mercoledì 31 ottobre 2012

il ritorno

Finalmente ti sei stufato di andar dietro a gonnelle umide
d'acquasanta caro Elio?
Non sono meglio quelle che la danno subito rispetto agli
scarti di sagrestia, alle zuzetti, alle dementi che se la tirano fino ai cinquanta
e poi, una volta avvizzite, corrono ai ripari con verghe di gomma?


Tu sei un peccatore caro Elio, un peccatore molto laido.
Sei anche un mistificatore allucinante.
Il tuo violare il nono comandamento, ad esempio, giustificandolo
con ragioni di forma (vale solo se la donna altrui è sposata)
è di un cinismo imbarazzante per un sedicente cristiano come te.
Sarebbe più onesto dire: "io amo chi mi pare,
le donne sono di tutti"; e al diavolo il decalogo.


A quanto pare Madalina è tornata.
Ci sarebbero da chiarire molte cose.
Quella vacca di Georgi, ad esempio, andrebbe presa a calci nel sedere,
per aver diffuso notizie false e tendenziose, per avermi procurato
atroci tribolazioni interiori.
Ma, come ha osservato il cinico e decadente Albi, in realtà non c'è
niente da chiarire.
Cosa dovrei chiarire, baccalà che non sono altro?
Amare Madalina equivale ad amare il vento.
Eppure, eppure, io non posso esimermi dall'amarla, dal volerla
fare mia.

Seguirò il vento, se del caso sino al precipizio.
Mi getterò nel baratro.
Nuoterò nella lava.
Traversando gli oceani senza fine della solitudine
berrò a litri l'acqua salmastra della delusione.
Nessun appiglio.

O traversare o perire.


Solo quando questo sciocco cuore avrà cessato di pulsare,
solo allora mi arrenderò.
Solo allora, tu, Madalina, non sarai più
l'unica e più alta ragione del mio esistere.

domenica 28 ottobre 2012

la patacca

Elio ama definirsi un mistico.
Qualche libro da due soldi che puzza d'India, qualche fachiro,
qualche prestigiatore alla Gustavo Rolla, qualche ritiro spirituale,
qualche viaggio a Medjugorje, rosari, preghiere,
sono sufficienti per Elio a trasformare un uomo in un mistico.


Sovente Elio mi invita a pregare.
Se le preghiere non si avverano, pensa candidamente Elio,
è perchè non si è pregato "bene", al pari di un rituale
infruttuoso perchè non correttamente eseguito.
Solo pregando con la fede più pura le nostre miserabili richieste
(il pane quotidiano, la fica) saranno esaudite.
Che tutto ciò rappresenti una deplorevole mistificazione sorta da
una psicologia d'accatto e infantile, questa evidenza a Elio non traspare.


La preghiera è per eccellenza il mezzo degli uomini vili,
che non avendo la forza e il coraggio di agire e prendere da sè, chiedono.
La preghiera è anche lo strumento dei furbi che attraverso l'adulazione
pensano di ottenere qualche briciola dalla tavola del potente.


Non mi si fraintenda.
Superuomini non esistono e quelli che fingono di esserlo sono degli imbecilli
che presto o tardi scopriranno la sconfitta.
Ad esempio quel presuntuoso di Evola, che ritenendosi invulnerabile, "interrogava la sorte"
passeggiando sotto i bombardamenti: e la sorte lo ripagò con una bella sedia a rotelle
per il resto della vita.


Pregare è umano.
Ogni tanto, riconoscendo con un senso di vergogna postuma la mia viltà, prego anch'io.
Prego per le solite quattro cosucce "borghesi", la fica, la salute, i soldi, l'affetto dei cari.
Me ne fotto dei mistici.
Non mi interessano i loro deliri dementi.
Chiedo solo la patacca e un pezzo di pane secco per il resto dei miei giorni.
Allora ringrazierò Dio, ben sapendo che egli non esiste, ma fingendo per l'occasione che egli esista davvero, colmando così la mia riconoscenza che altrimenti resterebbe vuota e senza oggetto.
...oppure, dovrei ringraziare solo la patacca, cinici che non siete altro?

domenica 21 ottobre 2012

il seme

Festa delle castagne a Rocca.
L'unica cosa interessante di questa festa plebea sono
le fiche e il paesaggio.
Quando la distesa sotto ai vostri occhi, ai piedi di monte cavo,
non era una spianata di cemento e di grigie costruzioni monotone,
quando nella notte non brillava la luce dei lampioni,
quando il buio era cieco e assoluto,
si poteva credere negli dei e nello spirito.
Gli dei erano lì, nel buio, a regnare con giustizia.
Il firmamento artificiale degli uomini mi suscita tristezza.
Tremolante, fissa, inutile, la luce giallognola della città è solo una
chimera, una caricatura.


A.r. e beppino tacciono.
Patucchi è al catechismo, per motivi legati alla patacca.
Si è innamorato di una integralista cristiana.
Non la fotterà; eppure si batte.
Non smetteremo mai di lodare l'eroismo di Elio.
Essere eroi non vuol dire avere vinto.
Vuol dire sapere "pigghiarla n'du culu" senza rancore.


Ho amato molte donne nella vita.
Amare non vuol dire essere fedeli in eterno ad un'anima,
cosa del resto rarissima e meravigliosa.
Amare vuol dire essere fedeli ad un sogno.
I sogni si infrangono sulle scogliere della vita.
E' il disincanto.
Eppure nessun disincanto potrà cancellare il ricordo dei
vostri sogni e della gioia che fu.
Il ricordo della gioia è un seme.
Stringetelo nel pugno.
Custoditelo.
Forse da esso sorgerà la speranza.

paltò

Una figura solitaria passeggia nella notte.
Un paltò nero, un berretto a coppola, il passo svelto di un uomo solo e forte
che va incontro al suo destino.
Gli uomini si distinguono dal passo.
E' a.r.
Il "dormiente" Elio nemmeno se ne accorge.
A.r. sapeva che ci avrebbe incontrato.
Per i cani randagi la notte è un presagio.
Ognuno cerca il suo simile.
Solo quando un destino si ecclissa esso si compie.


Campiamo per sborrare.
E per amare.
A.r. si dichiara pronto ad "andare a mignotte", ripudiando d'un colpo
lo stolido moralismo sessuofobico che un tempo gli annebbiava i sensi.
Ancora ricordo quando egli definiva squallida la mia ricerca...
senza comprendere che dietro le contingenze dello squallore
c'era la infinita brama dell'amore!
L'autunno gonfia i bei grappoli d'uva...e gonfia le palle di chi la raccoglie.
La vendemmia fa rinsavire.


Queste sono vette, questi sono "risvegli" caro Elio.
Il "dormiente" Elio, dal canto suo, ricorda di aver bestemmiato
all'età di sei anni, per via di certi burattini con cui giocava.
Fu l'unica bestemmia della sua vita (!)
La cosa deve averlo turbato a tal punto che egli ancora serba l'infausto
evento nella memoria, come un bolo che non è riuscito a inghiottire.
Io a sei anni non sapevo nè chi fosse Dio nè cosa fosse bestemmiare.
Poi ho capito.
Ho capito che la preghiera e la bestemmia sono la stessa cosa.
Volte allo stesso fine, entrambe condividono la stessa sorte.
Patucchi prega e le sue preghiere restano inevase.
A.r. bestemmia e le sue evocazioni si spengono senza eco.
Cupidigia e sfogo: ecco cosa sono rispettivamente la preghiera e la bestemmia.
Vogliamo qualcosa; così tiriamo in ballo Dio, leccandogli il sedere o
prendendolo di petto.
E' una tragedia esilerante.


Bisogna inghiottire il bolo, caro Elio; e tirare innanzi.
Lieve fu il torto dei burattini.
Oltre la preghiera, oltre l'ingiuria, oltre Dio.
Il cammino verso l'orizzonte non è terminato.

venerdì 19 ottobre 2012

il risveglio

Affabulatori del risveglio!
Destatevi dalla vostra presunzione!
Gurdjiev, Buddha: la vostra ricerca è vana!

Questi tizi contemplano il nulla e spregiano la vita altrui

rintanati nel loro angolino di mondo.
Chi si droga, chi digiuna, chi fugge, in un modo o nell'altro.
Perchè non impugnate la vanga, vili dispensatori di fanfuche?
Non vi ammogliate, non procreate, non vi sporcate le mani,
rigettate qualsiasi responsabilità: è facile vivere così, da scansafatiche.

Il vostro risveglio, ammesso che esista, è di una noia ributtante.
Risvegliarsi a che pro?
Per provare compassione? Per emanciparsi dall'asservimento della vita materiale?
Pensate davvero che si possa vivere di rugiada come le farfalle, cari pelandroni?

Anche chi, stoltamente, ambisce ad un risveglio interiore, deve fare i conti con lo stomaco
e la minchia.


Il sonno, il desiderio, l'illusione, la materia, il vincolo, la sporcizia dell'anima
sono cose molto più nobili e interessanti del "distacco".
Perchè svincolarsi dal samsara?
Perchè abolire la sete col vuoto?


Ad alcuni moderni simpatizzanti del risveglio,
che vanno una settimana a pregare a Medjugorje e al ritorno
si recano a farsi massaggiare il pene dalle cinesi,
diciamo apertamente che questo loro modus di "risvegliarsi" è assai singolare.
Ma forse sbagliamo noi: probabilmente qualcuno si è risvegliato a furia di pippe.


A tutti gli ambiziosi apologeti del distacco e dell'estinzione, auguriamo il fallimento.
Ci auguriamo che al culmine del distacco e dell'estinzione la nostalgia vi assalga e vi divori.
Ci auguriamo di incontarvi al bordello o in trattoria.
Non guardate il cameriere o la ragazza: il conto è già stato pagato.
Pensate a brindare con gioia al vostro ennesimo fallimento.
Sarà il vostro fallimento più saggio...

giovedì 11 ottobre 2012

il vento

L'inferno è qui su questa terra miei cari quattro lettori!
La vita è uno sforzo titanico per essere felici, una briosc calda
che ai più è negato addentare!
La catastrofe vi attende, impaziente di saggiare le vostre reni.

Una volta c'era un tempio dove una Venere donava la felicità.
La felicità non è eterna.
E' breve, va via come la brezza.
Poi, naturalmente, giunse la malvagità.
Gli empi "chiusero" il tempio adducendo assurdi motivi condominiali
e cacciarono via la Venere.
E' così fu ucciso l'amore e la gioia di un mortale...

Fuori le cornacchie gracchiano.
Un gallo stride due volte.
Il cielo è impastato di grigio.
La testa mi gira.
Autobus passano come cadaveri puzzolenti sull'appia.
Abituato all'abiura non riesco neanche a piangere.

Ora sei da qualche parte, in Romania.
Forse con i tuoi figli e con tuo marito.
Forse non ti vedrò mai più.
Il pensiero di non baciare mai più le tue labbra mi uccide.

Possano le mie lacrime portate dal vento

raggiungerti
mia sempre amata Madalina.

venerdì 5 ottobre 2012

la zinzara

Mentre Patucchi si gode il tramonto all'Argentario con Barina
e uno dei suoi amanti,
io vado a trovare l'amata Anemona.
La bambina si è fatta mora, ma incredibilmente l'oro traluce dal nero dei suoi capelli di seta.
E' come se quel nero celasse, non riuscendovi, un sole sepolto, una fiamma,
quel fuoco sacro e divino delle vergini ariane,

la cui purezza diede origine e luce all'Occidente
e al mondo intero.
La bambina si ricordava ancora di Patucchi e delle sue fantasie erotiche:
voleva baciare " in boca e seno", voleva metterlo nel sedere (operazione semplice, viste
le risibili dimensioni del membro di Elio) ma essendo un pò tirchio non ne ha approfittato...
"Tu amico fio di mignota" mi dice con affetto scherzoso la bambina.
La poverina inoltre è tormentata da fastidiose "zinzare".
"Zinzare di Romania meno fie di mignota".

