutile.
Il risvolto della medaglia, purtroppo, è un'ansia costante,
una certa fobia di fallire, un senso d'insicurezza, un'insoddisfazione postuma...
Anche Arigates e Binda non conoscono la noia:
i loro cervelli superiori viaggiano a duemila
- e seppure abbiano le palle quasi risecchite-
trovano sempre un'occupazione alla loro intelligenza.
Chi ha una passione è invulnerabile alla noia.
Magari non spruzza (Binda, Elio) o spruzza così così (Rigates).
Ma è davvero così importante spruzzare?
Una suonata di Chopin val davvero più d'un'Anemona?
Anche A.r. pare non conoscere la noia.
Passeggiava nel nulla, tra le bancarelle d'un mercatino domenicale,
con una giacca di pelle,
forse in cerca d'ispirazione per qualche quadro.
Io, nei suoi panni, mi sarei già suicidato.
Ma, per fortuna, A.r. non è me.
E io?
Io sono abbastanza folle da illudermi che bastino
Madalina e una matriciana a vincere il tedio
e ad alleggerire il fardello.
Così, mio caro Albi, passa la vita.
I tuoi muscoli d'acciaio -che tante signorine fanno bagnare-
non hanno ideali per cui immolarsi.
Perciò che finiscano in pasto ai pesci dell'oceno pacifico
poco ti importa.
Questa, mio amato, è la disgrazia:
non amare nulla, non credere in nulla.
Eppure sappi, per quanto poco ciò valga,
che qualcuno oggi ti vuole bene;
e qualcuno un domani forse te ne vorrà ancora.
L'aereo atterrerà, caro Albi.
Guarderai il tramonto da un'amaca,
il mare che inghiotte lentamente il sole,
rosso come un tuorlo d'uovo.
Forse sarai felice.
Non è impossibile.
domenica 18 novembre 2012
la vela
Che giornata!
Si, si, lo so: sarebbe stato bello concluderla in un letto
scaldando i piedini ad Anemona o a Madalina o a una qualsiasi bella adolescente-
anzichè stringere la mordacchia e ricadere nella gelida solitudine delle coperte!
Ma quel giorno verrà, ne siamo certi.
Si scalderanno piedini e si spruzzerà dentro, forte, senza guanto nè timore.
L'angoscia, il mal di vita, a quel punto spariranno, prosciugati dalla Fede e dall'Amore...
Paladino della Delizia e dell'Illusione eterna,
mi immolerò soltanto al mio unico dio: l'Adolescente.
Nel frattempo si lotta per la gioia, come insegnano i poeti.
Andiamo in barca a vela al Circeo -sacro pube d'Artemide-
con Albi, Binda, Rigates, Candy e Maximilian, zio di Albi.
Maximilian, armatore d'eccezione, vincitore di innumerevoli regate,
costruttore di barche a vela, anziano
lupo di mare cui sotto le spesse rughe da marinaio si sprigiona una vitalità sanguigna
e ferrea, ci conduce a zonzo per quel pezzo di costa che congiuge il Circeo a Sburracina.
Il vecchio marinaio, alternando ordini a spiegazioni tecniche, ci narra le sue gesta, la circumnavigazione del globo in quattro anni con la barca a vela costruita col suo ingegno e col suo sudore, le usanze degli aborigeni, i pirati di Panama e mille altre amenità.
All'appello mancano Elio e Barnaba:
sopratutto Albi si duole dell'assenza del Patucchi, al pari di un imperatore
anemico e negletto che per vivere ha bisogno di giullari ilari.
Sullo sfondo grigio Zinnone, Ponza e Palmarola -il cui profilo ricorda il dorso
d'una balena- ci rammentano la bellezza terribile del mare.
Verso le tre mandiamo giù per il gargarozzo
una focaccia farcita con salame piccante e formaggio,
innaffiandola con un ottimo sbrunello di Montalcino.
Infine, stanchi ma paghi, torniamo al porto, ormeggiamo
e una pioggerella comincia a cadere.
Il tempo d'un caffè e due ciambelline all'anice ed è già buio.
Salutiamo Albi e la sua nobile famiglia e ce ne andiamo, un pò malinconicamente.
(Almeno io: del resto come si può restare privi di malinconia quando
nel gelido letto ci attende la solitudine e non l'amoroso abbraccio
-i piedini, il collo, i capelli, le labbra- di una adolescente?)