Passando per Apriliadue compro un paio di spray anti "zinzara" tigre e una ciambella calda
per l'adorata bambina.
Svolto a destra, abbasso il finestrino, Anemona si alza e mi viene incontro.
Ecco qui, ne ho presi due, uno per me e uno per te.
Uno è al talco, l'altro senza aroma, quale vuoi?
Qui c'è una ciambella con lo zucchero, è ancora tiepida.
"Io so che tu mi vui bene, perchè tu mi comprato anti zinzara... Grazie!"
Mi regala un sorriso candido come i suoi dentini bianchi,
uno dei più bei sorrisi che una donna mi abbia donato.
In quell'istante mi pare che gli occhi della bambina tremolino,
al pari delle prime stelle che timidamente si affacciano nel cielo poco prima del tramonto.
Uno scherzo dell'amore? Un inganno della sera?
Certo che ti voglio bene Anemona.

venerdì 28 settembre 2012

il grimaldello

La mia teoria è semplice.
Si badi, per me essa non ha nulla di freudiano.
Freud è "monnezza", come dicono a Roma.
Fottere con la propria mamma, ammazzare il padre per gelosia,
donne che invidiano il pene, cultura come sublimazione della libido, etc. etc. : tutte porcherie di una mente malata che vengono spacciate per teorie universali.
Siccome Freud voleva fottere la mamma e odiava il padre,
pensò bene che le sue bestiali fantasie dovessero essere la regola per ogni essere umano.
 
Secondo me una buona scopata vale più di mille sedute con uno psicologo.
Il malato vuole affetto, coccole, baci, effusioni, carezze, cura, interessamento.
Inoltre, come conseguenza ed effetto di tutto ciò, vuole sborrare.
L'affetto genera erezioni.
Non è che uno vuole scopare e basta.
Vuole scopare come compimento affettivo, senza del quale si sente inappagato.
Ora lo psicologo non dà affetto, nè tantomeno la fica:
pertanto resta un semplice pupazzo con cui sfogarsi.
E dopo che ci si è sfogati con un estraneo?
Si resta più delusi di prima perchè le lacune affettive rimangono e non vengono colmate con le chiacchere, alla faccia del transfert freudiano.

Ecco perchè dieci minuti con Madalina valgono più
di qualsiasi psico-terapia con un qualsivoglia luminare.
Questi faccendieri della mente, psicologi di tutte le salse,
invece di scrivere manuali e trattati dovrebbero dire:
"andate a farvi coccolare da una donna o da un uomo, se del caso anche a pagamento, che importa: se non guarirete dalle vostre nevrosi senz'altro le avrete attenuate:
in tal modo il fardello della vità sarà più leggero!"
Ma pubblicare libri inutili e ripetitivi (come fa Galimberti) e stare ad ascoltare
poveri disgraziati, per lor signori, è più redditizio.

Infine non crediate che le coccole o una bella scopata
siano il grimaldello che apre tutte le porte.
Se si è condannati a pigliarla "ndu culu" (come nel caso di Antuan o Beppino)
non rimane che farsi il segno della croce.

Si può esser felici solo se lo si vuole.

giovedì 27 settembre 2012

la risata (Antuan)

Nella biblioteca di Fenzen tira la solita aria.
Qualche zecca, le solite fighette, i soliti studenti che fanno finta di studiare
e fumano sigarette tutto il tempo.
A un certo punto viene a salutarmi Antuan.
Due o tre settimane prima mi mostra sul cellulare
una foto con la salma del padre dentro una bara.
Umberto è il figlio di Andreotti e la mafia britannica lo perseguita
irradiandogli la prostata e impedendogli di avere donne.

Decido di portare questo sventurato al tempio della dea Ariana.
Restiamo che lo passo a prendere a casa per le otto.
Al citofono risponde: "un momento, sto defecando...".
A quanto pare gli hanno tolto l'acqua (probabilmente i britanici in combutta con l'amministraore del condominio) e non può nemmeno farsi un bidet come si deve.
Così monta in auto esalando un nauseabondo odore di alcol etilico, utilizzato forse per mascherare altri odori non meno repugnanti.
"Ho messo del profumo" dice.
Gli faccio abbassare il finestrino e partiamo.
Il look è quello dello iettatore che strizza l'occhio allo "sportivo":
occhiali neri, baffetti rasi color grigio topo, cappellino con visiera nero, giacca a vento bluastra di due misure più larga, calzoncini corti alla zuava neri, pedalini da tennis tirati su fino al ginocchio -neri ovviamente-,
scarpe da ginnastica blu stile superga, sulla camicia a scacchi una singolare spilletta rotonda di velluto nero, ad indicare il lutto paterno...
da pendant una camminata claudicante alla Pippo (l'amico di Topolino) con le punte dei piedi
rivolte con indolenza alle dieci e un quarto...
Beppino, Grey, Patucchi l'albanese non avrebbero concepito un abbinamento estetico più bizzarro.

Dopo venti minuti Antuan esce dalla stanza.
Ariana sorpresa mi dice che non è "venuto".
Ha fottuto senza levarsi gli occhiali neri da iettatore.
"Ha fato tuto (non ha ricevuto fellatio, ndr) ma non è venuto. Lui dice che venuto, ma secondo me non è vero. Ha smeso, così..."
Inoltre mentre copula, parla a vanvera... e non pomicia, "bacia solo guance".
" E di che cazzo parla perbacco?"
"Non ricordo...parla, parla....dice cose strane..."

Accompagno a casa Antuan.
Mi saluta con questo "motto" napoletano:
"A vita è na briosch, na fricat' e cosch e chi capisch capisch"
Una risata delirante si dilegua nella notte.

lunedì 24 settembre 2012

la mano

La via della mano sinistra conduce alla distruzione.
Anzi: all'auto distruzione.
Bisogna essere degli a.r. per non perire in questa forma di orgasmo.
Del resto a.r. ha dalla sua risorse non comuni.
Egli è semplicemente al di là.
Come Atlante porta su di sè il peso di un mondo.
La sua visione magica per ora gli allegerisce il peso.
Un giorno egli poserà il fardello.
Sarà la fine di un uomo.
Sarà l'inizio.

Beppino: le avventure col barbuto catanese non hanno insozzato
la sua purezza.
L'esempio mefitico di Sgalumbro, i coiti allucinati con le buttane, l'alcol, le canne,
tutto ciò per Beppino è come bere un bicchier d'acqua.
Ridotto ad uno straccio conserva l'innocenza primigenia.
Beppino è purezza dentro un sacco di spazzatura, è il cielo dentro l'inferno.
 
Paterbaldi: volto rubicondo, sorriso infante, denti giallissimi.
Invece di "vasari unn'è chiu lurdu", è triste.
E' triste perchè una deliziosa rumena diciannovenne gliel'ha succhiato.
Invece di suggellare patti con Satana, come facevano i suoi avi,
perde tempo con la "tristezza".
La purezza di Paterbaldi ogni tanto si concede vacanze
(Sandra, i massaggi cinesi, la bellissima Anemona sull'apriliana).
Poi, disgraziatamente, un senso di colpa gli corrode e avvelena la coscienza.
E' la "tristezza" di Paterbaldi.
E' la virtù dell'uomo pio.
La via della mano sinistra, ringraziando Dio, gli è preclusa.
Tirerà innanzi con la mano destra, in ogni senso.
 
Per finire due parole sul caro albi.
Non crediate che sotto il suo erculeo petto non pulsi un cuore.
Anch'egli sa amare.
Sotto la scorza del cinico alto borghese c'è uno zio pronto a soccorrere
nipotini più o meno matti (binda, il mutumattu, conti).
Se rigatella è come un padre per noi, albi è uno zio.
La premura con cui spalanca il bel portafoglio di pelle per "aiutare" questi nipotini
un pò matti, la sua generosità pasoliniana, gli frutteranno senz'altro un posto alla
destra del Signore.

venerdì 3 agosto 2012

solo

Per me non c'è più nulla.
Sono il nichilista perfetto.
Non credo più in nulla. Sono il perfetto scettico.
Non credo più in nulla : sono l'ateo compiuto, definitivo,
intero; l'ateo che non s'inginocchia neppure alle fedi
laiche, razionali, filosofiche e umanitarie che hanno
preso il posto delle fedi mitologiche antiche.

So che tutte le nostre costruzioni saranno distrutte;
che de' nostri incendi non resterà neppur la cenere;
che i nostri ideali, anche
raggiunti e dominati, precipiteranno nell'eterna oscurità
della dimenticanza e del finale non essere.

Nessuna, nessuna speranza ho nel cuore;
nessuna, nessuna promessa posso fare a me stesso e agli altri;
nessun compenso posso prevedere per i miei atti;
nessun resultato da' miei pensieri.
Il futuro, questo incantatore
di tutti gli uomini, questa causa perpetua di tutti
gli effetti, è per me nient 'altro che la nuda prospettiva
dell 'annullamento.
 
L'uomo solo, assolutamente solo, assolutamente
spogliato, che non chiede nulla, che non vuol nulla,
ch'è giunto ai vertice del disinteresse per troppa perspicuità
e non per cieca rinunzia, si rivolge al mondo
ch'è spoglio per lui come una prateria bruciata, come
una città devastata che non ha più chiese,
mète, asili e rifugi, e gli dice :
Per quanto tu non mi prometta nulla
sono ancora con te, mi unisco ancora alla tua forza,
lavoro col tuo lavoro, ti accompagno
e ti rifletto nel tuo cammino.

Finché l' uomo aspetta qualcosa dall'universo, è
un negoziante che va per ricevere, che scambia e
baratta, e si arrabbia se fallisce e si uccide se la
restituzione non avviene, se la cambiale non è pagata,
se l'incasso è minore della spesa.

Ma l' uomo che ha rinunziato a ogni compenso
e lavora per ciò che sarà disfatto sapendo che sarà disfatto,
è l'unico uomo degno, veramente degno
di abitare serenamente l'universo.
Egli solo é il nobile di fronte ai trafficanti che
lo circondano anche se costoro hanno scritto sulle insegne
delle loro botteghe i nomi più puri, più ideali e
metafisici.

Egli fa e non pretende che nessuno faccia per lui ;
dà sapendo che non riceverà mai ; aspira alle cime
sapendo che non le raggiungerà ; offre tutto sé stesso
e sa che nessuno lo pagherà al suo giusto prezzo.

Che coraggio c'è a vivere quando si crede fermamente
che i nostri ideali diventeranno realtà, che
un qualsiasi paradiso, terreno o celestiale che sia,
ci aspetta per ristorarci de' nostri travagli ?

Ma la vera nobiltà dell'uomo, il suo massimo eroismo consiste
nel saper viver anche quando tutte le ragioni di
vivere son distrutte in lui, quando le bende e le stampelle
che rendono possibile la vita di tutti sono state
buttate dapparte.
Per questa nobiltà, per questa grandezza, per questo
ultimo e disperato eroismo, sfuggo nello stesso tempo
alla morte e alla mediocrità.

(Giovanni Papini)

giovedì 2 agosto 2012

la certezza

Io non chiedo né pane, né gloria, né compassione.
Non domando abbracci alle donne o soldi ai banchieri
o elogi a' « geniali ». Di codeste cose fo a meno o le
guadagno o rubo da me.

Ma chiedo e domando, umilmente,
in ginocchio, con tutta la forza e la passione
dell'anima mia, un po' di certezza ; una sola, ma piccola
fede sicura, un atomo di verità ! Io vi prego e vi
scongiuro, per tutto quel che avete di più caro e di
più prezioso, per la vostra vita, per la vostra amata
di oggi, per la vostra idea preferita, di dirmi se c' è
tra voi chi abbia quel che cerco, se v' è qualcuno che
sia certo, che conosca, che sappia, che viva e si mova
nel vero.


Io non ho cercato che questo. Fin da bambino non
ho vissuto che per questo. Ho picchiato a tutte le porte,
ho interrogato tutti gli occhi, ho domandato a tutte
le bocche e ho scandagliato mille e diecimila cuori
invano. E invano mi son buttato nella vita fino al
punto di affogare e di vomitare, e invano, sempre invano,
mi son sciupato gli occhi sui libri vecchi e sugli
ultimi e mi son fatto rintronar la testa dall'urlare
de' filosofi rivali e invano, eternamente invano, ho provocato
gli echi interiori e ho preparato con umiltà le
vie della rivelazione. Ma niente, ma nulla è venuto
e nessuno ha risposto.

Nessuno ha risposto in modo da spengere ogni voglia
e bisogno di chiedere ancora ; niente è venuto
che abbia calmato il cuore troppo impaziente e abbia
saziata quest'anima mia, sitibonda come un deserto.
Tutti i tentativi e le prove e gli sforzi non sono stati
inutili : molte pareti son cadute, molti muri sono stati
atterrati e squarciati, alcuni pian piano, come rena
che si sfascia, altri con gran rumore, come se una nuova
terra scoppiasse fuor dell'antica. Ma dietro ogni parete
c'era il vuoto ; al di là d'ogni muro c'era il buio
e l'eco era talmente singolare che ad ogni sì di speranza
tornava indietro uno stanco no senza fine.

Nessuno potrà dire eh' io non abbia avuto coraggio.
Ricordo ancora le notti lunghe, serene, vegliate
all'aperto, coll' illusione dell' infinito nell'anima, sotto
quei cieli e quelle stelle che ti riempiono di santità e ti
puliscono il pensiero da' bestiali colori del giorno...

E mi son chinato sul vetro del microscopio : e cosa ho
visto ? Quel che vedo ogni giorno cogli occhi nudi :
piccoli esseri in un piccolo mondo che l'un l'altro
s' ingoiano.
Vennero anche gli uomini della fede e quelli incaricati
di serbare la fede. E tutti i loro discorsi non riuscirono
a mettere in me la fede ch'era nelle loro parole
e dove c'eran le parole non c'erano i fatti ; e dove
c'erano le parole il mio spirito maledetto scorgeva
gì' inganni, gli orgogli, le illusioni, le ignoranze, le fintaggini,
i comodi, i calcoli e tutto ciò che vuol fare
d' Iddio un servitore dell'uomo.

Neppur coi filosofi ebbi fortuna : i migliori eran
grammatici che a forza di affilare la falce facevan cader
secca in terra la messe prima di mieterla e gli altri
eran poeti fuori di strada, energumeni senza grazia
che disegnavano giorno e notte, per immaginarie città
celesti dove nessuno può vivere, lunghe alte e ricche
facciate senza stanze dietro.

E da nessuna parte nessuna verità. Una verità,
intendo, di quelle che fanno cader colla faccia in terra
come i fulgori divini e illuminano con luce inestinguibile
il fuori e il dentro : l'uomo e la sua immagine.
E da nessuna parte nessuna certezza.
Di ogni cosa ho
veduto il prò e il contro e il prò del contro e il contro
del prò ; tutte le idee eran diamanti e prismi, ed erme
quadrifronti e sfingi con mille risposte a dieci dimande.
Di nessuna cosa nessuno può dire : È cosi e non altrimenti.
A nessun problema si può rispondere in una
maniera sola e soltanto in quella maniera. Ogni uomo
che parla ha una sua ragione e chi parla contro di lui
ha pure la sua ed ha la sua anche colui che parla contro
il primo e il secondo e un possibile quarto. Volta
per volta ci tocca ad assentire : anche il pazzo ha i suoi
argomenti e bisogna ascoltarli con saggezza.

Scettico io ? No — disgraziatamente. Neppure scettico.
Lo scettico è fortunato : una fede gli rimane, la
fede nella impossibilità della certezza.
Egli può esser tranquillo e, se gli accomoda, dogmatico.
Ma io no. Io non credo neppure alla vanità di
ogni ricerca e non son certo neppure dell' inesistenza
della certezza. Fra le cose possibili v' è anche questa :
che la verità si trovi e che qualcuno la possegga.
Cosa vuol dire ch' io non l'abbia trovata e ch' io
non la possegga ?

Ma non parole, veh ! non inganni, non frottole,
non speranze da ragazzi o chiacchiere da donne.
Voglio una certezza certa — anche una sola ! —
voglio una fede indistruttibile — anche una sola. Voglio
una verità vera, anche piccola, anche meschina, —
una sola!
Ma una verità che mi faccia toccare la sostanza
più interna del mondo ; il sostegno ultimo, il
più solido ; una verità che s' impianti da sé nella testa
e non faccia più concepire ciò che a lei contraddice ;
una verità, insomma, che sia una conoscenza, una conoscenza
vera e propria, perfetta, definitiva, autentica,
indiscutibile.

Senza questa verità non riesco più a vivere e se
nessuno ha pietà di me, se nessuno può rispondermi,
cercherò nella morte la beatitudine della piena luce
o la quiete dell'eterno nulla.

(Giovanni Papini)

mercoledì 1 agosto 2012

il perduto

Dormo dieci ore filate, senza svegliarmi,
senza sognare. Mi sveglio colla testa pesa e la bocca
pastosa ; esco fuori per non far nulla ; ritorno a casa
per riposarmi ; mangio voracemente come un ragazzo
che si masturbi tutte le notti ; sorseggio una gran
tazza di caffè ; fumo cinque o dieci sigarette ; mi sdraio
in una poltrona e stendo le gambe su di un'altra ; leggo
un giornale da cima a fondo come un pensionato acciaccoso;
torno fuori per incontrare qualche scettico
conoscente col quale faccio un po' di scherma d' ironia
stupida e amara ; entro in un caffè, ingoio una tazza di
cioccolata farinosa, mangio con disgusto tre o quattro
pasticcini spalmati o rigonfi di sporche conserve di
frutta ; sfoglio un fascio di giornali spiegazzati e cenciosi,
e quasi quasi sorrido sbirciando le caricature
scioccamente colorite ; torno in istrada sotto la gran
luce teatrale delle palle elettriche ; inseguo una prostituta
imbiancata e incarminiata come se fosse il mio
primo amore ; entro in una libreria per comprare con
pochi soldi dei libri non tagliati che non leggerò mai ;
mi fermo dinanzi alle botteghe dei pizzicagnoli e contemplo
i formaggi untuosi e le scatole di sardine con
appetito ; vado in una casa dove mi danno il the e
ne bevo quattro tazze sperando che mi venga un po' di
talento ; o salgo in un bordello se ne ho voglia e anche
se non ne ho voglia — cosi, per uccidere i minuti e le
ore, per non ricordarmi di quello che dovrei fare e non
fo, per abbrutirmi, per avvilirmi, per ninnare il rimorso,
per smorzar la coscienza...

Ogni tanto, se non posso farne a meno,
scrivo una lettera o dieci lettere,
per non pensarci più, per sbarazzarmi di tutti, e qualche
sera, quando mi sento veramente troppo pieno e
inconsolabilmente malinconico, afferro la mia grossa
penna nera e scrivo giù quel che mi trabocca dall'anima;
riempio in furia dieci, venti, quaranta fogli bianchi
coi miei sfoghi, coi miei atti di contrizione, colle mie
raffinate e spiritose assurdità.

Ma cosa volete che venga fuori da un uomo che
vive tra il sonno e il caffè, tra la tavola e il letto, infingardo
e sonnacchioso, buono soltanto a suonar la diana
ma vigliacco in fuga il giorno della vera battaglia ?
E rizzandomi su dai tepidi lenzuoli o dalle sedie imbottite
strillo come un'aquila perchè lo spirito viene insultato
e disegno per i miei simili una vita solitaria,
austera, sdegnosa, nobile e michelangiolesca!
E non c'è da dir ch' io non senta l' infamia di questa
mia doppia vita. La sento e tanto più duramente
la sento tanto più, per addormentar la vergogna, mi ci
abbandono ed imbrago.
Trovo un po' di conforto nella
confessione, ma quando ho riflesso nello specchio delle
concitate parole la mia lurida immagine di traditor di
sé stesso, perchè tutti la veggano e ci sputino sopra,
mi credo perdonato e salvato, mi rialzo con aria di
trionfo, come se la sciagurata esibizione mi avesse
purificato e trasformato. E il giorno dopo ricomincio
come prima : vado a letto presto, dormo dieci ore
senza svegliarmi, senza sognare ; mi alzo con la testa
vuota e la bocca amara e vivo fino alla sera in quel
modo che ho confessato fremendo il giorno innanzi.
E torno, ahimè, quando non ne posso più, a rovesciar
convulsamente parole sui fogli e a cantare con versi
d' infinite sillabe la terribilità dell'ascetico eroe che vede
le cose umane con occhi divini e son talmente abietto
che neppure una volta mi vien l' idea di metter giù
dell'arsenico nel mio biondo the prodigalmente indolcito.

(Giovanni Papini)

domenica 29 luglio 2012

la belva

Credevo sul serio d'esser l'unico spirito senza
pregiudizi e paraocchi ; senza falsità, sciocchezze e bestialità
in testa ; il solo capace di sbandire gli inganni
e di buttar giù gli usurpatori ; di spopolare l' intero
walhalla dei vecchi dei e degli idioti moderni ; di spogliare
ogni cosa, ogni idea, dai ruffianeschi veli dell'abitudine,
e della convenzione ; di liberare l'umanità
da tutte le obbrobriose servitù mentali che la impastoiano.
Volevo liberare (cioè, secondo l' idea mia,
aiutare) quelli stessi che disprezzavo e li disprezzavo
appunto perchè non eran liberi e appunto perchè erano
spregevoli volevo liberarli.
Volevo inalzarli fino a me e non già chinarmi fino a loro.


Per renderli uomini facevo lor sentire ch'eran bestie;
per dimostrare il mio amore li picchiavo.
Se mi abbassavo era soltanto per frustarli,
per divertirmi. Volevo renderli degni di me, del mio
tipo ideale di umanità tutta libera, tutta spirito, tutta
miscredente d'ogni fede.

Ma non volevo destarli colle buone e colle carezze :
bensì squassandoli e pigliandoli per il petto e sbattendoli
contro il muro perchè dall' ira e dalla vergogna
di quel rude risveglio venisse fuori uno scatto
d'energia, una mossa sdegnosa di virilità. Mi comportavo
cogli uomini come i domatori colle belve mezze
istupidite e assonnate dei serragli. Li pungevo, li bruciavo
e li frustavo : li pungevo coi più feroci sarcasmi
ch'io sapessi trovare ; li bruciavo colle parole dure
e spiacenti e colle accuse spietatamente sincere; li frustavo
mostrando loro quant'eran vigliacchi nella vita,
umili nei desideri, primitivi nelle idee, ignoranti in
ogni cosa e assolutamente incapaci di capire a fondo
e di ragionar diritti.


Mi piaceva molto, ad esempio, turbare le coscienze
con domande impensate, gravi, fondamentali — con
una di quelle domande che nessuno fa mai e che paiono
magari assurde ed inutili, di quelle domande che nessuno
osa rivolgere neppure a sé stesso e che pure rimettono
in questione le più consuete idee del mondo,
tutti i valori, tutta la vita. Volevo costringere gli
altri a riflettere, a pensare, a riesaminare sé stessi, la
propria anima, il loro futuro, i loro ideali ; volevo ricacciare
ognuno dentro di sé, là dove non si scende
volentieri ; e metter ciascuno faccia a faccia con sé
medesimo, per ravvedersi, per prender altra via, per
accelerare il passo, per non dimenticare — se ancora
era in tempo. Molti hanno dovuto a me un risveglio
di coscienza, una crisi di abbattimento che li ha
rifatti uomini e li ha rimessi sulla strada con forza
nuova. Fra questi eterni e pigri dormenti che sono
gli uomini é pur necessario che qualcuno abbia il
coraggio di gettare il chi va là della scolta,
e di suonar la diana prima del solito mattino, e dar qualche
cenciata ai rossetti che impiastricciano i volti perchè
ognuno veda con spavento la sua bruttezza e vecchiezza.

Chi non ha la forza di guardarsi in viso si trucchi di
nuovo e reciti pure la parte del galantuomo anche s'è
una canaglia e la parte del genio se pure è uno sciocco.
Non m' importa : il mio dovere l'ho fatto !
Odiatemi pure e maleditemi e scansatevi al mio
passaggio. Non si rifanno gli uomini coi cerotti e l'omeopatia.
Ci voglion cure radicali e feroci. Bisogna tagliare
dove è da tagliare ; e bruciare dove c'è il marcio;
e portar fuori dal soffice nido delle abitudini chi non
conosce la fresca furia del vento e la salutare gelidità
della neve se non traverso i vetri di casa sua. E se
l'aria vi mozza il respiro e vi soffoca tanto peggio per
voi e tanto meglio per i becchini.

Io non mi pento d' essere stato troppo franco e
attaccabrighe. Non so giovare che tormentando; non
posso amare se non disprezzando.

(Giovanni Papini)

domenica 22 luglio 2012

L'onda

Evviva Paterbaldi Clousetti!
Evviva il mare!
Evviva la figa!
Evviva il Duce!

Non chiedete mai le ragioni di un'ossessione!
Quando si ama una donna (Madalina) o un uomo (Clousetti)
l'ossessione è sempre fisiologica; o fico-logica (nel caso appunto d'una fichetta).
L'ossessione per Clousetti è sana e fervida; inoltre durante la notte la rosea
cappella si addrizzerà come quella dei tori, sollecitata dal pensiero delle
mille incantevoli sirenette conosciute al mare...
Al mare!
Ma andiamo con ordine.