Binda, maestro di scuola media, fermo allo stadio contemplativo del desiderio carnale,
ci parla delle sue giovani alunne che gli turbano il sonno...
Osserva, commenta... e non spruzza, quasi a causa di un'infermità mentale non dissimile da quella che ha colpito Patrizio Gucci...
Arigates, contagiato dal virus Barnaba, assestatosi a livelli sburatoriali non eccelsi, si accontenta...
Per fortuna, a dare speranza a tutti, c'è Elio:
ha una vita davanti
e tante delizie da scoprire.
Purtroppo, qualche volte, fa cilecca:
come ieri sera con Madalina.
Colto da un panico irrazionale (la fretta, il guanto, le dimensioni
non taurine del membro) ha combinato qualche pasticcio,
facendo arrabbiare Madalina...
Ma non è nulla di grave caro Clusetti!
La fretta non deve esistere, i guanti vanno gettati in faccia alla fobia!
Impara a far godere: solo così godrai.
Questa è la lezione più importante.
Al ritorno da Montesburalto prendiamo due birre
e andiamo a casa di Elio a farci due spaghi.
In una padella ampia mettete olio extravergine d'oliva,
aglio a pezzetti, una dozzina di pomodori ciliegini senza buccia
spaccati a metà, pasta d'acciughe
marca "Balena", peperoncini, una spruzzata di vino bianco,
un cucchiaino di aceto balsamico e fate cucinare
a fuoco medio per cinque sei minuti
(attenti a non indorare troppo l'aglio!)
Mi raccomando: non salate la pasta!
Dopo otto minuti gettate gli spaghetti al dente
nella padella e mantecate a fuoco alto per
due minuti; dopodichè spegnete il fuoco e aggiungete
una spruzzata di grana e due o tre cucchiai di pane
grattuggiato alla pasta; rigirate bene e servite.
Elio era in estasi.
Per concludere abbiamo preso del pecorino sardo
non stagionato, davvero ottimo.
Fuori piove forte.
La malinconia, amarezza lieve, mi riaccompagna a casa,
nel mio freddo letto.
Chiudo gli occhi.
Un giorno riscriverò il mio presente senza più l'inchiostro del tedio.
Quel giorno avrò dei piedini accanto.
Si, si, lo so: sarebbe stato bello concluderla in un letto
scaldando i piedini ad Anemona o a Madalina o a una qualsiasi bella adolescente-
anzichè stringere la mordacchia e ricadere nella gelida solitudine delle coperte!
Ma quel giorno verrà, ne siamo certi.
Si scalderanno piedini e si spruzzerà dentro, forte, senza guanto nè timore.
L'angoscia, il mal di vita, a quel punto spariranno, prosciugati dalla Fede e dall'Amore...
Paladino della Delizia e dell'Illusione eterna,
mi immolerò soltanto al mio unico dio: l'Adolescente.
Nel frattempo si lotta per la gioia, come insegnano i poeti.
Andiamo in barca a vela al Circeo -sacro pube d'Artemide-
con Albi, Binda, Rigates, Candy e Maximilian, zio di Albi.
Maximilian, armatore d'eccezione, vincitore di innumerevoli regate,
costruttore di barche a vela, anziano
lupo di mare cui sotto le spesse rughe da marinaio si sprigiona una vitalità sanguigna
e ferrea, ci conduce a zonzo per quel pezzo di costa che congiuge il Circeo a Sburracina.
Il vecchio marinaio, alternando ordini a spiegazioni tecniche, ci narra le sue gesta, la circumnavigazione del globo in quattro anni con la barca a vela costruita col suo ingegno e col suo sudore, le usanze degli aborigeni, i pirati di Panama e mille altre amenità.
All'appello mancano Elio e Barnaba:
sopratutto Albi si duole dell'assenza del Patucchi, al pari di un imperatore
anemico e negletto che per vivere ha bisogno di giullari ilari.
Sullo sfondo grigio Zinnone, Ponza e Palmarola -il cui profilo ricorda il dorso
d'una balena- ci rammentano la bellezza terribile del mare.
Verso le tre mandiamo giù per il gargarozzo
una focaccia farcita con salame piccante e formaggio,
innaffiandola con un ottimo sbrunello di Montalcino.
Infine, stanchi ma paghi, torniamo al porto, ormeggiamo
e una pioggerella comincia a cadere.
Il tempo d'un caffè e due ciambelline all'anice ed è già buio.