Alla faccia della Zuzetti che si masturba il cervello bevendo cappuccini,
Clousetti passa verso mezzogiorno, mantenendo la parola data.
In mezzo alle strade di campagna della pianura pontina,
giungiamo finalmente a Sabaudia.
Nonostante le palle quasi ci scoppino, tiriamo dritto dinanzi a una ninfa bionda
che vende il suo corpo per strada.
Prima di andarci a ingozzare come porci in una pescheria del paese,
ci rechiamo nella verde piazza col monumento bianco inciso in onore
di chi, col sudore, l'aratro e la volontà, edificò sconfiggendo la palude quell'augusta città:
lì in silenzio tributiamo, levando al cielo i bracci destri, un ossequioso saluto dinanzi alla
memoria di quell'uomo meraviglioso che per vent'anni risuscitò l'Italia tutta;
e i cui tremendi sbagli pagò col prezzo più alto.

La pescheria è una specie di ostaria di quart'ordine diretta da un simpatico gaglioffo
i cui familiari, alcuni minorati, altri sdentati, fan da camerieri e cuochi;
ci serve uno sdentato, camerata anch'egli e dalla battuta lesta.
I tranci di tonno e salmone sono eccellenti; i moscardini, annegati nel sugo di pomodoro,
mi risuscitan al sol pensiero l'acqualina in bocca; gli spaghetti alle vongole fanno venir voglia d'esser nati corsari...infine un caffè, per tener vigili i nervi e la coscienza e per svuotar il ventre con un sano scacaccio all'or del tramonto.

Infine giunti in spiaggia, miriamo la bellezza di quel pube divino ricoperto di boschi
alla nostra sinistra: il promontorio del Circeo!
Poi si gioca a freesbe; e il Patucchi -vestito di rosso, elegante come un albanese, bello come Lucio Dalla, il volto amaranto spalmato di bianca sementa, denti gialli, la pancia d' un tricheco- dà il meglio di sè, saltellando qui e scattando là, afferrando il disco con pose plastiche che nemmeno l'occhio di Fidia avrebbe mai concepito...

Ma lo spettacolo continua!
Tramutato in clown, ebro di adrenalina, più rubicondo che mai, il circense Patucchi "rimorchia" due fichette di medio livello che dietro di lui giocano a racchettoni!
Eccezionale...
Scambiatolo per un allegro demente, le fichette gli regalano sorrisi e battute, precludendogli la
fica per sempre.
Ma Patucchi è felice lo stesso!
Si getta in mare, fra le onde burrascose, mentre io, a pezzi, mi adagio sull'arenile.

Patucchi!
Niente t'incrina lo spirito: l'esser condannato alla mano destra, il fato di clown e la beffa perpetua:
e tu ne ridi, bevendo a garganella sciampagna!
A un certo punto, complice la burrasca, non scorgo più l'amato:
col cuore in gola temo il peggio...
Invece Elio è lì, in mezzo ai tempestosi flutti, e mi saluta pure!

Elio, infinito clown: per me tu sarai sempre lì, col sorriso in mezzo
ai flutti, impavido e sereno dinanzi ai baratri!
Che importano i flutti!
Che importano i baratri!
Maestro della gioia, esempio fulgido della follia!
Oltre ogni onda ci sarai sempre tu.

martedì 17 luglio 2012

La prova (Elio Patucchi)

Elio Patucchi fu un uomo pio.
Mantenuto e attaccato al capezzolo dei vetusti genitori fino all'età di cinquantasette anni,
prese i voti e indossò il talamo francescano, seguendo la via del Cristo.
Niente più masturbazioni, niente più mamme ignote.
Infine morì, di cancro alla prostata, come la gran parte dei preti la cui Fede è vera.
(E' noto che quando si smette di sborrare le cellule neoplastiche si moltiplicano a dismisura).

Una volta morto -non prima di aver confessato i propri peccati, aver chiesto perdono
e aver baciato febbricitante un crocefisso di latta- Elio si ritrovò nell'aldilà.
Con stupore gli venne incontro uno strano tipo con indosso un jeans e una maglietta nera
da due soldi con scritto "Corona's".
"Non aver paura. Sono solo il diavolo"
"Ma come -esclamò Patucchi- una vita dedicata esclusivamente al Signore,
senza più pippe e mamme ignote, ed eccomi all'inferno!"
"C'è stato un problemino. Tuttavia hai ancora una chance..." disse il diavolo.
"Che significa? Posso ancora ambire al paradiso?" chiese Elio rosso in volto.
"Si. Però dovrai superare tre prove. Dovrai...eiaculare con tre donne. Prima del tramonto"
"Ma che razza di..."
"Non mettere in discussione la volontà del Signore! i mezzi e le vie per la salvezza
sono noti solo a Lui. E ora, se non vuoi marcire per sempre qui all'inferno, datti da fare!"
Così dicendo il diavolo scomparve.
Sconvolto, Patucchi si guardò intorno.

Si trovava in una landa sperduta e deserta, percorsa da un fiumiciattolo rossastro.
Un sole cupo, sopra il suo capo, lo ammoniva del trascorrer del tempo.
"Farò la Tua volontà Signore!" gridò; e si mise in cammino, senza meta.

Dopo un pò incontrò una donna.
Era Valenzina Zuzetti, zitella sifilitica amica del Patucchi.
Un tempo innamorato e soggiogato all'arbitrio di quella donna infida e petulante,
che mai gliela diede, manco l'avesse avuta d'oro, Elio comprese che quella
doveva essere la prima "prova" di cui gli aveva parlato il diavolo.
In buona fede Elio le spiegò la situazione.
La donna, sorpresa e disgustata, lo respinse.
"Sei Pazzo! Sono in vacanza in Sinai...che schifo...non mi accoppierei con te neanche
per tutto l'oro del mondo! Io sono bellissima e merito solo fotomodelli...
va a farti una pippa, come hai sempre fatto..."
A quel punto Elio esplose d'ira.
Colpì la donna al volto con un ceffone sonoro.
"Donna sciagurata e inetta, quanta pietà fai! Strega risecchita, sgualdrina
vanitosa in cerca di cazzi di cane! Avresti dovuto baciare dov'è più sporco
pur di trovare un uomo come me! Ora, se non vuoi che ti abbandoni qui,
al tuo lurido destino, sbrigati a bere il mio seme. In ginocchio troia!"
La Zuzetti, terrorizzata, obbedì in silenzio.
Elio le sborrò in gola.
La strega si tramutò in serpe e strisciò via.
"La prima prova è compiuta. Prosegui senza indugio, prima che il sole tramonti!"
disse una voce extraumana, da chissà dove.

Ripreso il cammino, Elio incontrò un'altra donna: Delia Zaganelli.
Anche Delia un tempo era amica di Elio.
Ora era una donna senza grazia, raggrinzita e ricoperta di rughe come una mummia egizia.
Laureata in economia aziendale, impiegata in una ditta di preservativi,
cazzofobica da anni, Delia scassava i coglioni un pò a tutti con la loquacità e la presunzione culturale tipica dei parvenus di sinistra.
Felice di rivedere Elio, Delia sguinzagliò subito la lingua e con voce stridula si mise a parlare di "cultura" (riassunti di telefilms americani, ricette di cucina, storie di parenti e nipoti, resoconti erotici di viaggi a Rimini, etc., etc.).
Stanco delle stronzate proferite dalla mummia, Elio la interruppe bruscamente.
"Mi fai una pippa? Ne va della salvezza delle nostre anime."
Delia rimase felicemente sorpresa.
"Ma chi io? oddio...ma perchè non me lo hai mai chiesto prima d'ora?
Quante cene romantiche insieme, tu ed io...e tu, come un baccalà, non ti sei mai fatto avanti...
io non aspettavo altro, bramavo il tuo cazzetto! Lo avrei ciucciato per bene, davvero sono brava!"
"Bando alle ciance!" disse Elio sguinzagliando il pene.
Purtroppo Delia non era capace nemmeno a tirare una pippa come si deve e in mano
sua il pizzo di Elio s'ammosciava di continuo.
Così Elio fece voltare la mummia, la mise "a pecora" e dopo mezz'ora
le sborrò sopra i glutei molli.
La mummia si tramutò in cornacchia e volò via.

Elio riprese il cammino.
Il sole era basso.
Mancava poco ad un tramonto cremisi.
Stanco, madido di sudore e ricoperto di polvere, Elio infine trovò la terza prova.
Alfia Dorelli era lì, seduta su un sasso.
Volto grigio e rugoso, occhiali da miope, tutta la tristezza nera di chi, solitario,
è nato sotto un segno maledetto.
Al pari del Cristo quando affrontò il Golgota, Elio cedette.
"Ti amo!" gridò Alfia soccorrendo l'amato.
Elio non rispose.
Distrutto, chiuse gli occhi e lasciò che la donna si occupasse di lui.
Il pene di Elio non si rizzò.

Il sole amaranto era tramontato.
Una notte vischiosa e fredda era scesa su quella landa priva di vita.
Elio riaprì gli occhi.
Alfia non c'era più.
"Ho fallito. Sia fatta la Tua volontà Signore" disse Elio.
Una lagrima calda sgorgò dai suoi occhi azzurri.

Fu a quel punto che nel cielo nero gli parve di scorgere una bianca colomba.
Il tenero animale volava leggiadro e senza paura, diretto verso chissà quale metà.
Forse il meraviglioso animale era il Segno d'una speranza.
Forse stava a significare che nessuna avversità, nessun inferno può oscurare
e piegare una Fede invincibile.

Nel puntò in cui scomparve la colomba, germogliò limpida e radiosa un'aurora.
Elio si rialzò e asciugò le lagrime.


"Ora tocca a me esser colomba" - disse.

domenica 15 luglio 2012

il dono

Lanciata ad un cielo in cui l'assenza del dio è limpida
come il chiarore d'un aurora,
la (vostra?) bestemmia echeggerà nel vuoto.
I testimoni naturalmente vi guarderanno con orrore, come se l'insulto
fosse rivolto a loro.
E in realtà lo è: perchè ciascuno, a torto, si sente particella e scintilla divina.
Adorabili sciocchi: ma è giusto farli sognare.

Molti credono nel destino: altri invece percorrono la predestina...
Clousetti ad esempio: e invero, con l'occhio trasfiguratore dell'artista e del santo,
scorge scintille divine in mezzo allo squallore...
Col volto cremisi, la barba pungente e una maglietta nera da due soldi con scritto "corona's",
viene accostato da un trans originario dalle favelas di Sao Paulo.
Con dieci dà la bocca (probabilmente senza guanto), con venti il culo...
Un'offerta irrinunciabile: salvo che per l'integerrimo Clousetti.
L'albanese, lì per caso, anzi, a causa di un pervertito siciliano,
rifiuta il generoso invito del transex brasiliano.
Questi allora, con un candore e una grazia inconcepibili, accarezza
la mano tozza e rugosa dell'albanese, forse per cercare il conforto di un uomo
mite...
Ed è a questo punto che Clousetti, come il fraterello d'Assisi, sente il brivido
dell'infinito: la carezza del trans è la carezza di Dio, di Nostro Signore
Gesù Cristo....
Insistere oltre, per chi non ha il dono della Fede, è inutile.

Ovunque passi Clousetti, germoglia la terra, il cielo si libera, il sole risplende.
Qualsiasi cosa tocchi, essa si illumina; oppure sorge un fiore bianco e profumato.
Chiunque scruti il suo sguardo azzurro percepirà la vetta di un monte innevato
e baciato perennemente dal sole, l'abisso smeraldo e placido di un oceano che tutto preserva
nelle sue profondità, il vasto verde di una prateria carezzata da un vento tiepido dove le farfalle, gli uccelletti e i cuccioli non cessano di rincorrersi ed amoreggiare...

Naturalmente, come tutti i santi, Clousetti non sa nulla di sè.
Immerso nella bellezza e nell'amore,
egli ignora di portare con sè un dono.

Veramente ricco è colui il cui amore è infinito.
Cioè tu Paterbaldi Clousetti.

mercoledì 11 luglio 2012

la sfera

Che capolavoro di liberazione e leggerezza
la breve inquisitoria del Papini contro
la filosofia tutta!
La filosofia è inutile!
Evviva: un fardello in meno!
Lasciate elucubrare teorie astratte e vuoti sistemi ai perdigiorno, cioè ai filosofi:
la vita si sbarazzerà sempre delle parole vacue e delle invenzioni impalpabili
di questi invertebrati che voglion spiegar tutto e presumono di esser giunti
alla radice di ogni cosa.

Viene da chiedersi: e bisogna inerpicarsi per i sentieri delle nuvole e percorrerli
sino alla fine per giungere a ciò che era così ovvio?
Papini ci mostra, con dorica semplicità,
come basti un pò di buon senso latino per rischiarar le nebbie, teutoniche e non...

Con le pagine dei grevi tomi di Kant ed Hegel potete tranquillamente far toletta;
oppure potete arderle giusto per il piacere puerile di mirar l'azzurra fiammella
d'un fuocherello.
Schopenhauer, in compagnia della sua nolontà, datelo in pasto ai porci:
ve ne saranno grati e il loro concime feconderà la terra.
Nietzsche, con la sua volontà di potenza impotente e il suo eterno ritorno,
prescrivetelo ai dementi, agli ossessi, ai depressi e ai megalomani deliranti:
anch'essi ve ne saranno grati, dal cantuccio del nosocomio o del sanatorio.

Potremmo andare avanti, ma a che pro?

Superba, da ultimo, l'apologia che il Papini dedica alla fede religiosa,
da sempre vituperata da tutti i paladini feticisti della misera "ragione" umana.

Ogni passione, ogni idea, ogni credenza
può giungere allo stadio religioso.
La religione non è qualcosa a parte accanto alle altre cose ;
è un grado dello spirito umano, una temperatura
più alta alla quale tutto può fondere - la sfera
del fuoco di Dante e di Pascal.
(Papini)

sabato 7 luglio 2012

venus

Adolfo Dolosi fu un disadattato.
Giunse ai ferri corti col mondo in età adulta, verso i trent'anni.
Quando la bigotta madre morì, dopo un funerale senza lagrime nè preghiere,
si recò ad Anzio a gozzovigliare e fare sesso con donnacce fino all'alba.
Avverso ad ogni genere di lavoro e fatica fisica
-"il lavoro insozza lo Spirito!" declamava sovente-
Adolfo campava con l'affitto di una stanza lasciatagli in eredità dai genitori defunti.
Ostile intellettualmente a qualsiasi credo e ideologia,
Adolfo scriveva ingiurie di vario genere su un sito internet,
prendendosela sopratutto con gli "sporchi" comunisti e l'anziano presidente
della repubblica in carica, definito con epiteti quali "porco ebreo", "marionetta dei banchieri",
"decomposta carogna massone", "infame traditore di Marx", etc. etc.

Adolfo amò una sola donna.
Una prostituta rumena di nome Madalina.
Il danaro del meretricio le occorreva per manteneva due figli;
inoltre progettava di rifarsi i denti e comprare una casa in Romania.
Adolfo giurò a sé che un giorno quella donna sarebbe diventata sua.
Dopo aver fatto l'amore con ella, egli le sussurrava all'orecchio:
"Un giorno sarai mia. Non ha importanza quanto tempo dovrò attendere.
Giunga pure l'eternità. Io ti attenderò. Oltre ogni sempre...".
La ragazza naturalmente non gli credeva.
"Voi uomini dire tutti stessa cosa. Oggi amare me, domani amare
un'altra..."
"Io amare solo te Madalina. Tempo dirà se vero o no. Tempo."
La ragazza gli sorrideva, lo accompagnava alla porta e accoglieva
il cliente successivo.

Un bel giorno un magistrato, forse sotto segnalazione della digos
o della plutocrazia giudaico massonica, incriminò Adolfo per vilipendio
al presidente della repubblica (dei soviet), ingiuria verso le istituzioni democratiche,
istigazione a delinquere e a commettere atti impuri.
Condannato in contumacia a un anno e sei mesi di reclusione,
(commutati poi in lavori socialmente inutili)
Adolfo scoprì di essere a tutti gli effetti un pregiudicato durante un controllo
dei carabinieri del predestino, mentre un ladyboy gli succhiava le palle.
La sentenza gli fu notificata in caserma.
"E' angora imbugnabile" gli disse uno svogliato carabiniere napoletano.
"Vuole imbugnarla?"
"No. L'unica cosa che impugno è il mio cazzo. Faccia eseguire questa vergognosa
sentenza giudea".
Così Adolfo finì nel supercarcere di Zelletri, a zappare terra incolta per quasi un anno.
La sera, stanco e con la schiena a pezzi, giocava a carte e fumava sigarette
di scarsa qualità con marocchini e slavi.
Quando, raramente, gli capitava di essere eccitato, si toccava,
pensando agli occhi azzurri e al grazioso seno dell'amata...


Uscito di galera, senza una lira, Adolfo si mise in cerca di Madalina.
Dopo un pò Adolfo la incontrò in un supermercato.
Gettandosi ai piedi di lei, con le lagrime agli occhi, sospirò:
"Mia adorata! Finalmente! Niente, niente e nessuno al mondo mi separerà da Te!"
"Adolfo! Adolfo! -esclamò la donna- Ma che fine hai fatto? Sei scomparso per quasi un ano!
"Gli schifosi giudii furono, di essi è la colpa! Finii in galera perchè dissi il vero,
perchè osai dire che il presidente X è un porco schifoso!"

La donna nel frattempo aveva sposato un uomo molto anziano e inabile:
un certo Alfredo Pietrini Paterbaldi.
Il nobiluomo, impavido fascista reduce da Salò, si teneva in vita grazie a trasfusioni di ormoni prelevati da cadaveri svedesi, e deambulava su una carrozzella sospinto dalla graziosa rumena.
"E' un uomo molto buono e generoso. Ha cento ani. Mi vuole molto bene.
Non può fare seso perchè suo cazo non riza più...però lui molto buono...
vuole solo qualche careza: poi si adormenta. Vieni, ti facio conosce!"

Il vetusto Pietrini era davvero un uomo nobile.
Accolse con un sorriso Adolfo e gli strinse debolmente la mano.
"Non temere nulla da me giovane amico. Sono solo un vecchio che attende la fine
con serenità. Nei tuoi occhi vedo ardere il fuoco dell'amore...
Ti chiedo solo una cosa: onora sopra ogni cosa questa donna.
Se cesserai di amarla, non darle motivo di sofferenza, perchè ella non ne merita."
Ascoltate queste parole, Adolfo, inginocchiandosi dinanzi al vecchio e guardandolo fisso negli occhi, disse:
"Ve lo giuro Signore. Amerò ed onorerò Madalina finchè il mio cuore non avrà cessato
di battere".

La stella luciferina, nota ai mortali come il pianeta Venere, quella notte parve rinacquere.
Solo un amore tenace e infinito può accendere gli astri.
Forse è vero.

giovedì 5 luglio 2012

gea

Cosa desiderare di più dalla vita?
Dopo aver cosparso di seme il ventre e le labbra di Nina;
dopo aver immerso le membra nelle placide acque del lago di Nemi;
dopo aver guardato il tramonto e il sorgere della luna piena dalle verdi colline di poggi d'oro:
desiderare oltre sarebbe folle.
A Nemi, mentre nuotate nel lago, guardatevi attorno.
Non capite?
Nuotate sulla superficie benedetta del sesso di Gea, o forse di Artemide.
Ella, la Dea, vi dona con infinita generosità i frutti della sua inesausta bellezza.
Appena usciti dalle acque, sarebbe nobile testimoniare
la vostra riconoscenza
con un sacro silenzio o con un sacro grido di gioia.

Monica, Madalina, Bliana, Nina, Gea, Artemide.
Non c'è morte più bella che morire per una Dea.

P.s. : un grazie anche a Paterbaldi.
Egli, infondendo mitezza e serenità, fortezza spirituale e speranza,
gaiezza e amore, arricchisce gli uomini e la terra.

mercoledì 4 luglio 2012

il discepolo

Lieto di essere finalmente oltraggiato
dall'amico e "discepolo" Beltrapi,
mi accingo a lodarne l'intelligenza, la fantasia, l'audacia,
l'ironia e l'acume; non senza qualche sberleffo ovviamente.
Che egli si stia, in tal modo, e seppur parzialmente, "magicizzando", suo malgrado?
Che, per caso, egli, scoprendo il piacere dell'oltraggio letterario,

si stia al contempo incamminando su la via oscura del laido maestro?
Che egli, impugnando le stesse identiche armi del nemico, si riveli infine suo pari?
Fiero di tutto ciò, non posso, dopo aver tessuto le lodi di Beltrapi,
che congratularmi con me stesso.


Le intenzioni oscure che mossero Beltrapi all'oltraggio ci interessano solo marginalmente,
magari come spunto per qualche futura invettiva e caricatura.
Vendetta per sé e per l'amata (solo platonicamente) alfia dorelli?
Probabile.
Fatto sta che il prodigioso racconto di Beltrapi potrei averlo scritto io in persona:
resta ancora da vedere il finale; e ci auguriamo che Beltrapi sappia "picchiar sodo".
Tuttavia la sua natura misericordiosa mi spinge a prevedere un finale edificante, lieto e positivo.
Per il resto la descrizione di Alex Colosi è quasi perfetta...

(Parentesi: l'egregio racconto realista di Beltrapi omette, forse dolosamente, qualche
piccante dato personale: come ad esempio che il Beltrapi stesso è il compagno di merende del protagonista;
che anche il Beltrapi è un frequentatore assiduo di donnacce; che anche il Beltrapi almeno un paio di volte ha percorso l'infame via predestina;
e che infine, chissà come, anche il Beltrapi sodomizza un transboy (Noemi), palpando e masturbando il pene di quest'ultimo
per mera "curiosità"... )

Meno verosimile la presunta misoginia e il pessimo (pessimo con chi? con la zucchetti e la signora Averno?) rapporto tra il protagonista e il sesso femminile, legato a oscuri problemi psicologici...
Se non che, asserito ciò da chi nell'arco dei suoi quarantatre lustri non fotte
una donna da quasi quaranta anni, sorge un benevolo sorriso nei confronti del singolare inquisitore...
o dovremmo pensare invece che il non fottere da quasi quaranta anni sia il segno di un ottimo rapporto col femminino?

Comunque sia, sesso a parte,
Beltrapi ha mostrato valore umano e letterario.
Egli ha assunto la bellezza e i tratti esotici di un assassino regale
che agisce di notte.
Può assassinare per amore o per giustizia.
Lunga vita a Beltrapi.

martedì 3 luglio 2012

Papini

Non sono ancora pronto per scrivere su Papini.
Tuttavia, arditamente, non posso esimermi dall'esprimere qualche giudizio
parziale su questo genio.
Egli tese tutta la sua esistenza come un arco; e infine si spezzò.
Spezzato, tragicamente, si convertì.
La sua storia di Cristo, patetica e greve, è pur tuttavia un capolavoro
letterario.
Ci vuole uno stomaco forte per arrivare sino in fondo, fino alla feccia del bicchiere.
E non tanto perchè si prova commozione verso la figura irreale di un demente (Gesù):
bensì per il grado di abiezione che suscita l'autore, completamente vinto e soggiogato
da una favola a lieto fine...
è quindi Papini a suscitare commozione.
Viene quindi da chiedersi come una coscienza lucida e scettica come quella di
Papini possa aver capitolato dinanzi a una favoletta per casalinghe.

Eppure succede, sopratutto agli uomini eccezionali, agli archi troppo tesi:
verso dove era teso Papini, prima di crollare?

Papini, come Nietzsche, come Pascal,
rimane un monito per tutti coloro che avanzano alla conquista di sé.
Questo monito dice:
"Se non conquisterai te stesso, prima o poi sarai conquistato".

venerdì 29 giugno 2012

l'auspicio

Alcuni pervertiti (Baldracchi, la signora Averno) sono convinti, non senza una intima letizia,
che molto presto capitolerò dinanzi alla superstizione galilea.
Un tale auspicio naturalmente è ripugnante: tuttavia, con calma solare e impassibile,
lascio che gli stolti parlino.
Dinanzi alla miseria di coloro che, incapaci di accettare la morte,
cercano salvezze oltremondane,
mi volgo all'esempio luminoso di quell'uomo che, silenzioso e fermo,
prima di spirare, anzichè baciare febbricitante la nauseabonda croce giudia,
si voltò per l'ultima volta verso il Gianicolo

e infine, con la fronte levata, abbassò le palpebre.

mercoledì 27 giugno 2012

Cui prodest?

Cui prodest la descrizione di una realtà efferata?
Efferata solo per colui che la descrive, naturalmente.
Prodest descriptori è la risposta.
Che il descrittore sia malvagio, perverso, crudele, tutto ciò è un fatto.
Potete quindi concludere senza difficoltà che il descrittore è
un animo ignobile che gode nel rappresentare le sventure altrui,
al solo fine di riderne a crepapelle.
Ma c'è dell'altro.
Egli ha bisogno di rappresentare sventure per la stessa ragione che induce
lo spettatore di Lucrezio ad assistere alle calamità che affligono i mortali.
Quando vede sprofondare il prossimo, lo spettatore superstite prova
una consolazione profonda, dovuta al fatto di averla fatta franca.
Quando toccherà a lui inghiottire il fiele che il destino gli riserva,
dirà sereno: "Eccomi, sono pronto"; e sporgerà il capo dalla carrozza come fece Cicerone.