Salutiamo Albi e la sua nobile famiglia e ce ne andiamo, un pò malinconicamente.
(Almeno io: del resto come si può restare privi di malinconia quando
nel gelido letto ci attende la solitudine e non l'amoroso abbraccio
-i piedini, il collo, i capelli, le labbra- di una adolescente?)
Binda, maestro di scuola media, fermo allo stadio contemplativo del desiderio carnale,
ci parla delle sue giovani alunne che gli turbano il sonno...
Osserva, commenta... e non spruzza, quasi a causa di un'infermità mentale non dissimile da quella che ha colpito Patrizio Gucci...
Arigates, contagiato dal virus Barnaba, assestatosi a livelli sburatoriali non eccelsi, si accontenta...
Per fortuna, a dare speranza a tutti, c'è Elio:
ha una vita davanti
e tante delizie da scoprire.
Purtroppo, qualche volte, fa cilecca:
come ieri sera con Madalina.
Colto da un panico irrazionale (la fretta, il guanto, le dimensioni
non taurine del membro) ha combinato qualche pasticcio,
facendo arrabbiare Madalina...
Ma non è nulla di grave caro Clusetti!
La fretta non deve esistere, i guanti vanno gettati in faccia alla fobia!
Impara a far godere: solo così godrai.
Questa è la lezione più importante.
Al ritorno da Montesburalto prendiamo due birre
e andiamo a casa di Elio a farci due spaghi.
In una padella ampia mettete olio extravergine d'oliva,
aglio a pezzetti, una dozzina di pomodori ciliegini senza buccia
spaccati a metà, pasta d'acciughe
marca "Balena", peperoncini, una spruzzata di vino bianco,
un cucchiaino di aceto balsamico e fate cucinare
a fuoco medio per cinque sei minuti
(attenti a non indorare troppo l'aglio!)
Mi raccomando: non salate la pasta!
Dopo otto minuti gettate gli spaghetti al dente
nella padella e mantecate a fuoco alto per
due minuti; dopodichè spegnete il fuoco e aggiungete
una spruzzata di grana e due o tre cucchiai di pane
grattuggiato alla pasta; rigirate bene e servite.
Elio era in estasi.
Per concludere abbiamo preso del pecorino sardo
non stagionato, davvero ottimo.
Fuori piove forte.
La malinconia, amarezza lieve, mi riaccompagna a casa,
nel mio freddo letto.
Chiudo gli occhi.
Un giorno riscriverò il mio presente senza più l'inchiostro del tedio.
Quel giorno avrò dei piedini accanto.
domenica 11 novembre 2012
un fiore
"Lei è giovane. Perciò deve lottare". (P.P. Pasolini)
Il vento, uggioso, piega le fronde dei pini.
La burrasca imperversa, perversa.
Ieri notte il caro Rigatella si sfoga un pò con me.
Non è "felice".
Barnaba, infatti, pensa solo ad andare a cena fuori, ai locali notturni e alle vacanze.
Rigatella invece vorrebbe convivere, fare figli, progettare una famiglia.
Rigatella ha le idee chiare; Barnaba invece è confusa e astratta.
Rigatella, inoltre, si è "muffizzato": e spruzza poco e male.
Il tuo dolore, caro Arigates, è il nostro.
Il tuo "male", inoltre, è anche il nostro.
Anche noi, come te, ci siamo "muffizzati".
Io, ad esempio, sono un esempio mostruoso di viltà,
di pigrizia, di sfiducia: non di rado provo abiezione
per me stesso; e rabbia, una profonda rabbia senza sfogo,
se non in queste miserabili e tristi righe...
Dico a me stesso: fai qualcosa! coraggio!
Ma mi macano le forze; la viltà mi paralizza...e marcisco.
Il mio andare esclusivamente a mignus, il mio pessimismo sociale,
la mia incapacità relazionale: tutto ciò per me è un incubo;
un incubo da cui non so uscire e che, ahimè, so ben edulcorare.
Io conosco bene la mia "nevrosi": perchè la vedo rispecchiata identica
in tutti quelli che mi circondano.
Io sono un "represso": eppure, come vedete, non reprimo nè nascondo nulla;
anzi vi esibisco le mie budella con un coraggio quasi esemplare, virile direi...
Potrei fare osservazioni analoghe per Albi o per Elio.
Anche Albi è alla frutta, vive senza scopo, come uno zombi, assueffato al superfluo.
Elio, dal canto suo, pur essendo un nevrotico all'ennesima potenza, si "salva" grazie al fatto, meraviglioso, che è un "ritardato"...
Beati i "ritardati" perchè loro è il Regno dei cieli!
Ieri, ad esempio, a quasi quarantacinque anni, ha leccato per la prima volta una fica profumata.
L'esperienza erotica è valsa per lui quanto un'estasi mistica, un miracolo a Lourdes...
Dov'è il miracolo?
Ma che domanda! E' nella gioia di scambiarsi reciprocamente il piacere che risiede l'unico miracolo possibile!
Quando l'intera esistenza di un uomo è, per forza di cose, una continua posticipazione e scoperta del piacere, dosato col contagocce, come nel caso di Elio, quest'uomo
"ritardato", ingenuo, sarà un "credente", cioè un riconoscente...
E solo chi è riconoscente sa donare bellezza e gioia al mondo.
Elio morirà sereno, col crocifisso sulle labbra, pur avendo spruzzato pochissimo...
Quando ero giovane ero felice.
Avevo speranza e fiducia nel futuro.
Goliardia, sfrenatezza.
Si spruzzava lontano, eccome!
Il mondo era ai miei piedi.
Poi, un giorno maledetto, mi fu gettata ai piedi, senza più vita,
la mia Speranza.
Essa, bella come una adolescente, non mi parlava più.
Io, stringendola al petto, piacqui, in silenzio.
Dovetti seppellirla, ricoprire di terra il suo viso candido e morbido.
Annientato, mi rialzai e ripresi il cammino.
Intesi qualcosa però.
"La mia morte non è futile, Salvatore.
Ricordati di me ogni tanto: così sorriderai ancora..."
Mi volsi, per un'ultima volta.
E lì, dalla tenue terra, vidi sbocciare un fiore...
Il vento, uggioso, piega le fronde dei pini.
La burrasca imperversa, perversa.
Ieri notte il caro Rigatella si sfoga un pò con me.
Non è "felice".
Barnaba, infatti, pensa solo ad andare a cena fuori, ai locali notturni e alle vacanze.
Rigatella invece vorrebbe convivere, fare figli, progettare una famiglia.
Rigatella ha le idee chiare; Barnaba invece è confusa e astratta.
Rigatella, inoltre, si è "muffizzato": e spruzza poco e male.
Il tuo dolore, caro Arigates, è il nostro.
Il tuo "male", inoltre, è anche il nostro.
Anche noi, come te, ci siamo "muffizzati".
Io, ad esempio, sono un esempio mostruoso di viltà,
di pigrizia, di sfiducia: non di rado provo abiezione
per me stesso; e rabbia, una profonda rabbia senza sfogo,
se non in queste miserabili e tristi righe...
Dico a me stesso: fai qualcosa! coraggio!
Ma mi macano le forze; la viltà mi paralizza...e marcisco.
Il mio andare esclusivamente a mignus, il mio pessimismo sociale,
la mia incapacità relazionale: tutto ciò per me è un incubo;
un incubo da cui non so uscire e che, ahimè, so ben edulcorare.
Io conosco bene la mia "nevrosi": perchè la vedo rispecchiata identica
in tutti quelli che mi circondano.
Io sono un "represso": eppure, come vedete, non reprimo nè nascondo nulla;
anzi vi esibisco le mie budella con un coraggio quasi esemplare, virile direi...
Potrei fare osservazioni analoghe per Albi o per Elio.
Anche Albi è alla frutta, vive senza scopo, come uno zombi, assueffato al superfluo.
Elio, dal canto suo, pur essendo un nevrotico all'ennesima potenza, si "salva" grazie al fatto, meraviglioso, che è un "ritardato"...
Beati i "ritardati" perchè loro è il Regno dei cieli!
Ieri, ad esempio, a quasi quarantacinque anni, ha leccato per la prima volta una fica profumata.
L'esperienza erotica è valsa per lui quanto un'estasi mistica, un miracolo a Lourdes...
Dov'è il miracolo?
Ma che domanda! E' nella gioia di scambiarsi reciprocamente il piacere che risiede l'unico miracolo possibile!
Quando l'intera esistenza di un uomo è, per forza di cose, una continua posticipazione e scoperta del piacere, dosato col contagocce, come nel caso di Elio, quest'uomo
"ritardato", ingenuo, sarà un "credente", cioè un riconoscente...