Tutto ciò, naturalmente, in sede ideale.
In sede "materiale", molto probabilmente, egli si limiterà ad un'ultima bestemmia.

martedì 26 giugno 2012

il mostro

Alfia Q.Bel Marrazzi è fisicamente un mostro.
Alta un metro e quarantasette, centoundici chili di lardo, pelle grigiastra e incartapecorita, sembra afflitta dalla malattia dell'uomo elefante.
A dar retta alle fregacce sulla metempsicosi, cui credeno alcuni baccalà come Closeau, si sarebbe indotti a concludere che, incarnata in un sudario orripilante, l'anima di Alfia sconti in tal modo
la (metafisica) sanzione per una qualche empietà perpetrata in una precedente vita...
Il fato, crudele, oltre ad essersi accanito sul corpo di Alfia, l'ha privata di quasi tutti
gli affetti di cui normalmente un essere umano è circondato: senza più genitori nè fratelli,
gli resta soltanto un "amico" di cui è follemente innamorata: un facoltoso geometrino, insicuro
e maldestro, conosciuto all'università.
Il geometra, bruttino, anch'egli afflitto da lievi menomazioni fisiche e intellettive (naso "a pippa", rossore al volto, altezza e pene al di sotto della media, tutta una serie di turbe psichiche e mentali che qui sarebbe troppo lungo elencare) frequenta assiduamente Alfia, quasi per una legge naturale che congiunge i simili: in questo caso gli "scarti" di una società
falsamente cristiana e solidale, il cui parossistico credo estetico è la misura di ogni cosa.
Nonostante ciò, il geometrino non riesce ad accoppiarsi con Alfia, mentre è attratto dai corpi sani e giovani delle adolescenti rumene (e non).
Inoltre il geometrino, a causa del pessimo esempio ricevuto da un lussurioso siciliano
che lo trascina con sè in squallidissime esperienze erotiche, prende il vizietto delle "mamme
ignote"...
Alfia dopo un pò scopre che l'amato la tradisce con donne a pagamento:
addolorata, colma di odio e disgusto, lo aggredisce pubblicamente come se fosse legata a lui da
un vincolo matrimoniale...
Il geometra subisce in silenzio le ingiurie di Alfia e infine, per la vergogna, si impicca
nel bagno del suo ufficio.
Alfia, disperata e sola, si consolerà per il resto dei suoi giorni ingozzandosi
di pizzette e dolci.
Morirà, vergine, a sessanta anni.

domenica 24 giugno 2012

la mummia

Delia Zaganelli ha quaranta anni.
Laureata in economia e commercio, ritiene che le quattro minchiate studiate all'Università, unite
al "pezzo di carta" ottenuto attraverso duri sacrifici nozionistici, rappresentino uno dei massimi traguardi della vita; non comprendendo invece che tale pezzo di carta altro non è che il passaporto del plebeo alla scalata sociale.
Non tutti sanno che Delia è ancora vergine.
L'unico "rapporto" che ha avuto in vita sua è stato un petting sfrenato con un magrebino conosciuto
in una discoteca di Rimini.
Delia purtroppo invecchia a vista d'occhio.
Da ragazza non era brutta, ora assomiglia sempre più ad una mummia.
Le carni flaccide pendono senza grazia da un corpo a forma di lavatrice, le rughe infestano ogni angolo della sua epidermide, al pari dei cadaveri risecchiti degli egiziani.
Delia inoltre esala un odore non proprio gradevole, come di mestruo secco, legato forse a cattiva igiene.
Nonostante ciò, ella si ritiene ancora una donna avvenente, in grado di sedurre:
purtroppo però la realtà non sembra essere dello stesso avviso e di fatto neanche un cane
si degna di corteggiarla.
Le sue frequentazioni (per lo più plebaglia comunista che crede di rappresentare il non plus ultra dell'umanità per il fatto di avere un tetto sopra la testa) non le offrono esemplari interessanti di maschi: così si accontenta di andare al cinema o a ristorante con due o tre zitelle che come lei condividono lo stesso mummiesco destino.
Ella, inoltre, nutre una simpatia per un facoltoso geometra di destra, insicuro e maldestro, a cui tuttavia non si degna di offrire la vulva.
Il geometra però non è affatto attratto da lei, poichè frequenta giovani escorts rumene, infinitamente più belle e avvenenti della mummiesca amica.
Un giorno d'estate, in uno stabilimento balneare, Delia conosce un ballerino brasiliano, un certo Carlos.
I due fanno amicizia, la sera escono, vanno a ballare in discoteca e Carlos infine la fotte, senza preservativo.
La settimana dopo Carlos scompare, alla volta di Milano.
Poco tempo dopo Delia avverte dei fastidiosi pruriti alla vulva: dopo accurati accertamenti
medici scopre di aver contratto (con ogni probabilità dal ballerino brasiliano)
una grave malattia venerea, un certo papilloma virus, con esiti
degenerativi neoplastici.
Purtroppo la malattia degenera e Delia contrae un cancro maligno alla vulva.
Comincia così per la disgraziata un terribile calvario: gli interventi chirurgici,
la chemioterapia aggravano le sue condizioni; ormai ridotta ad uno zombie,
i medici le pronosticano poche settimane di vita.

Arrivata a questo punto, Delia chiama infine il suo amico geometra, cui non si era concessa.
"Ti prego -gli dice in lagrime- amami tu un'ultima volta!" e socchiudendo
gli occhi gli porge le labbra per un bacio.
Il geometra, disgustato, le bacia le labbra.
"Avanti, adesso amami!" insiste lei togliendosi le mutande.
Il geometra, ancor più disgustato, la masturba sul clitoride, fino a farla godere.
Delia gode, gracchiando istericamente come una cornacchia.
Infine il geometra va a lavarsi le mani; poi se ne va, senza salutarla.
Un tempo l'avrebbe scopata, quando ancora non era una mummia...

la negra

Fabux Minchiarelli ha quarantadue anni.
Non ha mai infilato il pene in una vulva.
Vive in campagna con i genitori e due sorelle, entrambe minorate mentali.
Lavora come ragioniere per una ditta di carta igienica sulla via bontina.
Culturalmente prossimo allo zero, vota a sinistra per intuibili ragioni legate alle
origini cattolico plebee della sua famiglia (contadini calabresi trapiantatisi nel pontino).
Fabux conduce una vita mediocre, quasi fantozziana: malpagato, vessato da superiori e colleghi arrivisti, scartato sistematicamente dalle donne, si consola masturbandosi sino a notte fonda
dinanzi a trasmissioni televisive erotiche.
Sessualmente è inspiegabilmente attratto da donne ripugnanti: in special modo gli scarti
di sagrestia, le zecche, l'immondizia umana dei centri sociali, esercitano su di lui una potente suggestione carnale.
Un giorno, passando per la via bontina per recarsi al lavoro, scorge una negra col seno scoperto: giovane, con un fisico da modella, la prostituta lo saluta e gli fa cenno di fermarsi da lei.
Come in preda ad un raptus, il ragioniere inchioda e scende dall'auto.
Pallido, sudato, terrorizzato, raggiunge la negra.
Si chiama Riza, sorride ed è gentile.
"Zordi amore"
"Si...quanto?"
"Vendi amore"
Il ragioniere le consegna la banconota da venti e la negra lo porta dietro una fratta, gli cala i calzoni e glielo prende in mano.
Divorato dalle zanzare tigre, dopo quindici secondi, Fabux eicula per terra, in mezzo ad una sporcizia
che farebbe impallidire qualsiasi uomo civilizzato.

Poi succede l'incredibile.
Fabux si innamora di Riza.
Per un anno va a trovarla quasi ogni giorno, le porta ciberie e bevande, le regala profumi e ingenti
somme di denaro.
La vuole sposare, ad ogni costo.
La negra gli spiega che non può smettere di prostituirsi finchè non avrà pagato alla mafia nigeriana
una somma pari a ventimila euro.
Il ragioniere le promette che troverà i soldi, a qualsiasi costo:
dopo un mese, impegnando la casa dei genitori, riesce ad ottenere un prestito dalla propria banca.
In preda ad una felicità mai provata in tutta la vita, Fabux comunica per telefono
la bella notizia a Riza, mette i soldi in una busta, monta in auto e parte alla volta dell'amata.

Il sogno di Fabux purtroppo non si sarebbe realizzato.
Un ubriaco dell'est alla guida di un furgone rubato andò a schiantarsi a più di 160 km orari
addosso alla fiat uno del povero Fabux.
Con trepidazione Riza fissò la bontina tutto il giorno.
Il salvatore non sarebbe giunto.

sabato 23 giugno 2012

aldo carezza

"La potenza che ha condotto alla caduta è quella stessa attraverso cui si può conseguire
la liberazione" (principio tantrico)

"Misericordioso è colui che sopprime ciò che è immondo" (Brahmana).

Aldo Carezza sembrava nato sotto il segno della dannazione.
Disoccupato, quarant'anni, viveva con lo zio, ex bidello elementare.
Saltuariamente, per guadagnare qualche spicciolo per una birra, faceva il muratore,
il buttafuori, lo scaricatore e altri lavori spaccaculo.
Poi, un giorno, l'anziano zio spirò, lasciando al povero Aldo vari buffi.
I creditori dello zio lasciarono Aldo in mutande, senza casa e senza speranze.
Gli restava solo un camper scassato e senza assicurazione, dove almeno poteva dormire.
D'inverno schiattava dal freddo e d'estate lo divoravano le zanzare tigre.
Non fotteva da quasi vent'anni, andava avanti con la mano callosa.
I denti gli caddero tutti, uno ad uno.
Per campare zappava la terra tredici ore al giorno nei campi di Campozelone, per venti euro
al giorno (in nero ovviamente) in compagnia di negri, cingalesi e rumeni.
Un giono, nei pressi del camper dove albergava, vicino a un cassonetto d'immondizia,
trovò un libro, un'antichissima raccolta di testi sacri della tradizione indiana: i Veda.
Aldo raccolse il libro e lo lesse: parola dopo parola, scoprì un mondo nuovo.
Un mondo fatto di luce, spirito, potenza: di riti, iniziazioni, magia, sacrifici, purificazioni.
A contatto di quel mondo, Aldo si sentì elevato e purificato dalla bestiale
vita materiale che era costretto a condurre per un tozzo di pane e una birra.
Giunse così ad una definitiva scelta esistenziale: abbandonò per sempre la turpe e brutale schiavitù del lavoro, del danaro, del bisogno materiale.
Padrone della propria esistenza, radioso, sereno, fortificato, incrollabile, lo si incontrava
facilmente giù al lago di Zemi, solo, a pregare in silenzio, all'alba o al tramonto.

Il suo tragitto su questa terra durò cinquantasei anni.
Gli amici lo trovarono nel suo camper.
Un sorriso ornava le sue labbra.
Lo seppellirono in un campo di agrifoglio.
Quel giorno il sole splendeva.

venerdì 22 giugno 2012

arjuna

Ecco un modo interessante di "amare" il prossimo: scoprire ed individuare le gangrene che gli corrodono e corrompono lo spirito; scovare e illuminare le oscure forze distruttrici che lo trascinano verso l'oscurità e il baratro...
Tuttavia il sapore della maledizione è troppo personale ed intimo perchè lo si voglia condividere
con occhi indiscreti: e così non troverete quasi mai qualcuno che
vi sarà riconoscente per avergli indicato la propria piaga.
Vi chiederete: e perchè mai dovrebbero interessarti le piaghe altrui?
Io naturalmente non vi risponderò, per farvi un torto.

Ecco la mia opera...

Quando un'anima pia (un a.r. o un grey ad esempio) si scandalizza dinanzi a parole
evocatrici come "fallito" o "fallimento", essa ci mostra innanzitutto il proprio puerile terrore dinanzi
ad una piaga di cui è portatrice; e non anche, invece, una superba superiorità e indifferenza al destino, sopratutto quando è avverso (Paterbaldi).
Destino, si badi, che non esiste: solo chi, esangue, ha esaurito la propria forza e smarrito la propria volontà può infine "piegarsi" ad un'idea talmente astratta ed insignificante.

Laddove (nella disgrazia) il superiore resta calmo e padrone di sè, l'infero invece si consuma.
Si sappia dunque, una volta per tutte, che io amo taluni "falliti": perchè in essi vedo
potenziali resurrezioni.
Se poi essi affonderanno, pazienza.
Ad alcuni "orientalisti" da strapazzo, che consultano i Ching prima di uscire di casa o farsi una pippa, che barcollano nel buio e cui tanto repugna l'idea di fallimento,
ricordiamo provocatoriamente il principio espresso nella Bhagavadgita dal dio krishna: non il vincere, non il fallire, non il risultato, deve guidare l'azione; ma solo l'aver adempiuto al proprio dovere.
E non chiedetemi quale sia o in cosa consista questo oscuro "dovere" di cui parla il dio:
ognuno, infatti, è libero di interpretare come vuole.
L'unico dovere ammissibile, è quello impostoci dalla nostra coscienza, di là di ogni contingenza.
E tanto basti.