E solo chi è riconoscente sa donare bellezza e gioia al mondo.
Elio morirà sereno, col crocifisso sulle labbra, pur avendo spruzzato pochissimo...
Quando ero giovane ero felice.
Avevo speranza e fiducia nel futuro.
Goliardia, sfrenatezza.
Si spruzzava lontano, eccome!
Il mondo era ai miei piedi.
Poi, un giorno maledetto, mi fu gettata ai piedi, senza più vita,
la mia Speranza.
Essa, bella come una adolescente, non mi parlava più.
Io, stringendola al petto, piacqui, in silenzio.
Dovetti seppellirla, ricoprire di terra il suo viso candido e morbido.
Annientato, mi rialzai e ripresi il cammino.
Intesi qualcosa però.
"La mia morte non è futile, Salvatore.
Ricordati di me ogni tanto: così sorriderai ancora..."
Mi volsi, per un'ultima volta.
E lì, dalla tenue terra, vidi sbocciare un fiore...
venerdì 2 novembre 2012
la buona notte
Giornata epica, feconda di speme.
Si parte verso verso le dieci -nell'ora in cui il mattino ha l'oro in bocca,
come saggiamente insegna quel grande maestro di vita che è
Mario Prodi-,
alla volta di Via MonteSburalto 152 Prati Fecali, pardon, Fiscali.
Al mio fianco c'è lui, l'infinito Clusetti.
Con Elio bisogna bandire le ciance: bisogna imporsi con gli argomenti
del cazzo, anzi, della fica.
La giornata è impastata di grigio, ma qualche laida nuvola
non può fermare l'ardimento di chi ama.
Arriviamo, parcheggiamo e ci incamminiamo.
La zona è un laido e maleodorante dormitorio del Nomentano che puzza di minestra
d'ospedale.
Palazzoni grigi e sporchi, filippini funerei che passeggiano senza meta,
escrementi di cane sui marciapiedi
alla stregua di glosse a margine di un compendio dell'orrore,
un incubo pasoliniano...
Quando si ama con l'impeto della disperazione,
si inghiotte l'orrore al pari di barbera frizzante.
Al termine dell'incubo, infatti, c'è il sogno, la speranza, la vita: cioè Madalina.
Piano terra.
L'odore del rancio d'ospedale è quasi asfissiante.
Sulla porta, ironica, quasi demenziale, è affissa una targhetta con un certo dottor Hussein,
specialista in pediatria...
La porta si apre.
Il sogno è realta.
E' Lei.
Madalina.
Tutto il resto, cioè la mezz'ora successiva, è ineffabile, appartiene alla dimensione
dell'Assoluto.
Commosso, infine, mi congedo, assieme ad Elio.
Abbandoniamo il dormitorio dell'orrore e raggiungiamo a piazza di Spagna
il placido Albi e la sensuale Candy.
Tutto è bello: si cincischia, si vedono basiliche e borsette, lo struscio mette appetito.
Albi, novello Mario Prodi, ci invita a pranzo:
lieti del convivio, tra una gricia, una bruschetta, qualche carciofo, della trippa e un vinaccio da due soldi, il gozzo e il ventre trovano ristoro.
Poi si prosegue: il tempo di qualche balordaggine patucchiana, qualche foto, due gelatini alla crema
e arriva lieve una pioggerella, sobria come la pipì di un cardellino...
A via Margutta dobbiamo separarci dal nostro amico mecenate.
Albi, uscito dalla penna di Moravia, elegante e decadente, conduce con rassegnata indolenza un'esistenza blanda e moralmente astenica, permeata da un fatalismo negativo e perentorio.
Forse per questo Albi ama il bisessuale Binda, perchè Binda non è stato ancora corrotto
dalla sua morale nichilista: e un giovane che "spruzza lontano", come Binda, ebro di ideali e ottimista, rappresenta uno stimolo quasi erotico per chi, come Albi, si è ormai avviato a declinare esteriormente la propria decadenza interiore...
Scevro da ogni ideale, Albi si acconta di mangiar bene e sborrare bene.
Candy, all'opposto, fulgido esempio di un edonismo straripante, andrà a sbrinare alle Maldive (o a Cuba).
Io ed Elio, invece, andiamo a casa, al pari di due battone stanche.
Per strada compro un libro ad una bancarella.