Infine, buttiamo giù la maschera: Alex Colosi è un fascista.
E, se non è orgoglioso di esserlo perchè ritiene l'orgoglio una forma d'idiozia, di certo non se ne dispiace; per lui essere fascista è una necessità fisiologica...
Non c'è libertà: c'è liberazione.
Non c'è eguaglianza: ci sono vette e valli, aquile e scarafaggi, iddii e bestie.
Non c'è fratellanza: c'è il baratro del sangue e dello spirito, ineffabile.
Infine non c'è altro che se stessi: e basta.

Xela disprezza l'universale per conto della unicità.
Xela onora chi, sferzato dalla tormenta, avanza; chi, nel silenzio gelido della solitudine, coltiva la propria forza.
Xela se ne fotte, di tutto e di tutti.
E a coloro che in lui vedono un folle, rivolge un sorriso gentile: vadano pure a giuocare o a fare un sonnellino, se vogliono.



Ma alla fine poco importa cosa sia o cosa voglia Xela.
Che raggiunga le vette dei titani o ristagni nelle paludi dello Stige, solo egli lo stabilirà.

lunedì 11 giugno 2012

il ciandala

Ciò che ancora Pater Clousetti non ha imparato dalla vità, è vivere con pienezza.
Il suo cervello mesce in continuazione sensi di colpa e angoscia, insicurezza e delusioni.
Un ciandala, un vero ciandala.
La cosa più ridicola è che egli si ritiene un aristocratico.
Ma, per disgrazia, egli non eccelle in nulla; anzi è uno specialista del fallimento e della mortificazione.
Se fosse nato nell'antica Roma, lo avrebbero dato in pasto ai mastini, nell'ilarità generale.
Dinanzi alla sua ostentazione, i Cesari lo avrebbero senz'altro fustigato a sangue,
monito vivente per gli schiavi ribaldi.
Diversamente, forse, avrebbe fatto carriera presso l'infame stirpe dei giudii, come rabbino
o profeta del malaugurio.
Purtroppo i suoi istinti sono plebei.
Il suo sangue infetto.
Le sue midolla marce.
Il fatto che si aggiri con una creatura dell'abisso come Qu.bell, è greve indizio
di una predisposizione all'orrido, di una avanzata corruzione spirituale.
Lungi dall'essere -al pari del padre- un teurgo, un semidio splendente ed uranico, un dominatore del caos, un vincitore su forze e spiriti inferi, egli è un vinto, un soggiogato, come dimostra
la sua soggezione e inanità dinanzi ad arpie come la zucchetti, dana e sopratutto Barina, ormai
priva di senno.

Non affondare.
Diventa un dio.
Trova la via.

Io sono nessuno.
Per questo posso essere ciò che voglio.

mercoledì 16 maggio 2012

madalina

Mi auguro che la Grecia esca dall'Unione.
Meglio un tozzo di pane secco, una cipolla, un orto, una capretta, che vivere sotto il giogo infame delle banche, delle agenzie di rating, del fondo monetario, etc. etc.
Mi auguro che l'intero impianto "europeo" crolli e che gli attuali detentori del potere
restino sepolti sotto le macerie.

Appello a Paterbaldi: Madalina ha bisogno di te, dei tuoi soldi.
Deve rifarsi i denti, comprare una casa in Romania per i due piccoli figli, costruirsi un futuro
decoroso e sereno.
Se potessi la aiuterei io.
La vorrei accanto a me, per sempre forse.
Lei, che ha libato e liba peni per necessità.
Sarebbe la mia felicità...
E forse sarebbe una lezione morale per i mille moralisti ottusi come il caro a.r.

Hai scelto di essere una nullità, tu, che potevi essere un dio in terra...
Si. E ho scelto bene.

lunedì 14 maggio 2012

baal dux

Lucs è un brav'uomo.
La sua conoscenza dell'occulto, di buon livello, è unita ad un genuino carattere sanguigno.
Ha più coglioni di Paterbaldi, è deciso, è dotato di quella discreta dose di inflessibilità e resistenza alle avversità che contrassegna il generale valente.
La possibilità, infine, che l'occulto sia una fregnaccia o un semplice stato mentale alterato, non inficia il valore morale di quest' uomo.
Che, pur tuttavia, sempre uomo resta, come tutti.
Ancora devo trovare un uomo sulla terra che mi dimostri la sua deità, le sue "superiori possibilità"...
Per quanto riguarda Gustavo Rolla, adorato dalla stirpe dei Paterbaldi, ho l'impressione
che sia stato un finissimo e geniale turlupinatore.

Per concludere, mi auguro che esista un inferno, a mo' di quello concepito da Dante.
In esso dovranno finire Mario Monti e Gorgo Napoliano.
Il primo, come sanzione, dovrà inghiottire in eterno banconote, spalmate di merda.
Il secondo, assiso su un trono di diamanti e gemme, sarà divorato da topi e blatte.
Io, calunniatore inesausto, mi reincarnerò all'infinito, pago solo di perpetuare il piacere.
Oppure, spazzato via dal vento, farò compagnia al pulviscolo,
sotto lo sguardo di un sole immoto.

domenica 22 aprile 2012

petus

"In te stesso riposa un mondo. Non cercarlo fuori di te"
(Comenius, Unum Necessarium)


Pepus, Chicazzè, Epiphanius, Evola: la confusione (f)regna sovrana nella mia testa.
Più scavo e più vuoto trovo...vuoto perpetuo.
Alla fine mando bonariamente al diavolo tutti.
Nessuno conosce.
Nessuno conoscerà mai.
E se anche conoscesse, non cambierebbe nulla.


Anche Petus, a parole, ambisce a far parte di questa schiera di illusi.
Parla di "contemplazione".
Ma, ahimè, c'è poco da "contemplare", mio caro Petus, a cominciare dal tuo "penus"...


Ora, e sempre, è inutile "lottare", "ambire", "aspirare".
E' inevitabile, senz'altro: ma inutile.
Anche questi "Signori dell'Io" svaniscono nella polvere come tutti, checchè ne dicano loro.
Lo sfarzo e il rito del faraone verrà dimenticato, si dissolverà nel pulviscolo.

In essi non risiede alcuna elevazione, alcuna scintilla divina.
Solo materia, caduca.
E tanta, tanta, vanità.
La natura non è "divina", nella merda non c'è Dio.

"In te stesso riposa il vuoto, perennemente." (A. C.)

martedì 17 aprile 2012

la zucchina (il bis)

Ancora egli, Closeau.
Dopo essersi scambiato effusioni romantiche con padre Jeorf, allegro frate pederasta di Grattocchie,
(forse all'oscuro delle proprie innocenti pulsioni), Closeau mi conduce in uno di questi massaggi cinesi a due passi da San Giovanni.
Nelle mani esperte di due sbrigative baldracche depositiamo il nostro seme.
Naturalmente Closeau ha trovato di che lamentarsi.
La cinese gli ha quasi staccato il frenulo.

Dal 30 aprile Chaplin la farà finita.
Basta cinesi, basta templi.
Mi parla sempre della Zuzetti.
Adora le sue chiappe secche, il suo volto da strega risecchita.
Il suo membro, di appena dodici centimetri e mezzo, la infilzerà come la lancia che trafisse il costato di nostro Signore Gesù Cristo.
Ella, con gli occhi sbarrati, risorgerà a nuova vita.
Quel cazzetto sarà il suo nuovo dio.
Ella, inoltre, resterà gravida, visto che Pepus schizza forte e lontano, sino a due metri.
La creatura che uscirà dal grembo di Valenzina Zucchetti fiorirà sana e felice, grazie all'amore di un padre finalmente forte e risoluto...
Naturalmente tutto ciò è solo un sogno.
Concediamoci i sogni mio caro Pepus.

Anche io sogno.
Tu, caro Pepus, sai cosa sogno.
Ma non ci concedermo il lusso di rivelarlo qui, dinanzi ai volti grigi dei censori.
Essi, i censori, anelano la stessa identica cosa.
L'amore di una zucchina qualsiasi, possibilmente carina.
Tutto qui.

martedì 10 aprile 2012

la tavola

Riza con le basette, roba da pazzi...
Si è fatta pure i capelli rasta...
Una folta peluria ricciuta le percorre le guance, da sotto le orecchie.
Se non facesse le pompe di profilo manco me ne sarei accorto.
L'odore della pelle negra rende dolciastra la sera.

Tavola analitica del cornificio
(Tableau analytique du cocuage).
Solo un genio poteva scrivere un libello simile.
Un utopista, dissero alcuni.
A cominciare da quell'imbecille presuntuoso di Marx.
Come si può, per un solo istante, ritenere seria una sola parola di Fourier?
Non lo si può.
Fabbricatore di panzane, egli semplicemente cercò di sbarcare il lunario.
Adoro questo mentitore, adoro le sue balle leggere.

Portate le corna uomini. E ridetene.
Un'utopia?
Certo.
Ma infinitamente migliore e più saggia di tante altre.

lunedì 9 aprile 2012

pepus

Petrus Baudo ha paura di confessarsi.
Teme che il prete non gli passi la sua vivace frequentazione di "accompagnatrici".
Ripete in continuazione di avere la coscienza a posto, di non vedere dov'è il peccato.
Il peccato è lì, Petrus Baudo, in fondo alla tua testolina.
E lì giacerà per sempre, come un verme, a roderti la coscienza.
Finchè non ripudierai il tuo obsolescente servaggio vetero (e neo) testamentario, rimarrai
sodomizzato da questo incubo morale, il "peccato".
In poche parole, caro Pepus Baudus, devi licenziare per un pò Dio.
Invece di leggere Faletti e altra immondizia, comincia a leggere Sade, Cioran, Nietzsche.
Non innamorartene però, sarebbe un errore grossolano.
Chi si innamora del pensiero altrui è un ingenuo che verrà deluso.
Quei tre vandali sono unilaterali, conducono al precipizio.
Però farebbero al caso tuo...
Tu non credi in te, Pepus.
Per questo credi in altro da te.

E tu Xela, che cazzo combini?
Nulla.
Leggo me stesso, con la brezza di aprile in faccia.
Ascoltando i Pearl Jam.
Cantando come un idiota, a squarciagola.
Piangendo senza perchè, come un tempo.

venerdì 6 aprile 2012

il prode

Marilena, eccitante come un boiler...
Ancora più eccitante il fatto che si ritenga una "figa"...
Il fatto che esibisca con disinvoltura foto del suo volto (e del suo fisico) orrido non suscita scalpore.
L'essere umano non ha senso estetico, coltiva l'orrido.
Baciate ad occhi chiusi questa vacca, immaginate la sua lingua gigante invadere la vostra bocca.
Esperimenti che neanche Arigates potrebbe concepire.
Polpacci alla Maradona, caviglie spesse come pali della luce.
Tettine flaccide e inesistenti naturalmente, rigonfiamenti al cotone, fuffa e un futuro di silicone duro come marmo
La figa stretta come un uscita del raccordo.
"Ma è dentro?" vi chiederete e con orrore scoprite di non sentire nulla,
sebbene il vostro cazzo sia grosso come quello di un toro.

Passando ad altro, devo elogiare il caro Mario Prodi.
Il suo barolo del 2006 era ottimo.
Esempio di vita, mi ha insegnato molte cose.
Coltivatore di vizi che terminano nella scatologia, ha allevato, seppur brevemente, una coscienza parassita e romantica, la mia.
La depravazione morale di Prodi, camuffata dal più aristocratico bon ton,
è uno stimolo che non cessa di sedurmi.

Un elogio anche a Peter Joseph.
L'ultimo Zeitgeist è l'ennesimo capolavoro.
Il finale, con tutta l'umanità che ripudia il danaro, è sublime.
Peccato che non succederà mai.

Da ultimo la cara Paola.
Le tante battaglie civili, tra cui quella contro l'inceneritore, riempiono di senso
la sua vita.
Che si vive a fare?
Per amare e cambiare in meglio il mondo.
Cose buone, eccellenti anzi.
Pur tuttavia alle rivoluzioni preferirò sempre la fica.

Il cielo stellato sopra di me.
La fica calda dentro di me.

venerdì 17 febbraio 2012

torrino

Cos'è il Paradiso...
E' sussurrare nell'orecchio di Bliana "ti amo" dopo averle sborrato dentro.

Alcuni "gironi infernali"...

Pinolina Zuzetti: quanti cazzi hai preso? quanti ne hai succhiati con ardore?
Uno, due, forse nessuno...tapina, ammosciatrice...che sciagura...

Dana: le rughe avanzano, come metastasi invadono il cervello e la vulva.
Una mummia con velleità.

Cubelli: molto male.
Il suo amore non corrisposto per Paterbaldi la strugge.
Fatti sotto Cubelli: succhiare Paterbaldi non è impossibile (c'è riuscita Noemi!)

Fabux: rimandato a settembre.
Anzi, rimandato per sempre.

A.r.: non pervenuto.
L'ultima volta era un semidio.
Può solo migliorare.

Beppino, Antoin, Patrizio Gucci: irrecuperabili.
Ristagnano nella palude della demenza.

La new entry Patrizio Gucci ci riserva molte sorprese.
Gite a Londra, denunce contro anonimi all' avvocato Volpi...

Tu, mio caro Paterbaldi, come vedi, non compari.
Incrocio tra Nietzsche e Pippo Franco, vaghi nel Limbo, come me.

Il Paradiso è al Torrino, a mezz'ora di strada.
Si può comprare, con un pezzo da cinquanta.

le amanti

Ana e Zana sono due ragazze che vendono deliberatamente il proprio corpo.
Non ritengono che una tale scelta sia immorale o lesiva di alcunchè.
Ritengono che morire di fame sia assai peggio.
Nel loro paese di origine, la Romania, facevano sudare la fronte e si spaccavano la schiena tutto il giorno per appena duecento euro al mese.
Un pezzo di pane, l'inverno, venticinque gradi sotto zero.
Ana deve mantenere due figli avuti con un poco di buono.
Non vuole più uomini nella sua vita.
Zana beve coca cola ghiacciata e anela lo stile di vita dell'europa occidentale.
Senza troppe cazzate però, tipo tatuaggi e silicone.
Educate e cresciute all'essenziale, perpetuano un'intelligenza spartana che scarta il futile dalla vita.
Quando una donna è giovane ha ancora il diritto di sognare.
Il sogno di tutte le ragazze è identico ad ogni latitudine.
Essere al centro del mondo.
L'attenzione e la cura di un uomo, possibilmente fedele.
Procreare, giusto per avere un giocattolo, come gli altri.
Un bel pò di soldi: per vanità, per sedurre e per dormire tranquille.

Poi si scopre che non si è mai al centro del mondo, al più in periferia.
Si scopre che la fedeltà degli uomini è una rarità.
Procreare: inessenziale, sopratutto quando si deve sopravvivere.
Solo il giudizio sui soldi resta invariato: per quanto li si possa disprezzare
non se ne può fare a meno.
E a tutti piace averne in abbondanza.

Ana e Zana in particolare fanno godere me.
Le amo.
Voglio godere con entrambe.
"Voglio godere con tutt'e due. Vi amo entrambe".
"Ma come facciamo?"
"Ciucciatemi il cazzo insieme. In ginocchio. Una a destra, una a sinistra.
Vi sborrerò sul viso, sulle lingue.
E poi vi pomicerò."

Le ragazze si guarderanno, sorridendo.

lunedì 13 febbraio 2012

la maschera

Ipotesi: Dio esiste e si camuffa.
Indossa la maschera del Diavolo per tutta una serie di ragioni intuibili.
Mettiamo che è un mascalzone: ma non vuole dimostrarlo.
A furia d'annoiarsi d'un tedio eterno, è diventato sadico: perciò deve tormentare qualcuno, cioè noi.
Terzo: ha preso gusto alla tortura e non può più far a meno di questa farsa, il "Male".
Quarto: non è in suo potere farla finita, levarsi di mezzo.
Quinto: mettiamo che un giorno venga finalmente smascherato e citato in giudizio da un tribunale umano.

Ecco le parole dei giudici:
Ce la siamo presa sempre con il diavolo, mettendolo in croce.
Ora finalmente sappiamo che il burlone, l'infame, eri tu.
Cosa hai da dirci, che non hai già detto, ingannando tutti, a cominciare da Giobbe?
La nostra condanna, l'unica possibile, essendo impotenti, sarà di non crederti più.

A questo punto Dio, sorridendo, replicò:
Fate come vi pare, la vostra condanna è leggera.
Anzi: mi eccita; e la vostra ribalderia mi piace.
Se aveste piegato all'infinito il capo ai miei arbitrii vi avrei cancellato già da un pezzo.
Non lamentatevi troppo: in fondo "siete"; o sarebbe stato meglio per voi non essere affatto?
Ora scusate: non avendo nient'altro da fare, devo occuparmi di voi.

Così dicendo andò via, coprendosi il volto con la maschera.

un saluto

La morte della negretta mi lascia indifferente.
Voglio invece dedicare un saluto a due persone care che non ci sono più.
I genitori di befy.
Premurosa e gentile con gli ospiti, la mamma fumava come una dannata e preparava tè squisiti.
La casa era semplice e pulita.
Il papà aveva dita che parevano tronchi.
Faceva il ferroviere.
Qualche anno fa gli prese il vizio di consumare la pensione con i videopoker.
Parlava poco e aveva il colorito bruno di un vecchio contadino arso dal sole.
Rimasto solo, si è addormentato anche lui per sempre.

Una famiglia unita, tanti sacrifici per crescere e dare un futuro dignitoso alle figlie.
Come fecero i genitori di mia madre.
Come fecero tutti, o quasi.

Addio cari.
Il vostro ricordo, gradevole come una brezza di primavera, si smarrisce presto, all'ora della sera.

sabato 11 febbraio 2012

un glande

Provate a immaginare la noia di un piccolo borghese di origini sicule.
Egli si stufa di tutto e presto.
Per sua disgrazia inoltre ha scoperto di nutrire dentro di sè una deliziosa repulsione verso tutti gli stimoli della cultura: la letteratura, l'arte, la poesia, la scienza, per lui equivalgono a patate marce.
La cultura lo annoia perchè non ha più niente da scoprire e da dire.
E se anche avesse qualcosa da dire, sarebbe comunque inutile.
A furia di avvizzimenti interiori questa creatura si accosta alla mondanità, il tanto spregiato regno in cui i suoi simili competono senza sosta.
Tuttavia egli non compete: assiste... e come un parassita attinge vitalità da questa dimensione spettrale e seducente.
Il vuoto che egli trova in essa lo alleggerisce, seppur brevemente, del peso della noia e perciò gliene è riconoscente.
Mentre gli altri credono che questo vuoto sia sostanza, egli capovolge ogni sostanza in vuoto.
Egli sceglie deliberatamente l'alienazione.
La coltiva, come tutti i suoi vizi.
Sa che l'alternativa è una "verità" brutta.
E inoltre sa, ridendo in faccia a psicologi e situazionisti, che tutto, proprio tutto... è alienazione!
Il risultato è sempre identico: scegliete una balla qualsiasi e scappellate il glande al momento giusto.

Di vuoto in vuoto, senza stancarsi mai, colma la sua esistenza.
Oggi lo vedrete nei panni del boia, domani in quelli dell'esecutato.
Giunto al patibolo, senza vergogna alcuna, dirà infine:
"Sono mondo"

venerdì 10 febbraio 2012

labulus

Babo Baldracchi è uno studente di esoterismo.
Si accanisce nel credere al diavolo, alla metempsicosi e ad altre cappellate simili.
I suoi innumerevoli tentativi di parlare con i fantasmi, di invocare Satana, falliscono sistematicamente e miseramente.
Un giorno il diavolo, provando pena per questo giovane fanatico e ostinato, decide di andare a trovarlo per fare quattro chiacchere.
"Baldracchi?"
"Si?"
"Salve. Sono il diavolo. Visto che è da una vita che mi cerchi, ho deciso di concederti il piacere di conoscermi."
"Allora esisti! E la coda? le corna?"
"Paccottiglia medievale...Ti concedo quattro domande: perciò scegli bene mio giovane amico."
Babo si accarezza il mento e comincia.
"Perchè esisti?"
"Non lo so".
"Dio esiste?"
"Non lo so. Ma non credo".
"L'inferno esiste?"
"No. L'unico inferno è la vita. Ma se sai spassartela non è poi così male."
"L'anima esiste?"
"No. Chiamate anima l'elettricità che solletica le vostre smorfie."
"Cazzo! Ho finito le domande!"
"Peggio per te mio giovane amico. Posso farti io adesso una domanda?"
"Certo".
"Perchè voi umani mi pregiate della vostra fede? Io non ve ne ho mai chiesta una, a differenza di Dio".
Babo riflette un pò. Poi risponde.
"Perchè il Male è evidente. La sua esistenza è un fatto. Mentre il Bene è...labile."
"Anche io sono labile."

Così dicendo il diavolo scompare.
"Si è dileguato, assieme alle sue parole.
Forse posso trarne un principio..." pensò il giovane.

giovedì 2 febbraio 2012

il patto

Ilario Patucchi è un quarantenne senza fregna.
Anni or sono ebbe una fugace relazione con una ex compagna liceale, la quale,
dopo aver bevuto il suo seme, lo abbandonò per sposare un altro uomo, forse più aitante.
Da quel momento Ilario si dedicò con indulgenza all'onanismo, per circa nove anni.
Non gli pesava molto darsi piacere da sè, si era abituato così, quasi con rassegnazione,
anche se ogni tanto l'impulso carnale lo spingeva a goffi tentativi di "rimorchio",
nella specie di qualche "zecca", ossia giovani studentesse di sinistra della provincia di Roma.
Le "zecche" per lo più ignoravano le avances di Ilario oppure lo eludevano attraverso
un'amicizia estemporanea e di forma, due sorrisi, una birra e tanti saluti.
Poi un giono Ilario incontra il diavolo, camuffato nei panni di un piccolo borghese siciliano.
I due diventano amici e il diavolo, attraverso teorie razionaliste ed esempi concreti, spinge ben presto Ilario a condotte "immorali", quali la frequentazione (con annessa consumazione di rapporti carnali) di giovani prostitute provenienti dall'est europeo.
In particolare Ilario, a furia di seguire le laide orme del diabolico siciliano, conosce e s'infatua
di una certa Bliana, una graziosa diciottenne rumena che vende il proprio corpo per cinquanta euro.
Ilario, in preda a un ardore mai provato prima, corteggia con tutti i mezzi la ragazza con il fine di farne la propria compagna.
Purtroppo non vi riesce: la ragazza preferisce la libertà perversa del meretricio piuttosto che legarsi ad un uomo comune...
Affranto, Ilario non si rassegna: va dal diavolo e gli propone un patto.
Per quella ragazza rumena, così bella e dal seno candido, morbido e generoso, egli è disposto
a perdere l'anima.
Il diavolo accetta.
E così finalmente il sogno di Ilario si realizza: la rumena lo sposa e i due vivono un amore
reale e intenso...
La ragazza rimane incinta e dà alla luce un bimbo meraviglioso.
Passano gli anni e infine, ormai anziano, Ilario muore.
Riapre gli occhi e si ritrova dinanzi l'antico amico, il diavolo.
"Sono pronto..." dice, con voce solenne.
"Seguimi allora".
"Qualunque cosa mi attenda voglio comunque ringraziarti.
Grazie a te ho avuto la felicità.
Ho avuto tutto ciò che desideravo. Sopratutto ho goduto.
Senza una donna l'anima è inutile. Il vero inferno sarebbe stato farsi le pippe..."

lunedì 23 gennaio 2012

una teoria

Piccola teoria del destino.
Il destino concerne e seduce i perdenti, al massimo coloro che decadono con l'eleganza
degli stoici.
Chi è ricco e bello, e sopratutto sano, un alby o un b. ad esempio, penserà esclusivamente a fottere belle donne e spassarsela senza mai preoccuparsi o incupirsi del domani.
Quando il sole arride il domani non esiste.
Esiste un presente che si rinnova quasi con l'esattezza dell'eternità.
Scoprire che l'eternità del piacere è un'illusione -e per questo rinnegarlo- può sgomentare spiriti viziati, non già nature sane, poichè queste ultime, nella loro non curanza del proprio piacere, non fanno altro che perpetrare il comune impulso mammifero.
Buddha scoprì il dolore e la morte e deluso infangò il piacere.
Imbecille infinito!
Interrogare il meccanismo vitale è già un sintomo di decadenza, di morbosità senza via d'uscita.
Non c'è via d'uscita, dissipate il piacere sull'altare del presente se ne siete all'altezza o estinguetevi senza clamore.
Gli scheletri viventi, i mortificatori, gli anemici: ecco coloro a cui serve un destino.

Il miglior destino è non aver destino.