Due chiacchere con Barina, una birra al pub.
Una cameriera obesa, una biondina, sborrabile, la speranza di Elio per l'aldilà.
Intanto passano i giorni, i mesi, gli anni.
Non temere per l'aldilà, caro Elio: se c'è avrai tutta l'eternità per annoiarti.
Qui, invece, di tempo ce n'è poco: e solo la gioia merita tempo.
Le coperte sono fredde.
Una volta accucciati sogneremo.
Chi l'aldilà, chi Madalina, chi Binda, chi le Maldive.
Buonanotte a tutti voi, miei cari.
Si parte verso verso le dieci -nell'ora in cui il mattino ha l'oro in bocca,
come saggiamente insegna quel grande maestro di vita che è
Mario Prodi-,
alla volta di Via MonteSburalto 152 Prati Fecali, pardon, Fiscali.
Al mio fianco c'è lui, l'infinito Clusetti.
Con Elio bisogna bandire le ciance: bisogna imporsi con gli argomenti
del cazzo, anzi, della fica.
La giornata è impastata di grigio, ma qualche laida nuvola
non può fermare l'ardimento di chi ama.
Arriviamo, parcheggiamo e ci incamminiamo.
La zona è un laido e maleodorante dormitorio del Nomentano che puzza di minestra
d'ospedale.
Palazzoni grigi e sporchi, filippini funerei che passeggiano senza meta,
escrementi di cane sui marciapiedi
alla stregua di glosse a margine di un compendio dell'orrore,
un incubo pasoliniano...
Quando si ama con l'impeto della disperazione,
si inghiotte l'orrore al pari di barbera frizzante.
Al termine dell'incubo, infatti, c'è il sogno, la speranza, la vita: cioè Madalina.
Piano terra.
L'odore del rancio d'ospedale è quasi asfissiante.
Sulla porta, ironica, quasi demenziale, è affissa una targhetta con un certo dottor Hussein,
specialista in pediatria...
La porta si apre.
Il sogno è realta.
E' Lei.
Madalina.
Tutto il resto, cioè la mezz'ora successiva, è ineffabile, appartiene alla dimensione
dell'Assoluto.
Commosso, infine, mi congedo, assieme ad Elio.
Abbandoniamo il dormitorio dell'orrore e raggiungiamo a piazza di Spagna
il placido Albi e la sensuale Candy.
Tutto è bello: si cincischia, si vedono basiliche e borsette, lo struscio mette appetito.
Albi, novello Mario Prodi, ci invita a pranzo:
lieti del convivio, tra una gricia, una bruschetta, qualche carciofo, della trippa e un vinaccio da due soldi, il gozzo e il ventre trovano ristoro.
Poi si prosegue: il tempo di qualche balordaggine patucchiana, qualche foto, due gelatini alla crema
e arriva lieve una pioggerella, sobria come la pipì di un cardellino...
A via Margutta dobbiamo separarci dal nostro amico mecenate.
Albi, uscito dalla penna di Moravia, elegante e decadente, conduce con rassegnata indolenza un'esistenza blanda e moralmente astenica, permeata da un fatalismo negativo e perentorio.
Forse per questo Albi ama il bisessuale Binda, perchè Binda non è stato ancora corrotto
dalla sua morale nichilista: e un giovane che "spruzza lontano", come Binda, ebro di ideali e ottimista, rappresenta uno stimolo quasi erotico per chi, come Albi, si è ormai avviato a declinare esteriormente la propria decadenza interiore...
Scevro da ogni ideale, Albi si acconta di mangiar bene e sborrare bene.
Candy, all'opposto, fulgido esempio di un edonismo straripante, andrà a sbrinare alle Maldive (o a Cuba).
Io ed Elio, invece, andiamo a casa, al pari di due battone stanche.
Per strada compro un libro ad una bancarella.
Due chiacchere con Barina, una birra al pub.
Una cameriera obesa, una biondina, sborrabile, la speranza di Elio per l'aldilà.
Intanto passano i giorni, i mesi, gli anni.
Non temere per l'aldilà, caro Elio: se c'è avrai tutta l'eternità per annoiarti.
Qui, invece, di tempo ce n'è poco: e solo la gioia merita tempo.
Le coperte sono fredde.
Una volta accucciati sogneremo.
Chi l'aldilà, chi Madalina, chi Binda, chi le Maldive.
Buonanotte a tutti voi, miei cari.
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